Le armi sequestrate in occasione degli arresti

di Francesca Marruco

Una doppia vitta fatta di sesso e denaro di cui i genitori non dovevano sapere nulla. Per questo una trentenne di Assisi avrebbe incaricato tre uomini di effettuare una spedizione punitiva nei confronti di un quarto. Quello che si era invaghito di lei a tal punto che voleva smettesse di stare anche con altri.

Quattro in carcere La donna è finita in carcere insieme ad altri quattro con le accuse, a vario titolo, di rapina, danneggiamenti e lesioni, all’alba di martedì mattina. I particolari dell’operazione sono stati resi noti  in una conferenza mercoledì mattina in questura dal vicequestore Romualdo De Leonardis. Oltre alla donna, già interrogata mercoledì mattina in carcere dal gip Carla Giangamboni che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare, sono finiti in cella tre uomini di Viterbo e uno spoletino. Quelli di Viterbo sarebbero coloro che hanno messo in atto una prima spedizione punitiva e ne stavano per fare una seconda. L’uomo di Spoleto invece l’avrebbe aiutata e le avrebbe dato dei soldi per pagare i picchiatori.

L’aggressione Tutto è partito da un’aggressione avvenuta ai danni di un commerciante bastiolo il 28 dicembre scorso: due uomini armati di spranghe lo hanno ferito e gli hanno quasi distrutto la macchina, un’Audi Q7, e gli hanno rubato otto mila euro mentre era nel parcheggio seminterrato di un centro commerciale insieme ad una donna. Inizialmente non si capisce il motivo dell’aggressione, poi nel prosieguo delle indagini, la figura della donna assume il ruolo di mandante del raid.

L’altro uomo E a rivelarlo alla polizia è un quinto uomo, anche lui legato alla donna. Lo stesso uomo che dice loro come in una occasione, il commerciante aggredito aveva «picchiato» la donna nell’attività commerciale di famiglia e aveva preteso che lei gli desse 20 mila euro. Dopo questo episodio, lei «determinata e vendicativa», avrebbe deciso per la spedizione. Per «farlo andare via dall’Umbria».

La mandante Secondo quanto ricostruito dagli uomini del commissariato di polizia di Assisi, era stata la donna, insieme ad un imprenditore spoletino a ingaggiare tre uomini viterbesi per portare a termine l’aggressione al costo di 12mila euro. Sei mila euro consegnate prima, altri sei mila a lavoro fatto. Lo scrive anche il gip nell’ordinanza che la donna aveva raccontato come «era diventato assillante e minacciava di raccontare la sua ‘doppia vita’ ai genitori. Per tale motivo era intenzionata a fargli ‘dare una lezione’ da certi suoi conoscenti, che avrebbe fatto arrivare da Roma il 28 dicembre».

I tre moschettieri L’aggressione di fine dicembre però non avrebbe sortito gli effetti sperati e per sventare la minaccia, la donna avrebbe dato un nuovo mandato ai «tre moschettieri» di Viterbo, come si definivano loro stessi, sborsando questa volta 18 mila euro. Anche in questo caso nove mila prima e l’altra metà solo a lavoro fatto. Visto però che la seconda aggressione non si materializzava, la donna, anche grazie all’imprenditore spoletino arrestato, avrebbe tentato di ingaggiare anche un buttafuori per «scocciare tutte le ossa» all’uomo che lei chiamava «cinghiale».

Gli arresti Lunedì notte gli arresti eseguiti in collaborazione con la squadra mobile di Perugia e Viterbo. «Per fortuna ci avete fermato, altrimenti ci saremmo ficcati in un guaio ancora più grosso» avrebbe detto agli investigatori uno dei picchiatori laziali. Nelle loro abitazioni sono stati ritrovati coltelli, una spada, un machete, da samurai e gli abiti e i passamontagna usati nell’aggressione.

Interrogatorio in carcere Intanto nel carcere di Capanne mercoledì mattina sono iniziati gli interrogatori di garanzia. Nello specifico, la donna, assistita dall’avvocato Marco Brusco, è stata interrogata dal gip e secondo quanto riferito dallo stesso legale, avrebbe «chiarito la vicenda». La trentenne infatti  ha risposto alle domande del gip. «La mia assistita – ha spiegato il difensore – si considera vittima e non carnefice». Il legale ha sottolineato che «nessuna contestazione è stata formulata riguardo alla prostituzione», su cui la polizia sta facendo accertamenti, forse anche fiscali, sui presunti clienti.