di Massimo Colonna

Accolte le richieste della difesa e scarcerazione per Roberto Lo Giudice. Questa la decisione del tribunale del Riesame di Perugia che ha dunque annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata lo scorso 30 marzo a Roberto Lo Giudice, accusato di omicidio volontario, occultamento o soppressione di cadavere per la morte della moglie Barbara Corvi, scomparsa il 27 ottobre 2009 da Amelia.

LE IPOTESI SUL MOVENTE

La decisione La notizia è stata anticipata dal giornalista Klaud Davi, che segue il caso. L’uomo tornerà quindi libero. I giudici hanno accolto l’istanza della difesa dell’indagato, rappresentata dai legali Giorgio Colangeli e Cristiano Conte, nell’udienza che si è svolta martedì. Istanza che aveva trovato l’opposizione del procuratore capo di Terni, Alberto Liguori, che coordina le indagini portate avanti dai carabinieri.

Le motivazioni Nel dispositivo, notificato il 22 aprile dal Tribunale del riesame, i giudici dunque accolgono «l’impugnazione proposta nell’interesse di Lo Giudice Roberto e, per effetto, dispone la immediata liberazione dell’indagato». Le motivazioni della decisione verranno depositate entro 45 giorni.  

Parla Lo Giudice Roberto Lo Giudice, a seguito della scarcerazione, ha rilasciato poi una dichiarazione al giornalista Davi. «Questa vicenda – spiega – ci ha colpito molto a tutti, in particolare me e i miei figli tutti. Sono dodici anni che non hanno fatto altro che puntare il dito contro un marito onesto e lavoratore, infangando la mia persona in tutti i modi. Fatto resta che a me è scomparsa una moglie che amo e ho sempre amato, rispettato e voluto bene. Non smetterò di chiedere giustizia. Come ben si nota la giustizia ha fatto il suo corso e chiederò con tutte le mie forze che si faccia piena luce su questa vicenda triste che ci ha colpito, senza escludere nessuno. Non sono un assassino, come sono stato dipinto. Non sono un mafioso e non appartengo a nessuna famiglia di ‘Ndrangheta. Sono Roberto Lo Giudice, un padre di famiglia, un uomo onesto che ha
pagato fino a ieri le tasse, quindi è un mio diritto chiedere giustizia per tutto. Avete messo a rischio non solo la mia vita e la mia famiglia , ma anche una famiglia che fino a ieri ha lottato in aula di tribunale e oggi continuano a lottare contro ogni tipo di mafia e ingiustizia, lavorando onestamente. Per ultimo chiedo di essere lasciato in pace e che la giustizia faccia il suo corso».

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