di Francesca Marruco
Si nascondeva in un lussuoso appartamento di una coppia di anziani amici vicino piazza Navona, che non sapevano nulla dell’omicidio, Giovanni Miceli, il 68enne arrestato venerdì a Roma per l’omicidio della moglie Olga Duninae per occultamento di cadavere,rinvenuto il 18 giugno in uno scatolone nei pressi della stazione ferroviaria di Spello in via Pasciana. Quando i carabinieri del nucleo investigativo di Perugia, guidati dal maggiore Giovanni Rizzo, sono arrivati nella casa in questione, lo hanno chiamato per nome e lui, senza opporre alcuna resistenza, gli ha detto: «So chi siete, per cortesia non dite nulla ai miei amici che non sanno niente».
I prelievi Alla casa in cui si nascondeva, i militari del comando provinciale di Perugia, diretti dal colonnello Angelo Cuneo, sono risaliti grazie al monitoraggio del postamat di Miceli. Secondo quanto riferito dallo stesso comandante in una conferenza stampa che si è tenuta sabato mattina, un prelievo era stato effettuato il primo luglio scorso a Roma, ma i militari non erano potuti risalire a lui perché erano stati allertati in ritardo. Il pm Mario Formisano che ha coordinato le indagini ha dunque disposto che il postamat venisse bloccato al successivo prelievo. E così è stato. La segnalazione è arrivata venerdì mattina alle 9.45 ai carabinieri: la tessera di Miceli era stata usata in un Postamat di Prima Valle. Anche grazie alle riprese delle telecamere di sicurezza, i carabinieri hanno isolato i frame in cui era stato usato individuando due donne.
VIDEO: LUOGO DEL RITROVAMENTO – SALMA PORTATA VIA
La badante Una delle due donne è stata trovata grazie a persone del quartiere che l’hanno riconosciuta nei fotogrammi mostrati dai militari. Individuata la sua abitazione, hanno scoperto che era sata lei, insieme all’anziana madre, che lavora come badante in casa degli amici di Miceli, a tentare un prelievo col postamat del ricercato. E’ stata l’anziana poi a raccontare ai carabinieri di come quel ‘Gianni’ ospite dei suoi datori di lavoro le aveva chiesto di fare un prelievo con la sua carta. Ed é stata sempre lei ad indicare ai militari l’esatta ubicazione dell’appartamento. Stando a quanto riferito dagli inquirenti, Miceli aiutava questi amici facendo dei piccoli lavoretti in casa, ma non gli avrebbe rivelato il motivo vero della sua fuga.
LA SODDISFAZIONE DEI SINDACI DI SPELLO E FOLIGNO
La latitanza Avrebbe infatti raccontato di essere a Roma perché aveva degli appuntamenti con un dentista per dei problemi ai denti, e fare avanti e indietro da Foligno sarebbe risultato scomodo. In tutto questo periodo, non ha mai cercato i suoi due figli, avuti dalla precedente moglie, che pure vivevano a Roma. Sempre secondo quanto riferito dai carabinieri, Miceli aveva anche una denuncia risalente al 1989: quella volta fu la prima moglie a raccontare come l’uomo l’aveva minacciata con un fucile da caccia.
FOTOGALLERY – LE INDAGINI DEL RIS
Braccato I carabinieri del nucleo investigativo del reparto operativo di Perugia, insieme ai colleghi della compagnia di Foligno, avevano da subito indirizzato le loro ricerche dell’omicida verso la capitale perché lì era stato localizzato per l’ultima volta il suo cellulare. Ma per l’omicidio della badante ucraina c’è anche un altro indagato: un tunisino che aveva aiutato Miceli a disfarsi del cadavere. L’uomo era stato rintracciato dai carabinieri pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo e ai militari aveva confessato di aver aiutato Miceli a portare via uno scatolone in cambio di 50 euro. L’odore tremendo che si sentiva Miceli lo aveva giustificato dicendo che c’erano delle lenzuola sporche di urina di anziani. I due erano stati immortalati da una telecamere di sicurezza della via dell’appartamento in cui Olga è stata uccisa, mentre, di primissima mattina, aiutati da un carrellino, caricavano lo scatolone in un furgone.
Perché? Adesso resta da capire perché un uomo è arrivato ad uccidere in quel modo la propria moglie. Incomprensioni e motivi passionali i motivi ritenuti più probabili dagli inquirenti. I vicini, che dividevano con loro la casa famiglia, hanno detto che litigavano molto e che spesso sentivano la donna piangere. A Miceli arriva poi l’appello «a fare piena luce» da parte di Nicodemo Gentile e Antonio Cozza, avvocati dei figli della vittima. In una nota i due chiedono che l’arrestato «dica tutta la verità – scrivono – sul movente di questo terribile omicidio, sulla dinamica e sui soggetti che hanno comunque favorito la sua condotta anche post-delitto. Abbiamo comunicato l’arresto del Miceli ai figli della signora Olga, i quali da subito hanno manifestato piena fiducia nel lavoro della procura di Perugia, a cui, insieme agli investigatori, vanno i complimenti per la loro importante attività d’indagine». L’uomo, arrestato venerdì pomeriggio nella capitale, è stato poi trasferito nel carcere perugino di Capanne. Adesso per lui verrà fissato l’interrogatorio di garanzia. In cui forse racconterà perché e come ha ucciso Olga, massacrandole la testa con un corpo contundente.
