©️Fabrizio Troccoli

Due cani femmina sono stati sequestrati a un allevatore di Città della Pieve indagato dalla Procura della Repubblica di Perugia per lesioni personali colpose e detenzione di animali in condizioni ritenute non idonee alla custodia. IIl provvedimento riguarda una femmina di pastore maremmano e una meticcia, morfologicamente riconducibile al pastore maremmano. Con una delle due femmine sono stati prelevati anche cinque cuccioli, non sottoposti a sequestro perché ancora in fase di allattamento. Questa mattina si è tenuta l’udienza davanti al tribunale del Riesame.

L’indagine Secondo gli atti della Procura l’uomo, 73 anni, originario di Napoli, avrebbe omesso di adottare misure adeguate di contenimento e controllo dei cani custoditi in un’area solo parzialmente recintata, in località Tre Mulini, attraversata da strade a transito pubblico. Il fascicolo è seguito dalla pm Patrizia Mattei: il sequestro, eseguito d’urgenza dai carabinieri forestali di Città della Pieve con il supporto dell’Asl Umbria 1, è stato convalidato dal giudice per le indagini preliminari Natalia Giubilei.

Gli episodi Negli atti vengono indicati quattro episodi avvenuti in pochi giorni. Il 21 maggio un uomo sarebbe stato inseguito mentre si trovava in bicicletta. Il 30 maggio un’altra persona sarebbe stata inseguita lungo la stessa strada. Il 31 maggio un passante sarebbe stato morso alla coscia sinistra da uno dei cani, con una prognosi di sette giorni. Il 4 giugno un minorenne sarebbe stato inseguito mentre percorreva la strada pubblica e costretto a rifugiarsi in un’area boschiva per sottrarsi all’aggressione. Fatti che si inseriscono – secondo il pm – Procura tra i «plurimi episodi di aggressione e inseguimento» da ricondurre alla «mancata vigilanza e custodia dei cani» dell’indagato.

Il sequestro Per la Procura la reiterazione degli episodi sarebbe riconducibile alla mancata vigilanza e custodia degli animali. Nel decreto di convalida si legge che i cani potevano circolare liberamente fuori dall’area di pertinenza dell’allevamento, non integralmente recintata, con un rischio concreto per la pubblica incolumità. Uno degli animali – una femmina in fase di allattamento – sarebbe stato indicato come quello coinvolto nell’episodio del morso. Secondo il gip sussiste il pericolo di ulteriori aggressioni perché gli animali non sarebbero stati adeguatamente custoditi. La fase di allattamento di una delle femmine – si legge nel provvedimento – la porrebbe in una condizione di particolare allarme e protezione verso i cuccioli. Le due cagne, insieme ai piccoli, sono state affidate a un canile. I cuccioli restano in attesa del completamento dell’allattamento.

La difesa Durante l’udienza celebrata al Riesame, la difesa dell’allevatore, rappresentata dagli avvocati Nicola Di Mario, Michele Nannarone e Armando Santoni, ha contestato i presupposti del sequestro: secondo i legali i cani di proprietà dell’indagato sarebbero «regolarmente detenuti» e inseriti nel contesto familiare, tanto da essere descritti come compagni di gioco dei figli dell’uomo. La difesa sostiene, inoltre, che nella proprietà sarebbe comparso da alcune settimane un cane randagio, di provenienza ignota, la cui presenza era stata denunciata ai carabinieri. Proprio quel cane – secondo la ricostruzione difensiva – avrebbe potuto condizionare il comportamento degli altri animali e potrebbe essere stato l’animale aggressivo. I legali evidenziano anche che, prima dell’arrivo del meticcio randagio e prima del danneggiamento della recinzione, non si sarebbero mai verificati episodi simili.

Le contestazioni I difensori hanno sostenuto che l’unica criticità riscontrata sarebbe stata una rottura parziale della recinzione, poi riparata e sostituita con una più efficace. Per questo – secondo i legali – sarebbe venuto meno il rischio di reiterazione che aveva giustificato il sequestro preventivo. La decisione del Riesame (giudici Alberto Avenoso, Lidia Brutti e Francesco Loschi) sulla richiesta di dissequestro è attesa nelle prossime ore.

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