di Daniele Bovi
Segui @DanieleBovi
Non tagli a casaccio e aumenti indiscriminati ma una manovra complessa e articolata, disegnata a seconda dei vari territori dell’Umbria. Numeri e ipotesi contenuti in un documento predisposto alla fine di marzo da Umbria Mobilità e che dovrà passare al vaglio non solo dei soci ma anche dei comuni che affideranno il servizio di trasporto all’azienda (e al prossimo futuro partner). Tre fogli appena ma densi di cifre e divisi per bacino: il primo, quello del Perugino, il secondo (Folignate-Spoletino) e il terzo (l’area del Ternano). Una proposta in cui si disegna il possibile percorso per azzerare il gap che c’è nella gestione caratteristica, ovvero per portare la differenza tra ricavi e costi operativi dal terreno negativo, che caratterizza tutti e tre i bacini, a quello positivo. Le leve da manovrare per riuscirci sono due: taglio dei chilometri e aumento dei biglietti, dal 6,8% al 25,6% a seconda dei casi.
Bacino 1 Per ogni bacino si fa un’analisi approfondita. Partendo dal primo, il gap ammonta a 11 centesimi di euro a chilometro: 3,07 i «costi caratteristici» ogni mille metri contro ricavi che si fermano 11 centesimi più in basso. Un dato, quello dei ricavi, da scomporre e dove le cifre più significative sono i 63 centesimi che arrivano dal biglietto 1,92 euro dai corrispettivi pagati dai comuni. Qui la manovra ipotizzata è un taglio del 4,1% dei chilometri (che arriva al 9% sommando quelli precedenti) e un aumento del 6,8% dei biglietti (a parte Perugia che già ha dato) tutti da decidere e da verificare. Una «cura» alla fine della quale si genererebbero, secondo i conti, 10 centesimi di utili a chilometro con un rapporto tra ricavi e costi operativi (fissato da una legge del 1997 al 35%) che passerebbe dall’attuale 20,5% al 23,1%.
TRENI, DA DOMENICA L’ORARIO ESTIVO: LE NOVITA’
Bacini 2 e 3 Più complessa la situazione nel bacino 2 dove lo «sbilancio» è 41 centesimi ogni mille metri: 2,84 euro i costi, appena 39 centesimi i ricavi che arrivano dai biglietti mentre i corrispettivi pagati ammontano a 1,81 euro. Qui la sforbiciata ai chilometri sarebbe dell’11,4%, mentre l’aumento del biglietto del 21,7%. I conti così tornerebbero in positivo per appena un centesimo anche grazie all’«aumento» dei corrispettivi che deriva dalla diminuzione dei chilometri. Basso il rapporto ricavi-costi che aumenterebbe dal 13,7% al 19,1%. Nel Ternano invece la differenza da colmare è di 30 centesimi a chilometro: 3,02 euro i costi con 55 centesimi che arrivano dal biglietto e 1,80 euro dai corrispettivi contrattuali. Un gap che si trasformerebbe, secondo le previsioni, in un utile da 15 centesimi con un taglio dei chilometri del 9,3% e con un aumento sostanzioso delle tariffe (25,6%). In questo modo il rapporto che a norma di legge dovrebbe essere del 35% si attesterebbe al 25,5%: oltre sette punti in più rispetto alla situazione attuale.
La riunione Anche di questo si è discusso martedì pomeriggio nella sede dell’assessorato regionale ai Trasporti con i comuni. Sul tavolo non solo le tariffe (si dovrebbe decidere entro la fine dell’anno) ma anche il prolungamento degli attuali contratti di servizio fino a quando non si svolgerà la nuova gara per l’affidamento. Discussione anche su come arrivare a quei due milioni di chilometri di tagli da effettuare non tanto e non solo attraverso meno linee ma andando ad incidere là dove le corse sono più vuote: festivi e fasce non ad alta affluenza. Via libera poi dovrebbe essere dato anche a quanto deciso mesi fa dalla Regione, ossia ai pagamenti diretti all’azienda da parte di palazzo Donini senza passare dai comuni, evitando così che le quote per i servizi svolti sui territori posano «perdersi» lungo i corridoi dei municipi.
