di Maurizio Troccoli
Mai come su questo tema Confindustria e Cgil si ritrovano insieme: il bersaglio diventano le università telematiche. Sono tra quanti ritengono che la qualità della formazione e i risultati che ne conseguono sono discutibili fino al punto di dovere rivedere le regole. Insomma se sul tema ci si divide tra chi pensa che le telematiche siano un meccanismo per la laurea facile e chi invece una opportunità per i tempi che cambiano, Cgil e Confindustria, si schierano tra i primi. Il tema è complesso, pieno di dati e informazioni, come anche di scandali, indagini e denari.
L’Umbria, rispetto a questo tema, rappresenta uno dei pochi casi in Italia di regioni con una così alta incidenza di università telematiche rispetto al bacino di popolazione. Il mercato del sapere, come quello della salute sono tra le poche realtà economiche che, particolarmente in Umbria, negli ultimi anni hanno messo il segno più nella crescita economica a doppia cifre, con proporzioni non riscontrabili in altri settori, anche quelli a forte spinta innovativa.
Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha sollevato preoccupazioni rivolgendosi al ministro dell’università, Anna Maria Bernini, per sottolineare un problema di qualità e di rapporto numerico tra studenti e docenti nelle università online. Orsini ha denunciato situazioni in cui un insegnante deve “gestire” centinaia di studenti (ne indica 385 ndr.) tramite video lezioni, dimenticando l’importanza dell’interazione umana, cosa ben diversa dall’ambiente universitario tradizionale, dove il rapporto resta mediamente di uno a trenta-cinquanta studenti. «Farò una grande lotta affinché vengano limitate e regolate». «Siamo d’accordo – ha detto la Cgil, secondo quanto riportato da La Stampa -, da anni segnaliamo la degenerazione che hanno portato nel sistema universitario italiano». Dall’altra parte, United, l’associazione che rappresenta queste università che le definisce «essenziali, in quanto accolgono oltre 290mila studenti – pari al 13% dell’intero sistema universitario italiano – molti dei quali lavoratori che non potrebbero accedere ai corsi tradizionali», indicandoli nel circa il 70%.
Guardando i numeri, le università telematiche sono in grande ascesa: tra il 2019 e il 2024 gli iscritti sono raddoppiati, passando da circa 145mila a quasi 294mila con un tasso di crescita annuale tra il 20 e il 30 per cento, molto superiore rispetto al 3% delle università statali. Molto di questo boom si è verificato durante la pandemia, che ha accelerato il passaggio alla formazione digitale e ha lasciato segni duraturi anche dopo il ritorno alla normalità. Le rette universitarie di queste università oscillano tra i 3mila e i 10mila euro.
Non mancano però scandali che alimentano il dibattito. Tra gli ultimi fatti giudiziari – ricorda sempre l’articolo di lunedì de La Stampa – spicca la condanna in primo grado a cinque anni dell’ex ministro Vincenzo Scotti, fondatore della Link Campus, accusato di aver creato un sistema di «esami fantasma» e di concessione facile di titoli universitari, soprattutto nei confronti di appartenenti alle forze dell’ordine. Un altro caso riguarda la cosiddetta “laurea della domenica” della ministra del lavoro Marina Calderone, con esami che si sarebbero svolti «spesso di domenica e possibili conflitti di interesse». Sulla vicenda ha aperto un’inchiesta la procura di Roma.
I controlli ministeriali sono ritenuti da più parti insufficienti, attuati in modo formale, senza una reale valutazione della qualità della didattica. L’agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario (Anvur) ha condotto ispezioni in venti atenei, inclusi quelli telematici. Alcuni, come UniCusano, E-Campus e Leonardo da Vinci, si trovano in una situazione di “valutazione condizionata” che implica l’esecuzione di azioni correttive entro due anni. Nel 2025 sono state ispezionate anche Universitas Mercatorum e Giustino Fortunato, mentre Pegaso e Guglielmo Marconi attendono le visite nei prossimi mesi.
Non mancano però voci favorevoli, come Sergio Talamo, docente all’università Pontificia Antonianum, che evidenzia i vantaggi della didattica a distanza: «risparmio di tempo, costi contenuti e interazione in tempo reale, a patto che vengano implementate regole che garantiscano la reale partecipazione degli studenti e modalità di insegnamento attive».
In Umbria, le università telematiche sono presenti con diverse sedi. Tra gli atenei telematici impegnati nella regione e con sedi nei due capoluoghi si rilevano UniPegaso, Unicusano, Università Mercatorum, l’Università San Raffaele, presente anche ad Assisi. Queste ultime università fanno parte del gruppo Multiversity, quindi eCampus, che ha sede a Città di Castello e Iul – Libera università degli studi sociali Guido Carli, nonché Uninettuno, entrambe con presenze in comuni quali Assisi, Foligno, Spoleto e Todi.
Dal punto di vista territoriale, regioni come Lombardia, Lazio, Campania e Umbria presentano una maggiore concentrazione di università telematiche rapportata alla propria dimensione.
Dai dati del ministero è possibile tracciare una classifica delle università telematiche in Italia che vede in cima l’Università Telematica Pegaso, che si distingue come l’ateneo digitale più scelto, con oltre 99.000 studenti iscritti secondo dati ministeriali recenti. Seguono l’Università degli Studi eCampus, che conta più di 61.000 iscritti, e l’Università degli Studi Niccolò Cusano, con oltre 50.000 studenti. Altre realtà significative nel panorama della formazione online includono l’Università Telematica Internazionale Uninettuno e l’Università Telematica San Raffaele, entrambe riconosciute dal ministero dell’Università e della Ricerca e con rispettivi numeri considerevoli di iscritti.
La classifica è generalmente considerata attendibile e si basa su dati provenienti da fonti ministeriali e da organismi di valutazione accademica italiani, confermati anche da piattaforme di analisi universitarie come Uniepoint. Anche rapporti come quello di Censis confermano la posizione di primato di Pegaso, e la presenza di eCampus e Niccolò Cusano tra gli atenei più frequentati.
