Braccio di ferro sulla competenza territoriale nel procedimento davanti al gup di Perugia Giorgio Margheri a carico di un uomo di 37 anni accusato di pornografia minorile e ritenuto responsabile di avere adescato su Snapchat quattro ragazzine di 8, 11, 13 e 14 anni. Questa mattina sono state depositate memorie dalla difesa e dalla parte civile. Il giudice si è riservato la decisione e ha rinviato l’udienza al 12 novembre.
Competenza La questione centrale riguarda il tribunale chiamato a occuparsi del procedimento. Secondo la difesa dell’imputato la competenza territoriale sarebbe del tribunale di Venezia, area in cui vive il 37enne. Il pubblico ministero ha condiviso l’eccezione di incompetenza. Le parti civili, invece, insistono per il rigetto dell’eccezione e per la permanenza del procedimento davanti al tribunale di Perugia.
Accuse L’uomo è accusato di avere contattato le minorenni attraverso Snapchat e di averle indotte a produrre materiale sessualmente esplicito. Secondo la ricostruzione della Procura avrebbe spinto le ragazzine a realizzare fotografie e video in cui comparivano nude, in atti di autoerotismo o con le parti intime esposte.
Minorenni Negli atti viene indicato che una giovane di 11 anni avrebbe prodotto e inviato all’imputato quattro video sessualmente espliciti. Dalla 13enne l’uomo avrebbe ricevuto due video e tre foto, dalla 14enne sette foto e un video, mentre da una bambina che all’epoca dei fatti aveva otto anni quattro foto. Nei confronti di un’altra persona offesa di 13 anni – si legge nel capo d’imputazione – l’imputato si sarebbe spacciato per un ragazzo di 16 anni, inducendola a produrre e inviare materiale pornografico e intrattenendo con lei conversazioni su WhatsApp dello stesso tenore.
Denuncia I fatti contestati risalgono al 2024. A innescare il procedimento è stata la denuncia presentata nel maggio 2025 dalla madre della bambina di otto anni. Nell’atto di costituzione di parte civile l’avvocato Luisa Manini ricostruisce che l’imputato, attraverso i social network, avrebbe contattato la minore inducendola, anche mediante minacce, a produrre e inviare materiale fotografico a sfondo sessuale. La bambina – secondo quanto riferito dalla madre – avrebbe raccontato in lacrime di essere stata contattata su Snapchat da un presunto ragazzo di 16 anni e di essere stata costretta a inviare più volte fotografie intime sotto la minaccia di essere rintracciata tramite un presunto «amico poliziotto».
Danni Per la parte civile la condotta contestata avrebbe avuto un impatto grave sulla minore. Nell’atto viene indicato un «danno biologico di natura psichica», con sintomi ansioso-depressivi, irritabilità, incubi notturni, paure e una frase allarmante attribuita alla bambina: «Voglio morire». Per questo – viene spiegato – sarebbe stato avviato un percorso di psicoterapia.
