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L'uomo ha confessato tutto al gip

di Francesca Marruco

Aveva pianificato già tutto. Martedì sera è uscito di casa con l’intento di uccidere. In tasca aveva delle lame di taglierino che potrebbe aver usato contro i suoi figli. E in una lettera che i carabinieri hanno trovato nel suo appartamento ha lasciato scritto:«Ho fatto la cosa giusta ad ammazzare». Dalla missiva in cui parla del suo intento omicida non si capisce bene se voleva uccidere la moglie o i figli, quel che appare certo però è che lui doveva sapere che la donna lavorava in pizzeria e in casa c’erano solo i  bambini. Erano già in piagiama, pronti ad andare a dormire. Invece hanno aperto al padre, nonostante la madre avesse detto loro di non farlo, e sono stati ammazzati nel peggiore dei modi .

Premeditazione  Per l’agghiacciante dichiarazione d’intenti e per le lame, ritrovate in parte sotto ai cadaveri e in parte nelle tasche dei suoi pantaloni, adesso la procura di Perugia gli contesta l’omicidio premeditato. Il 44enne Mustapha Hajjaji è ricoverato all’ospedale di Perugia, ma respira da solo ed è vigile. Deve comparire davanti al gip  e spiegare il perché del suo gesto. Se la sua intenzione fosse realmente uccidere la donna, o i figli.

La lettera   Nella lettera che i carabinieri hanno trovato nella sua casa di Città di Castello l’uomo infatti parla del suo risentimento verso la moglie, del fatto che secondo lui l’avesse tradito. Del suo odio e del suo rancore verso di lei. Della sua volontà di uccidere. Ma anche di uccidersi. Come poi effettivamente ha provato a fare, prima di cercare, in un ultimo momento di disperazione, aiuto dalla ex compagna.

Come una schiava  Naoual Belgotte non si dà pace per quanto successo. E’ ancora imbottita di tranquillanti perché non può provare questo dolore così grande da lucida. Ma mercoledì si è fatta forza e ha parlato con gli inquirenti: gli ha raccontato che Mustapha in casa  la trattava «come una schiava» e di come avesse con lei un «comportamento sempre violento, anche davanti ai bambini». Con loro però, sempre secondo quanto riferito dalla donna, Hajjaji era diverso: era premuroso e «molto attento». Ma ultimamente lei aveva avuto troppa paura e non era più sicura neanche di questo: prima di uscire martedì sera infatti ai figli ha detto di non aprire a nessuno. Neanche a papà.

La denuncia e la ferita  Si perché prima di andarsene dalla casa in cui avevano vissuto insieme e avevano avuto due figli, Mustapha non l’aveva solo minacciata di morte, stavolta l’aveva ferita con un coltello. E lei, il referto dell’ospedale, lo aveva allegato alla denuncia che ha fatto ai carabinieri neanche un mese fa. Poi il tempo di organizzarsi e se n’era andata con i bambini, sperando di offrire loro una vita migliore.

L’INTERA NOTTE DELLA TRAGEDIA. LA FOTOGALLERY

LE SALME DEI PICCOLI : IL VIDEO

La convalida sabato Intanto i pubblici ministeri che si stanno occupando del caso, a Mario Formisano, di turno la sera della tragedia, è stato affiancato Massimo Casucci, titolare del fascicolo scaturito dalla denuncia di Naoual, su cui la magistratura sta effettuando un approfondimento per verificare se è stato fatto tutto il possibile, hanno chiesto la convalida dell’arresto del manovale marocchino e l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere al gip Luca Semeraro. L’udienza si svolgerà sabato con l’interrogatorio che si svolgerà nell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. Venerdì invece verrà conferito l’incarico per l’autopsia al medico legale Sergio Scalise che eseguirà l’esame in giornata. Subito dopo si svolgerà una piccola cerimonia di commemorazione dei bambini.

Il video della sera dell’omicidio

L’autopsia Forse a quel punto sarà possibile capire se Mustapha ha usato anche le lame che si era portato da casa per ferire i suoi due figli, o solo il coltello da cucina trovato in casa della ex compagna e repertato dai carabinieri della scientifica del nucleo investigativo di Perugia. Allo stesso modo con l’autopsia sarà possibile sapere se quella corda trovata in bagno vicino ai corpi dei fratellini, Mustapha l’abbia usata contro di loro.

Amore e odio  Perché quell’uomo che i vicini definiscono timido ma premuroso con i figli possa aver deciso di ucciderli, e di farlo in questo modo agghiacciante, ha sicuramente a che vedere con i sentimenti di amore e odio che provava per la ex compagna. ‘Ti amo’ le ha lasciato scritto col sangue. Ma ugualmente voleva farla vivere secondo le sue regole, da reclusa. Se fosse stato per lui non sarebbe andata neanche a lavorare. Invece Naoual voleva una vita diversa.

Il velo  Nel maggio del 2010, nonostante poi abbia ritirato la querela, la donna diceva che il compagno la minacciava di morte anche davanti ai figli. La minacciava perché voleva indossasse lo hijab, il velo, e vestiti lunghi. Al posto dei pantaloni. Che a volte le aveva anche tagliato.

La speranza tradita  Il mese scorso, quando invece dei pantaloni, Mustapha ha tagliato lei, Naoual ha preso una decisione. Andare via e cambiare vita. Per non permettere più a quell’uomo di imporle il suo stile di vita e per sottrarre i piccoli Jihane e Ahmed alla sua prepotenza. Glielo aveva detto ai piccoli «Non aprite la porta neanche a papà». Quella donna temeva, per questo  voleva far crescere i suoi figli in maniera diversa. In una maniera che forse il padre potrebbe aver creduto troppo occidentale.

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