Il rettore Francesco Bistoni (Foto Umbria24)

di Ivano Porfiri

E’ un addio quello di Francesco Bistoni, visto che l’ultima proroga sarà l’ultima prima dell’entrata in vigore del nuovo statuto e, di conseguenza, l’elezione di un nuovo rettore. Un saluto quello pronunciato durante la cerimonia di inaugurazione del 705° anno accademico (disertato dal ministro Profumo), che non vuole essere associato alla decadenza dell’Università di Perugia. Una partita complicata ma che vuole dare segnali di speranza: dagli ultimi numeri sono tornate a crescere le immatricolazioni al primo anno, anche se continuano a calare gli iscritti totali.

L’orgoglio di Bistoni «L’anno accademico che oggi si inaugura – ha detto Bistoni – è l’ultimo del mio mandato di rettore ed è anche l’ultimo come professore ordinario di questo Ateneo». Bistoni si è detto «consapevole del difficile momento che vive il nostro Paese, che è reso ancora più grave dall’incerto quadro politico, economico e sociale offerto dall’Europa». Un quadro complicato dal taglio dei finanziamenti alle università. Tuttavia il rettore rivendica «con orgoglio» il fatto che «tutte le componenti dell’Ateneo perugino hanno reagito alla crescente inquietudine con determinazione, attendendo ai loro compiti istituzionali con grande serietà e profondo senso di responsabilità».

Le foto della cerimonia

L’università di domani Una reazione che ha visto la nascita del nuovo Statuto. Dalla sue entrata in vigore – ha spiegato il rettore – le 11 Facoltà saranno sostituite da 16 Dipartimenti che subentreranno agli attuali 29. Inoltre, per favorire il coordinamento di queste strutture, in prima istanza saranno istituite due Scuole, una dell’area sanitaria e un’altra dell’area delle scienze. La responsabilità della gestione complessiva e dell’organizzazione dei servizi, delle risorse e del personale tecnico, amministrativo, bibliotecario è affidata alla nuova figura del Direttore generale. Il Rettore è eletto tra i professori ordinari e dura in carica per un mandato unico di sei anni, non rinnovabile.

I numeri Il taglio delle facoltà è andato di pari passo con quello del numero dei corsi e dei master. Nell’ultimo quinquennio, s’è stata una riduzione del 26% dei corsi di studio e una contestuale diminuzione, pari al 35%, degli insegnamenti complessivamente attivati. «La scelta di ridurre il numero dei corsi e dei master non è stata indolore per l’Ateneo – ha sottolineato Bistoni -, tuttavia ha prodotto esiti positivi sul piano delle immatricolazioni; infatti a differenza di quanto avviene in gran parte degli Atenei italiani, in quello di Perugia, nell’anno 2012/13, si è registrato un incremento del numero dei nuovi iscritti che sono passati da 5.365 a 5.998. Al tempo stesso, in virtù di una saggia politica messa in atto dalle Facoltà, si è ridotto in modo consistente il numero degli studenti fuori corso. Questo fattore concorre in modo rilevante a spiegare la flessione che si è registrata nel numero complessivo degli iscritti». Già, perché l’emorragia di iscritti continua: nello scorso anno accademico erano 27.974 con un calo del 6,52% rispetto al precedente.

Ateneo vitale? Secondo il rettore, dunque, «i numeri dimostrano che l’Ateneo perugino è vitale». Una vitalità riconquistata dopo anni di emorragia di studenti, forse dovuta (oltre che dagli alti costi di tasse e vita in città per i fuori sede) dalla politica dissennata della moltiplicazione dei corsi e delle cattedre.

Studenti protestano Gli studenti non sembrano essere stati molto convinti dell’ottimismo di Bistoni. Mentre è andata scemando per la mancanza del bersaglio principale, la contestazione anche degli studenti medi preparata al ministro, il presidente del consiglio degli studenti ha ricordato come «ogni giorno che passa si ha la percezione e a volte la certezza che questa maledetta crisi stia peggiorando. Precarietà, licenziamenti, cassa integrazione, disoccupazione, famiglie in difficoltà costituiscono esperienza quotidiana per milioni di italiani». Poi si è soffermato in particolare sulla disoccupazione giovanile: «Più di un terzo dei ragazzi presenti in quest’aula se immessi nel mercato del lavoro, ad oggi, non troverebbero un’occupazione».

Video: l’invasione di piazza IV Novembre

Le immagini della manifestazione

Portafogli da svuotare Sull’università di Perugia, Tassi ha invitato a interrogarsi «sul perché ci sia stato un calo consistente degli iscritti in questi ultimi anni. Interroghiamoci sulla percentuale di abbandono degli studenti dopo il primo anno di Università. Davvero pensiamo che il soggetto di tali perdite sia il processo mediatico innescato a seguito dell’ uccisione di Meredith? Non credo, a mio avviso, paghiamo lo scotto di altri Atenei italiani, diventati più competitivi e abili del nostro agli occhi dei fuorisede. Come? In primo luogo perché le città che li “ospitano” sono riuscite a capire che se si vuole attrarre uno studente si deve avere una stretta relazione con l’ Università e con lo studente stesso; interrogarsi sulle mancanze ed attuare le dovute correzioni. L’ amministrazione di Perugia non può continuare a trattarci come portafogli da svuotare, noi siamo una risorsa da valorizzare. La città smetta di essere sorda alle istanze degli studenti e dell’ Università. In secondo luogo, perché forse alcuni nostri corsi non riescono a creare delle figure professionali appetibili al mercato del lavoro».

Video: nel vivo della protesta in piazza degli studenti medi

Basta tagli Secondo Tassi «è tempo che i nostri concittadini, congiuntamente alla classe dirigente, capiscano che è necessario investire veramente nel sapere. Questa è la via d’ uscita dalla crisi. Ripartiamo dalle scuole, dall’Università pubblica, dalla ricerca e dalla formazione dei giovani. La cultura è il petrolio dell’ Italia. Ma forse non ne siamo consapevoli, non solo non creiamo una intelligente strategia di sviluppo per il settore cultura- istruzione; peggio, i nostri organi di governo continuiamo a tagliare i fondi, si attestano diminuzioni del 35% tra il 2008 il 2011». Ancora: «La cultura non è una voce di spesa; se dovete attuare delle revisioni fatelo in altri settori, non li cito per non alimentare polemiche; ma non mi si venga a dire che in Italia sia difficile trovare sprechi e fondi mal gestiti, o quantomeno meno utili di quelli impiegati per accrescere il sapere di una nazione intera. Concediamo alla cultura il suo giusto ruolo, non ricordiamocene solo in campagna elettorale.

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