L’ultima indiscrezione sulle cause della morte di Svetlana Kovchinikova, la 57enne russa trovata cadavere il 14 giugno 2010 ad una fermata dell’autobus di via Cortonese, la vuole morta per una serie di concause tra cui il soffocamento. La circostanza sarebbe contenuta nella seconda relazione autoptica commissionata dalla Procura di Perugia alla dottoressa Laura Paglicci Reattelli.
La prima perizia Il medico legale Sergio Scalise che aveva redatto la prima perizia aveva concluso che Svetlana era morta in seguito a complicazioni alla broncopolmonite che aveva. Che aveva subito violenza sessuale, il medico aveva individuato delle lesioni, non in concomitanza però della morte. Per il medico legale Sergio Scalise, che con la sua relazione aveva determinato l’uscita dal carcere dell’ex marito della donna Dante Brunetti, arrestato per omicidio, sosteneva che la donna viveva in uno stato di abbandono, trascuratezza e violenze fisiche e che, non era stata soccorsa quando il giorno prima di morire aveva iniziato a sentirsi male.
Nuovi elementi? Adesso, questa nuova relazione autoptica potrebbe sparigliare le carte in tavola che fino ad ora parlerebbero di una donna portata già morta o in fin di vita alla pensilina dell’autobus. Anche se i consulenti di parte dei due indagati, l’ex marito Dante Brunetti e un ucraino, non concordano sulla tesi del soffocamento. Brunetti, difeso dagli avvocati Lino Ciaccio e David Furia, era rimasto in carcere 101 giorni proclamandosi sempre innocente. In un primo momento gli inquirenti pensavano di aver trovato capelli di Svetlana nella sua auto, invece venne fuori che erano peli di cane. L’ucraino che aveva affittato casa a Svetlana negli ultimi giorni in vita è assistito dall’avvocato Giuseppe Innamorati ed è indagato per abbandono di incapace. Anche lui si dice innocente.

