Ritrovamento salma (foto Fabrizi)

di Massimo Colonna  

La quantità di sangue trovato sulla maglia, diventata la prova madre dell’omicidio Bellini prima del ritrovamento del corpo, è considerata abbastanza consistente da ipotizzare un accoltellamento. In più: Bellini era un uomo di corporatura robusta mentre Halan Andriy, arrestato perché ritenuto il suo killer, non ha un fisico sufficiente per poter da solo portare a termine omicidio, incendio dell’auto e occultamento di cadavere. Questa la ricostruzione degli inquirenti che dunque dovranno chiarire anche se il crimine sia stato commesso da più persone fisicamente o comunque con delle complicità. Gli stessi inquirenti hanno poi ritrovato un cellulare lungo le sponde del Velino dove è stato ripescato l’operaio di 53 anni: è da chiarire se lo smartphone sia di Bellini, come si pensa, o meno. Intanto per la giornata di martedì alle 10 è in programma l’interrogatorio di Andriy mentre il pm Tullio Cicoria assegnerà l’incarico dell’autopsia al medico legale Sara Gioia. Esame autoptico che verrà effettuato probabilmente martedì.

I punti caldi Dunque restano ancora dei punti da chiarire. Secondo gli inquirenti il responsabile dell’omicidio è Andriy, anche perché i riscontri sui posizionamenti telefonici e soprattutto le tracce di sangue ritrovate portano dritti in questa direzione. Il movente è quello passionale, visto che Bellini ultimamente frequentava una donna, anch’essa ucraina, che in passato aveva una relazione con lo stesso operaio edile finito in manette.

L’arma del delitto Resta da chiarire il punto che riguarda l’arma del delitto. Dai riscontri gli inquirenti ipotizzano che la vittima sia stata accoltellata, soprattutto perché la quantità di sangue campionata era tale da far pensare a questo tipo di azione. Se l’autopsia confermerà questa tesi, ci sarà da capire che fine abbia fatto il coltello.

La corporatura Altro punto: possibile che Andriy abbia fatto tutto da solo? Anche su questo fronte le indagini vanno avanti. Gli inquirenti vogliono capire se ad aiutare fisicamente o quantomeno a favorire l’uomo ci sia stato qualcun altro. Anche perché al momento le indicazioni che arrivano dalla conformazione fisica di carnefice e vittima non sono rassicuranti: Bellini infatti aveva una corporatura robusta e difficilmente l’operaio arrestato avrebbe potuto da solo uccidere l’uomo, incendiare l’auto e trasportare il cadavere gettandolo nel fiume Velino, dove poi è stato ritrovato.

Lo smartphone, i tempi, i punti A-B I carabinieri dunque porteranno avanti dunque ancora ulteriori accertamenti, anche per riuscire a definire con chiarezza la tempistica degli episodi: scomparsa, omicidio, incendio della Chevrolet e occultamento del cadavere. In questo contesto c’è da chiarire anche quale tipo di spostamenti abbia subito il corpo di Bellini, ossia «se sia passato da un punto A ad un punto B – come ha spiegato in conferenza stampa il comandante provinciale Capasso – e con che modalità». Su questo fronte potrebbero essere utili anche i dati che potrebbero provenire dal telefono individuato domenica mattina sulle sponde del fiume Velino, nella fase di ritrovamento del cadavere. Gli inquirenti infatti ritengono che sia il cellulare della vittima. A chiarire molti punti sarà comunque l’autopsia.

Twitter @tulhaidetto

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