di Fra. Mar.
Per l’accusa avrebbe intascato oltre 10 mila euro che alcune persone avevano versato per sanare le loro posizioni debitorie. E per trasferire i soldi dall’ufficio notifiche ed esecuzione dei protesti si sarebbe avvalsa dell’aiuto del marito, anche lui adesso finito a processo. I due, difesi dai legali Luca Maori, Donatella Donati e Delfo Berretti, si sono semrpe dichiarati innocenti, ma il gup Andrea Claudiani alla fine ha accolto la ricostruzione dell’accusa, sostenuta in aula venerdì mattina dal pm Gemma Miliani, che ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi. Il giudice alla fine li ha rinviati a giudizio per le accuse di peculato e ricettazione, mentre li ha prosciolti per il falso ideologico.
Peculato Precisamente, l’accusa di peculato, messa nero su bianco nel capo d’imputazione dal pm Manuela Comodi, e mossa solo all’ufficiale giudiziario è la seguente: «Quale capo dell’ufficio notifiche ed esecuzione protesti della sezione distaccata del tribunale di Assisi, quale pubblico ufficiale, avendo avuto per ragione del suo servizio, il possesso o comunque la disponibilità di somme di denaro corrispostale da persone soggette a procedure esecutive del tribunale, quindi da persone intenzionate ad onorare i debiti contratti, se ne appropriava».
Ricettazione Al marito invece era contestata la ricettazione: «perché sostituiva o trasferiva somme di denaro in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa». Contro i due imputati si sono costituite parte civile 22 persone. Tra i legali che le rappresentano c’è anche l’avvocato Pietro Gigliotti.
