Vaccinazione a domicilio ©Fabrizio Troccoli

di M.T.

Quando pensiamo alla medicina generale e lo facciamo per la nostra regione, dobbiamo tener conto di più variabili in modo da avere un quadro più chiaro rispetto a cosa potrebbe accadere. Innanzitutto, siamo la regione in Italia che ha perso più medici di famiglia, rispetto alle altre regioni. Ma, fortunatamente, siamo anche la regione che ha meno medici di famiglia in ‘overbooking’. Molti dei nostri medici di medicina generale sono anziani, e andranno presto in pensione, in massa, mentre pochi entrano nella professione di medici di famiglia. Aggiungiamoci che la medicina tende a essere sempre più di territorio e che sia economicamente che professionalmente, quella del medico di famiglia è ritenuta meno gratificante di altre professioni mediche.

Il quadro appena descritto tratteggia l’attualità dell’Umbria: che può essere arricchita di numeri. Ad esempio tra il 2023 e il 2028 andranno in pensione il 24% dei medici attivi oggi. se nel resto dell’Italia i medici di medicina generale si sono ridotti, mediamente dell’11 percento, in Umbria ne abbiamo perduti il 14%. Su Data Rooom del Corriere della Sera, lunedì mattina, i giornalisti Milena Gabanelli, Simona Ravizza e Giovanni Viafora, ci ricordano come, in Italia, dal 2024 al 2030 avremo 12.600 medici in pensione e soltanto 10.714 nuovi medici che prenderanno il loro posto. Questo in una condizione nella quale, già oggi, ogni medico ha in carico 1.399 pazienti contro i 1.171 di dieci anni fa (in Umbria 1 medico ogni 1.191 pazienti nell’ultimo rilevamento Gimbe). Ovviamente quelli che ne hanno di più, sono appunto i medici più anziani. Che, tra l’altro, hanno molti assistiti ma meno capacità di utilizzo della tecnologia, comprese le macchine per esami medici. Hanno anche meno obblighi con le Asl, perché avendo molti assistiti non sono tenuti a fare turni nei distretti, come un giovane che ha meno assistiti e più orari da guardia medica.

Durante l’università, l’apprendista medico non ha occasione di entrare a contatto con la professione del medico di famiglia. Il corso per il medico di medicina generale è pagato con una borsa di studio di 11 mila euro l’anno, cioè 966 euro al mese, è soggetto a Irpef con i contributi a carico di chi lo frequenta e nessun assegno di maternità. Contrariamente alla ben più conveniente specializzazione degli ospedalieri con borsa di studio da 26 mila euro, contributi inclusi e senza Irpef a carico. Infatti si è passati da 4 candidati per ogni posto disponibile di medico di famiglia, nel 2019, a un rapporto di quasi uno a uno in molte regioni italiane, rispetto a una media italiana che nel 2023, su 2.596 posti nei corsi, ha visto presentarsi 2.780 candidati.

In un sondaggio agli studenti, di Aprire Network alla domanda: ‘Nella tua università c’è formazione di medicina generale? Il 46% ha risposto nessuna, il 32% ‘solo tirocini pre laurea’, l’11% ‘lezioni frontali e tirocini’, il 7% ‘lezioni frontali, tirocini e possibilità di tesi’, il 4% ‘solo lezioni frontali’. «Al corso triennale – ricorda Data Room – il programma ha regole vecchie di 18 anni. «nelle 1.600 ore di teoria non prevede informazioni aggiornate con i tempi: dal lavoro nelle Case di Comunità finanziate dal Pnrr, all’uso di apparecchiature per gli esami di primo livello (spirometri, Ecg, ecografi). La soluzione può essere quella di trasformare la formazione del medico di famiglia in una vera e propria specialità, sull’esempio delle scuole di «Family medicine» europee. Questo, con ogni probabilità, alzerebbe il livello della professione rendendola più attrattiva per i laureati migliori, e verrebbe sottratta anche al controllo delle lobby dei potenti sindacati dei medici che, oggi, gestiscono le scuole di formazione ed hanno tutto l’interesse a mantenere lo status quo».

I giovani medici di famiglia a differenza degli anziani, vogliono sapere usare un ecografo, un elettrocardiografo o uno sprirometro e rappresentare, per davvero, quella medicina che può fare, in buona parte da sé, rivolgendosi allo specialista solo nei casi di diagnosi che lo richiedono. E’ in realtà più abile nell’applicazione della telemedicina, e quindi nel monitoraggio e gestione delle patologie croniche al fine di rappresentare il freno che si necessita all’eccessivo ricorso alle strutture ospedaliere. Con le quali può stabilire una abile ed efficace comunicazione in remoto. Ma perché questo accada, andrebbero eliminate le differenze di trattamento rispetto agli altri medici ospedalieri, rendere in generale la professione più attrattiva e specializzata, corrispondere alla domanda di tanti giovani medici di medicina generale di passare, dall’attuale condizione di liberi professionisti convenzionati, a quella di dipendenti, tenuto conto dei forti obblighi che hanno verso le Asl di coperture di turni di guardia medica, per il ridotto numero di pazienti assegnati (chi ne ha meno di 400 deve mettere a disposizione delle Asl 38 ore a settimana di turni in strutture pubbliche di guardia medica o simili).

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