di Mar. Ros.
È una comunità scossa e triste quella che si è svegliata domenica mattina ad Arrone, all’indomani di un dramma umano e sociale, un paese triste che si ritrova a piangere due vittime di un disagio individuale che diventa collettivo in una realtà piccola in cui ci si conosce tutti. Il parroco durante l’omelia, nella chiesa di Santa Maria Assunta: «Molti staranno pensando che forse si poteva fare di più e allora facciamo sì che questo sia il momento della conversione, c’è bisogno dell’apertura di nuove vie di solidarietà, ma anche di riflessione». Il sindaco: «Il tragico sabato vissuto ieri ha segnato tutti, non rimarremo indifferenti».
Dramma ad Arrone Il paese, da quanto si apprende, non avrebbe voltato le spalle o chiuso gli occhi davanti ai bisognosi, semplicemente non ha avuto il tempo di concretizzare la volontà solidale: l’orgoglio e il peso della dignità nei due 40enni che si sono tolti la vita sabato, a distanza di poche ore uno dall’altro, ha avuto il sopravvento. Per il 43enne che si è gettato dalle mura del borgo, già da alcuni giorni erano in corso interlocuzioni tra il sindaco Loreto Fioretti e il parroco Don Davide Travagli per una nuova sistemazione abitativa visto che la sua casa era finita all’asta, ma non era stato lui a chiedere direttamente aiuto, lo aveva fatto una familiare al posto suo: «Gli avevo proposto delle soluzioni – dice visibilmente provato il prete al termine della messa domenicale – ma aveva tergiversato, diceva si sarebbe arrangiato; credevo facesse passare del tempo, non mi aspettavo un simile gesto». Alle spalle svariati problemi, probabilmente mai superati e il parroco: «La sua casa era forse l’unico appiglio di dignità che percepiva anche se qui ad Arrone ha sempre trovato accoglienza dalla sorella ma anche da molta altra gente del posto».
Santa Maria Assunta Meno noto ma vicino alla parrocchia anche il 45enne che si è ucciso nel piazzale di fronte alla sua abitazione nella frazione di Colleporto: «Era di Ferrara come me – dice Don Davide con un sorriso triste – l’ho conosciuto andando a benedire la sua casa e ho conosciuto la sua disperazione, somma di diversi problemi, in questo caso a far traboccare il vaso deve essere stata la perpetua instabilità occupazionale. Sono veramente scosso – riprende – ho chiamato il vescovo (Renato Boccardo ndr), è da tempo che gli manifesto il bisogno di uno spazio di carità. Nel vicino comune di Montefranco c’è il convento di San Bernardino, ora completamente vuoto, dovremmo pensare ad una sorta di casa famiglia ma conveniamo sempre che c’è anche bisogno di qualcuno che metta il suo tempo a disposizione dei poveri». Ecco spiegato dunque il senso della sua omelia: «Questi fatti spalanchino la via ad una nuova solidarietà».
Disagio sociale È per questa ragione che il primo cittadino Fioretti, tra i primi a portare le condoglianze ai familiari delle vittime, ha riferito a Umbria 24 di avere intenzione di convocare un incontro con vari rappresentanti della comunità arronese: «Dobbiamo tutti dare il contributo a segnalare situazioni di disagio e difficoltà, spesso quello che realmente brucia sotto la cenere non emerge con chiarezza». Conoscere però non sempre significa purtroppo poter intervenire: «Nel tempo, alcune azioni a sostegno anche dei due uomini che oggi il paese piange sono state fatte ma la verità è che la politica dispone sempre meno di strumenti utili in tal senso, le risorse e le possibilità di intervento sono carenti».
@martarosati28
