di Enzo Beretta
Non si ferma l’inchiesta della Procura della Repubblica di Perugia sui maltrattamenti subitì dal bimbo nigeriano di un anno accompagnato il 15 maggio 2022 al pronto soccorso «in stato di ipotermia e arresto cardiocircolatorio» e riportato miracolosamente in vita dai medici. Il pubblico ministero Mara Pucci ha chiesto al gip Natalia Giubilei una proroga di sei mesi alle indagini a causa della «particolare complessità delle stesse» sulle quali «sono in corso gli accertamenti».
CRONACA DI UNA GIORNATA DRAMMATICA
Tre indagati Insieme alla mamma del bambino, indagata per maltrattamenti, lesioni e abbandono di minori, la magistratura accusa di lesioni gravi una coppia di amici della donna, «custodi e affidatari di fatto del minore», «totalmente incapace di provvedere a se stesso, di alimentarsi e di deambulare», perciò «bisognoso di massima cura e attenzione in ragione della tenerissima età». Sono stati loro – secondo il pm – a provocare al piccolo «lesioni personali gravissime», ferite e fratture considerate «esiti di un evento sicuramente traumatico» tenuto oscuro agli inquirenti. Dalle indagini finora portate avanti nel massimo riserbo dalla squadra mobile (diretta dal vicequestore Gianluca Boiano) emerge che la madre del bambino che aveva affidato il piccolo ai due amici «per il fine settimana» si è «autoaccusata falsamente» e ha «dichiarato falsamente» di essere stata «presente all’interno dell’abitazione insieme al bambino al momento del malore» a casa della coppia.
Nessun malore Sarebbero stati i due, però, stando a quanto emerso, a «cagionare al minore un trauma cranico commotivo, frattura longitudinale dell’osso parietale sinistro, sottile rima di frattura parietale destra con falda ematica subgaleale frontoparietale sinistra e tumefazione dei tessuti molli in sede frontale destra, nonché emorragia retinica nel settore nasale dell’occhio destro». «Esiti di un evento sicuramente traumatico – avrebbero rivelato le consulenze medico legali – la cui concreta dinamica veniva scientemente mantenuta oscura».
La testa immersa nell’acqua Nonostante l’«evidenza della gravità delle condizioni del minore che appariva incosciente e inanimato – ricostruisce la Procura – sono state assunte «iniziative improvvide e inadeguate» come quella di «immergere il capo del bambino nell’acqua», azione che ha provocato nel piccolo un «arresto cardiocircolatorio con grave ipotermia quale effetto di un quadro subasfittico da inalazione di acqua, da cui derivava una grave encefalopatia ipossico-ischemica» e una «severa depressione dell’attività bioelettrica cerebrale». Il minore – si legge – è stato posto in «grave e persistente pericolo di vita». Si è salvato ma gli è stata «cagionata una malattia certamente insanabile e la perdita dei sensi, della favella e dell’uso degli organi», insieme alla «compromissione totale e irreversibile delle capacità cognitive e motorie».
