di Gordon Brasco

«Ciao Papà, sono un po’ a corto di soldi questo mese…non è che fai un film e mi ci metti dentro?», «Certo tesoro, ora pesco il primo copione che ho sotto mano e ti chiamo». Non sapremo mai se questo fantomatico dialogo sia mai avvenuto, certo che Michele Placido potrebbe anche esimersi dall’infilare la figlia Violante nei propri film, non solo per evitare di alimentare un fastidioso dubbio di nepotismo, ma anche per non danneggiare l’immagine della figlia che non ci fa certo una bella figura come attrice. Il film è il riadattamento di un lavoro teatrale scritto da Stefano Massini e si vede: tutte le protagoniste che si alternano davanti alla telecamera sono il concentrato delle problematiche femminili che ogni donna italiana oggi si trova ad affrontare sul posto di lavoro e a casa; una specie di bignami del dolore dettato dalla necessità di mostrare in appena un’ora e mezza la più varia casistica possibile. Se la cosa funziona a teatro dove alla forma si preferisce la sostanza, al cinema le cose ingranano meno: le voci delle donne chiamate a testimoniare sulla loro vita e i loro problemi sono molto interessanti e qualificate ma essendo tante (troppe) si finisce per non approfondirne nessuna. È inutile puntare sulla drammaticità del singolo se poi lo spazio e il copione impongono un risultato corale, perché si alimenta una curiosità del pubblico verso uno o l’altro personaggio senza però approfondirne nessuno: si potrebbe dire che l’effetto voluto è proprio questo, dare spazio a tante voci che si riuniscono poi in un solo grido di dolore e rabbia. Ok, ma è un artificio più teatrale che cinematografico, che è perfetto per le rappresentazioni «dal vivo», meno per la settima arte che di vivo non ha nulla ma gioca tutta la sua magia sul sembrare reale.

Donne in lotta Non male Fiorella Mannoia attrice: non sappiamo perché sia stata scelta ma la cantante mostra un piglio interpretativo niente male. Fotografia un po’ scura e scenografie dimesse interpretano molto bene il senso di precarietà e angoscia di queste donne in lotta per salvare il proprio presente. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo me sì ma con riserva: la storia è drammaticamente vera e ogni donna che affronta nel quotidiano la lotta per mantenere un posto di lavoro ve lo potrà confermare. Il cast è formato da troppe voci e facce, ognuna con troppe cose da dire e troppo poco tempo per dirle, con il risultato di aumentare la confusione piuttosto che il dramma corale della storia. Quindi se avete a cuore i problemi del nostro paese questo è un film che vi darà dei buoni spunti su cui riflettere, a patto che vogliate soprassedere su vari aspetti negativi della pellicola e sulla recitazione di qualche attrice che, a dispetto del cognome, poteva benissimo restarsene a casa.

Un film di Michele Placido. Con Ambra Angiolini, Cristiana Capotondi, Fiorella Mannoia, Maria Nazionale, Violante Placido. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 92 min. Italia, Francia, Svizzera 2016. Koch Media.

Trama: Il nuovo film di Michele Placido racconta la storia di alcune operaie che, a seguito dell’acquisizione da parte di una società francese dell’azienda tessile in cui lavorano, devono decidere se accettare o meno la proposta di rinunciare a sette minuti della loro pausa pranzo.

Perugia
Cinematografo Melies: 18.30 / 21.30

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