di Ivano Porfiri
Sono già decine i cittadini che si stanno rivolgendo alle associazioni di consumatori per chiedere indietro i soldi pagati dopo le multe prese dagli autovelox «imboscati» lungo la E45. La procura di Forlì nei giorni scorsi ha iscritto nel registro degli indagati 40 persone tra amministratori pubblici, dipendenti e titolari di alcune aziende incaricate del servizio di rilevamento della velocità. Sotto esame 45 mila verbali.
Ricorsi immediati «Solo stamattina sono venuti diversi cittadini a chiedere consiglio: a loro ho detto che bisogna muoversi subito perché c’è speranza di riavere quello che pare è stato tolto illegittimamente», sostiene Alessandro Petruzzi, presidente Federconsumatori della Provincia di Perugia. Petruzzi distingue due casi diversi. «I cittadini che hanno preso la multa e non hanno ancora pagato devono assolutamente inoltrare un ricorso non solo al giudice di pace, ma anche al prefetto chiedendo la sospensiva del procedimento con una dichiarazione come “cittadini interessati” che citi l’indagine in corso. Questa lettera può essere aggiunta anche in caso il ricorso sia stato presentato ma non ancora discusso». Secondo Petruzzi, «quantomeno la sospensiva i prefetti devono darla».
Speranze per chi ha già pagato Il secondo caso è quello di chi ha già pagato, come nel caso del cittadino che stamane si è rivolto a Federconsumatori dopo aver sostenuto anche il corso per il recupero dei punti tolti. «Nemmeno per loro è tutto perduto – afferma Petruzzi – perché l’indagine che è stata aperta potrebbe dimostrare come le multe siano state fatte illecitamente, con gli autovelox occultati o taroccati». Quindi, in questo caso, l’associazione consiglia, piuttosto che un ricorso puro e semplice, di preparare una lettera da inviare a prefetto e sindaco del Comune che ha elevato la sanzione (Roncofreddo e Verghereto, quelli per ora sotto indagine) diffidandoli , in caso il procedimento finisse con l’accertamento delle responsabilità, affinché vengano restituiti soldi e punti con tanto di interessi e danni. «Sui T-Red (le macchinette che scattano foto ai semafori, oggetto di numerose indagini per illeciti nell’accertamento e nella notifica delle multe, ndr) abbiamo avuto dei risultati in questo modo», dice Petruzzi.
No class action ma azione collettiva Secondo Federconsumatori ciò che non è percorribile è la strada della class action. «La legge italiana chiude le porte in queste situazioni – spiega Petruzzi – ciò che invece andrebbe fatto assolutamente è un’azione risarcitoria collettiva. Certo, se viene il singolo noi lo aiutiamo per il suo caso, scrivendo le lettere di cui sopra, ma se si agisse in gruppo con un’azione risarcitoria si avrebbe di certo più voce quando verrà aperto il procedimento. Intanto, comunque, facendo questi passi il cittadino si iscrive a una lista di creditori e attiva una procedura per il recupero dell’importo delle multe e dei danni».

