Un volantino attaccato durante la manifestazione di solidarietà ( foto F. Troccoli)

di Fra. Mar.

La prossima settimana il tribunale del Riesame di Perugia si pronuncerà anche sugli altri anarchici arrestati nel corso dell’operazione «Ardire» del ros dei carabinieri coordinati dalla procura di Perugia.  I loro legali hanno infatti depositato il ricorso al Riesame che ha fissato per il 10 e il 13 luglio le date dell’udienza.

Prossime udienze La settimana scorsa, il tribunale della libertà di Perugia aveva rigettato la richiesta di scarcerazione di Francesca Paola Iozzi e di Giulia Marziale, le due ragazze rispettivamente detenute a Perugia e a Teramo. Ora toccherà a Sergio Maria Stefani e  Katia Di Bernardo, entrambi difesi dall’avvocato Caterina Calia, ad Alessandro Settepani, Elisa Di Bernando e Stefano Gabriele Fosco.

La lettera di Fosco Fosco, detenuto nel carcere di Pisa, tramite i siti anarchici, ha diffuso  un comunicato in cui tra l’altro afferma:  «Il 13 giugno 2012 sono stato tratto in arresto a Pisa, assieme alla mia compagna Elisa, all’interno dell’“Operazione Ardire” della procura di Perugia. I carabinieri del Ros hanno sfondato la porta e mi hanno condotto in caserma, in cui sono stato schedato e sottoposto al prelievo del dna e dove ho subito una pesante provocazione. In seguito sono stato ristretto presso il carcere Don Bosco di Pisa. Il 16 giugno sono stato interrogato dal gip, ma – ovviamente – mi sono avvalso della facoltà di non rispondere. Il passo successivo a livello legale sarà il tribunale del riesame. Per ragioni che spiegherò a breve, sono stato impossibilitato ad accedere a qualsiasi canale informativo e pertanto ho una visione piuttosto ristretta di quel che è accaduto. Ad esempio, non conosco chi siano gli indagati, oltre a noi dieci tratti in arresto, e nemmeno conosco dove siano state effettuate le 40 perquisizioni. L’ordinanza di custodia cautelare nei miei confronti è di oltre 200 pagine, e in essa le accuse che mi vengono imputate sono piuttosto pesanti: ideologo ed esecutore materiale di una serie infinita di azioni dirette, oltre a coordinamento  e propaganda di campagne solidali con i prigionieri anarchici di tutto il mondo. Ma, nel merito delle accuse ritornerò in futuro dopo una attenta analisi delle carte processuali. Anticipo solo che lo schema seguito dagli investigatori sembra ripercorrere in pieno i tanti teoremi accusatori degli anni Settanta e Ottanta. La differenza fondamentale è che stavolta al centro dell’attenzione c’è il blog anarchico “Culmine”. Su questo punto, ovvero sulla presunta libertà di contro-informare ai tempi di internet, sarà doverosa una riflessione all’interno del movimento anarchico internazionale».

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