In fabbrica (Foto Archivio Fabrizio Troccoli)

I dati sull’andamento della CIG confermano anche per quanto riguarda l’Umbria che la crisi non colpisce più solo l’industria e il comparto manifatturiero, infatti il settore del terziario e del commercio è quello tra i più coinvolti nell’aumento delle ore di cassa integrazione. L’Umbria con 10.632 mila ore di ricorso alla cassa in deroga è la 4° regione d’Italia per utilizzo di questo strumento nonostante le nostre piccole dimensioni.

L’analisi «Da questo punto di vista la spending review di Monti, con la logica dei tagli lineari, dà un altro colpo alla coesione sociale dell’Umbria. È necessario fare scelte precise, dal piano straordinario per il lavoro all’imposta patrimoniale per reperire le risorse necessarie. E inoltre, è bene che si sappia che ogni lavoratore in CIG solo nel 2012 ha già perso circa 3.900 euro», scrive in una nota MArio Bravi segretario Cgil Umbria.

I dati 2012 Nel dettaglio,secondo quanto riportato da Cgil, in Umbria, complessivamente nei primi 6 mesi del 2012 rispetto allo stesso periodo del 2011 il riscorso alla CIG è aumentato del 34,02%, insieme al Lazio siamo la regione con il più alto aumento tra tutte le regioni del centro nord. I lavoratori coinvolti dalla CIG sono 31.025 di cui 20.447 nella CIGD. Mentre per quanto riguarda i lavoratori in cassintegrazione a 0 ore, nella nostra regione sono 15.512 di cui 3.415 in CIGO (ordinaria) 1.874 in CIGS (straordinaria) e ben 10.223 in CIGD (deroga). Sono i dati forniti da Cgil.

L’allarme «Questi dati mettono in evidenza con estrema drammaticità l’emergenza lavoro che è la priorità dell’Umbria e che colpisce la nostra regione in maniera più rilevante rispetto al già drammatico dato nazionale. Se poi pensiamo al fatto che molti lavoratori rischiano di perdere la copertura degli ammortizzatori, per l’esaurimento dei periodi a disposizione delle singole aziende, o a causa della concomitante riduzione degli ammortizzatori in seguito alla riforma Fornero, è evidente che bisogna allargare l’iniziativa e la mobilitazione per dare risposte certe a migliaia di lavoratori della nostra regione e costruire percorsi adeguati per chi il lavoro l’ha già perso o non l’ha mai trovato», conclude Bravi..

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