di Daniele Bovi
A una trentina di chilometri a nord di Lisbona c’è Arruda dos vinhos, piccolo comune il cui territorio fin dai tempi degli antichi romani, come suggerisce il nome, ha la vocazione del vino. Tra i filari e le case un’ampia area verde (tre ettari e mezzo) in degrado, da ridisegnare. Il Comune decide di indire un concorso internazionale, al quale partecipa anche una 24enne eugubina, Francesca Baldinucci, fresca di laurea in Ingegneria edile-architettura conseguita all’Università di Perugia. Ottenuta la laurea con lode Baldinucci parte per Lisbona per vivere un’esperienza all’interno dello studio di Pedro Campos Costa, già curatore del padiglione del Portogallo all’ultima edizione della Biennale di Architettura di Venezia. Costa affida il progetto a lei e a una coetanea, un architetto paesaggista: le idee vengono messe nero su bianco in pochissimi mesi e vincono il primo premio. Risultato, tra il 2017 e il 2018 il parco, grazie alle idee di Baldinucci e dei colleghi (Mónica Ravazollo e Miguel Lourenço), tornerà a nuova vita migliorando la vita dei cittadini del piccolo comune.
Seminario La storia e il progetto sono stati raccontati giovedì pomeriggio nell’aula magna del Dipartimento di Ingegneria nel corso di un seminario al quale hanno partecipato Francesca Baldinucci, il professore Mariano Sartore (docente di Tecnica e pianificazione urbanistica all’Università di Perugia), gli studenti del Dipartimento e molti altri, in collegamento via Skype da città come Lisbona o New York, dove stanno svolgendo periodi di formazione. Insieme a loro anche Gavin Buggy dalla facoltà di Architettura dell’Università di Dublino, Pedro Campos Costa a Lisbona, Carlos Arnaiz di New York, Rui Braz della facoltà di Architettura di Porto e Antonio Angelillo, direttore del master in Architettura del paesaggio dell’UPC di Barcellona. Tante voci da tanti angoli del mondo per sottolineare l’importanza che riveste per un giovane un periodo di formazione all’estero e le opportunità che lo Studium riesce a garantire. Opportunità che spesso in Umbria non si trovano: «Qual era – si chiede Sartore – la sua alternativa qui? Tirare linee gratis in uno studio o lavorare 4-5 anni gratis per imparare a fare una Scia?».
Il progetto Nell’introdurre la presentazione del progetto Sartore parla di un’idea «molto semplice: qui non c’è il gesto creativo che informa il territorio, l’archistar che lascia il suo segno». Il concorso fissava alcuni punti fermi: budget massimo un milione di euro e la necessità di dover tenere conto di una futura quattro corsie che da qui a qualche anno dovrebbe passare sopra il parco. E proprio su quest’ultimo punto si misura una delle caratteristiche del progetto, ovvero il coraggio di fare scelte a favore del territorio: Baldinucci e colleghi giudicano la strada non necessaria per il piccolo comune e, a rischio di veder escluso il progetto, decidono di non tenerne conto. Nel redigerlo Baldinucci ha sottolineato che si è tenuto conto dell’importanza storica del luogo e, come elementi distintivi del paesaggio, della presenza delle vigne e del fiume lungo il quale si snoda la piccola cittadina che basa proprio sul vino la sua economia. «Ci siamo chiesti – ha detto il giovane ingegnere – che cosa sarebbe dovuto diventare quel posto, quale il suo ruolo all’interno della città».
Un parco per tutti Baldinucci e colleghi hanno pensato «a un luogo flessibile, a un parco fatto di percorsi adatto a più generazioni». Poco, pochissimo, il cemento utilizzato: al contario, il luogo è stato ridisegnato all’insegna di un progetto che Sartore ha definito «minimalista». All’ingresso una scalinata, poi una piccola struttura che una volta ristrutturata potrà ospitare un bar o un museo. All’interno del parco due percorsi ciclopedonali che seguono quelli già tracciati, un ponte che passa sopra il fiume, vigneti ‘ornamentali’ su un pendio del parco, poi una piccola piazza con parco giochi e infine un belvedere che guarda verso la campagna e i vigneti. In tutto una 15ina i progetti presentati nel novembre scorso, giudicati dal sindaco e da una commissione guidata da quello che è uno dei più importanti paesaggisti a livello europeo, ovvero Joao Gomes da Silva. Alcuni concorrenti presentano idee ben più impattanti e così, benché non si sia tenuto conto minimamente della quattro corsie, il progetto si aggiudica il primo premio. «Nel giudizio – dice Sartore – viene sottolineata l’integrazione con il territorio come elemento distintivo che dà il senso del progetto».
Politica e urbanistica «Una coerenza piena e totale – aggiunge – insieme al coraggio di ignorare la futura costruzione della quattro corsie». Il progetto esecutivo è in fase di redazione, ma senza strada, a dimostrazione di come il progetto sia servito anche da elemento di riflessione sul territorio. E alla fine, forse, quella strada alla fine non si farà. Una storia, ha detto poi Sartore, che parla «del rapporto che deve esserci tra architetti, che troppo spesso si limitano a celebrare loro stessi o i loro committenti, e la società. Politica e urbanistica, è bene ricordarlo, hanno la stessa radice etimologica».
Twitter @DanieleBovi
