di Iv. Por.

«Avevo pensato che, con l’anniversario che cadeva a Pasqua, quando la mia famiglia si riunisce insieme, avrei provato gioia. Invece è davvero una sorpresa che, con solo un anno tra me e un lungo periodo in cui la mia autodeterminazione è stata quasi del tutto negata, io stia ancora elaborando i brutti fatti e i brutti sentimenti su quanto mi è successo?». E’ Amanda Knox a rivelare le sue sensazioni in occasione del primo anniversario del verdetto con cui la Corte di Cassazione ha cancellato in via definitiva la condanna in secondo grado a lei e a Raffaele Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher. Lo fa nella sezione Opinioni sul West Seattle Herald, quotidiano con cui collabora da diversi mesi.

Ricordo nella mente «Un ricordo – scrive Amanda – può essere viscerale. Puoi sentirlo pesante come la cappa di piombo che ti fanno indossare i dentisti quando ti fanno una lastra. Può far sentire la tua lingua spessa e impastata, il tuo collo bloccato, una tempesta nel tuo cervello. Così mi sento io. Nel primo anniversario della mia assoluzione definitiva, la prima cosa che mi viene in mente non è la finestra del live streaming sul mio pc con gli increduli corrispondenti dare la buona notizia e nemmeno la mia famiglia piangere con sollievo e sorpresa per la fine della persecuzione e del dolore. Quello che mi torna in mente, invece, è il ricordo di una delle mie compagne di cella, che chiamerò Bernadette, mentre è seduta sulla sua branda strappare una a una le pagine del mio diario finché non ne è rimata nessuna».

AMANDA E RAFFAELE ASSOLTI

Diario strappato La Knox ricostruisce l’episodio del diario strappato da Bernadette. «Lei, che passava gran parte del suo tempo in una semi veglia indotta dalla depressione, si era convinta che io osservassi i suoi movimenti e li annotassi con intenzioni malvagie. Ho provato a farla ragionare ma invano». «Io – prosegue Amanda – non avevo quasi niente se non il mio diario. Siccome ho una memoria terribile, nel mio diario scrivevo i ricordi che volevo conservare. Era un’estensione di me stessa come molte altre cose che mi avevano già tolto: la mia famiglia, i miei amici, il mio futuro». Amanda fa un parallelo tra Bernadette e il sistema giudiziario: «Il mio diario era la mia libertà. Bernadette, che non era per forza cattiva ma accecata dalla paranoia, lo ha distrutto».

FOTOGALLERY – VIDEO

Consapevolezza L’episodio fa dire alla Knox di essere rimasta «sensibile a quel sentimento di soggiogazione». Da qui la cappa di angoscia che le nega la gioia. «Allo stesso tempo – aggiunge – questa sensibilità non è un sentimento che voglio gettare via. Io spero e lavoro per raggiungere la pace. Ma lo stesso posso celebrare, se non il senso di gioia, almeno la consapevolezza. Io sento la pace e la gioia di sentirmi un essere umano con la nostra intelligenza e individualità, la nostra appartenenza assolutamente e totalmente a noi stessi che non potrà mai essere fatta a pezzi e portata via. L’essere – conclude Amanda – rimane e anche se le parole sono andate, questo peso viscerale significa che il corpo non dimentica mai».

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5 replies on “Amanda a un anno dall’assoluzione: «Dovrei essere felice, ma il corpo non dimentica mai»”

  1. ….. ma il corpo non dimentica mai ….
    I think a confession would help !

      1. …. the Italians have let her go free …
        That´s much more than she deserves !

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