di Fabio Toni
Due ternani di 75 e 66 anni agli arresti domiciliari, un 40 enne di Roma e un folignate di 56 anni colpiti dal divieto di dimora nel comune di Terni. Questo il bilancio dell’operazione anti-usura denominata ‘Uomo nero’, realizzata dai carabinieri della compagnia di Amelia, coordinati dal sostituto procuratore Barbara Mazzullo. Undici le vittime accertate, soprattutto commercianti. Ma potrebbero essere molte di più.
L’indagine Tutto è partito dalla denuncia da parte del titolare di un negozio di abbigliamento di Amelia. Nel febbraio del 2008 l’uomo aveva ottenuto un prestito di 9 mila euro da F.G., il 75 enne ternano individuato come fulcro dell’intero meccanismo, ideatore e al tempo stesso ‘cassa’ per i commercianti in difficoltà. Col passare del tempo il negoziante amerino si è trovato costretto a restituire una cifra prossima ai 23 mila euro, per interessi pari al 72%.
Le vittime Da quella denuncia, i militari e la procura di Terni hanno ricostruito, non senza difficoltà, il complesso dell’attività lucrosa messa in atto da F.G., riuscendo prima a scalfire e poi ad abbattere il muro di omertà che si cela dietro il fenomeno dell’usura. Undici le vittime accertate, ovvero le persone che sono state in grado di fornire numeri precisi, definiti «incontrovertibili», circa l’entità dei prestiti, i tassi di interesse praticati – mai inferiori al 5% mensile – e i tempi fissati per la restituzione dei soldi. Persone finite dentro la morsa della crisi, da cui l’usura trae linfa vitale per i propri affari. Significative alcune storie. Come quella di un fornaio di Terni che nel 2010 si era visto negare un credito dalla propria banca o l’ambulante costretto a versare all’usuraio 6.500 euro di interessi su un capitale di 2.300 euro. Nella rete ci sono finiti anche un ristoratore di Terni, il titolare di un negozio di abbigliamento di Roma, una coppia di coniugi perugini titolari di una piccola impresa di tappezzeria. E poi altri tre commercianti di abbigliamento, due di Todi e uno di Umbertide.
Da vittime ad usurai Fra le vittime c’è chi, col tempo, si è trovato ad essere parte attiva del meccanismo. Si tratta in particolare di due imprenditori. Il primo è P.F., 40 anni, originario di Roma e titolare di un negozio di abbigliamento di Todi. L’altro è P.C.M., folignate di 56 anni, artigiano nel settore delle confezioni. Assoggettati ai prestiti di F.G., col tempo i due avevano iniziato a reperire nuovi ‘clienti’. Il tutto per ottenere favori e dilazioni nei pagamenti dei debiti contratti. P.F., in particolare, dopo aver ottenuto nel 2009 un prestito di 100 mila euro, si era trovato costretto a restituire circa 1000 euro a settimana fra capitale e interessi. Per entrambi il gip Pierluigi Panariello ha disposto il divieto di dimora e di ritorno nel comune di Terni.
Il meccanismo I prestiti venivano erogati da F.G. in contanti e con assegni immediatamente esigibili. Per garantirsi la restituzione del capitale e degli interessi, il 75 enne costringeva le vittime a sottoscrivere assegni e titoli di credito, intestati ad altre persone, proprio per evitare collegamenti diretti con la figura dell’usuraio. Fra i collaboratori più stretti, gli inquirenti sono riusciti a risalire ad un 66 enne di Terni, C.R., impegnato soprattutto nel controllo e nell’individuazione di possibili ‘clienti’ al di fuori del territorio di Terni. Anche per lui il gip ha disposto gli arresti domiciliari.
Contabilità in nero Durante le perquisizioni, i militari hanno sequestrato gli appunti e la contabilità dell’intero volume di affari. Nomi e numeri segnati in maniera estremamente dettagliata su agende e normali fogli di carta. Per prassi, spesso veniva indicato il nome del debitore e il tipo di attività condotta. Il quadro probatorio è stato consolidato dai titoli di credito e dagli assegni sequestrati, prova ulteriore dei prestiti.
Il magistrato Nel corso della conferenza stampa, il sostituto procuratore Barbara Mazzullo ha sottolineato l’ottimo lavoro svolto dai carabinieri di Amelia, coordinati dal capitano Michele Basilio. «È stata un’indagine complessa, condotta con equilibrio e pazienza. Il fenomeno dell’usura è in forte crescita, spinto dalla crisi. Le vittime faticano a denunciare il giogo a cui sono sottoposte. Anzi, spesso finiscono per considerare l’usuraio come una sorta di benefattore, entrando in quella spirale che somiglia molto alla tossicodipendenza. Ovviamente chi presta soldi approfitta di tutto ciò, fino a ridurre le vittime in uno stato di completa soggezione».
Le minacce Per ottenere la totale acquiescenza delle vittime, F.G. e il suo ‘staff’ ricorrevano a minacce dirette, millantando contatti con non meglio specificati ‘criminali’. «Se non paghi, ci pensano loro a sistemarti». Questo, più o meno, il tono delle minacce. Così i commercianti, già segnati dalle difficoltà e da un meccanismo via via sempre più soffocante, finivano per aderire alle richieste. Senza opporre resistenza e senza alzare la testa. «Fino a quando – afferma il capitano Michele Basilio – qualcuno non si è armato di coraggio. Un gesto che ha spinto anche altre persone a denunciare il meccanismo. Segno che si può e si deve credere nella giustizia e nella collaborazione stretta fra cittadini e forze dell’ordine».
