Una regione che invecchia, con pochi bambini, molte convivenze e “famiglie spezzate”. Una famiglia, dunque, quella umbra, che cambia ma che non perde il suo protagonismo sociale confermando «la sua forza e vitalità e la sua “resilienza” alle difficoltà». Lo ha sottolineato Paolo Montesperelli, dell’Università degli studi “La Sapienza” di Roma, intervenendo a Palazzo Donini al terzo e ultimo approfondimento tematico del Rapporto economico e sociale dell’Umbria 2014 realizzato dall’Agenzia Umbria Ricerche (“Aur”) che si è focalizzato su famiglie e minori. Ai lavori, presieduti dal presidente dell’Aur Claudio Carnieri, è intervenuta la vicepresidente della Regione Umbria, Carla Casciari.

Più anziani e convivenze «Il primo elemento – ha detto Montesperelli – è quello dell’invecchiamento della popolazione: molti anziani, con i bambini affidati ai nonni, con il nonno che oggi ha lo stesso ruolo di cura rivestito dalla nonna; nascono pochi bambini, ci sono molti adulti e molti anziani. Un altro elemento significativo è quello delle convivenze di fatto, triplicate in dieci anni, mentre sono più che raddoppiate in venti anni le famiglie ‘spezzate’, con un ritorno del separato/divorziato alla famiglia di origine, la formazione di un nucleo familiare individuale o monogenitoriale ad alto rischio di povertà, ma anche la ricostituzione di una nuova famiglia. Le relazioni familiari diventano più complesse – ha commentato Montesperelli –. Quanto alle famiglie di immigrati, quasi 100 mila nel 2014, più vulnerabili, accentuano il carattere multiculturale della società umbra. Il consenso verso la famiglia, tuttavia «in Umbria ha un grado elevato, più alto di quello espresso a livello nazionale, a significare che la famiglia viene considerata come un luogo ‘caldo’ di affettività ed emozioni e per la sua ‘capacità di difesa’ rispetto alla realtà esterna precaria e insicura».

I numeri In sessanta anni, dal 1951 al 2011, il numero di famiglie residenti è più che raddoppiato passando da 174 mila a 367 mila. Prevalgono le coppie con figli (29,9%) e le persone sole (31,4%): il peso delle prime si è ridotto nel tempo (rappresentavano oltre il 40% delle famiglie fino al 1981), mentre le seconde sono raddoppiate nel corso degli ultimi 30 anni. Dalla metà degli anni Sessanta a oggi si è passati da 2,1 a 1,4 figli per donna, una consistente riduzione che, accompagnata dall’aumento della durata media della vita (nel 2012 ha superato 80 anni per gli uomini e 85 anni per le donne), hanno prodotto nel tempo una diminuzione del numero medio dei figli presenti nelle famiglie, con una conseguente dimensione media di queste ultime, e l’aumento delle famiglie di anziani. Un elemento di particolarità rispetto al resto d’Italia è la presenza relativamente più ampia di famiglie complesse, composte da un nucleo genitori-figli più altri parenti o da più nuclei (8,8% in Umbria contro 5,7% in Italia), anche se con una continua riduzione rispetto al passato. Una delle novità principali è l’emergere di nuove forme familiari costituite da single con meno di 65 anni, genitori soli celibi/nubili, separati o divorziati e coppie di fatto, che hanno assunto un peso sempre più consistente. In termini relativi, in Umbria questo gruppo di forme familiari emergenti rappresentava l’8% di tutte le famiglie nel 1991 e l’11% nel 2001, mentre nel 2011 ne costituisce il 18% (oltre 67mila). Sempre nel 2011, il 40,3 per cento dei giovani fra i 25 e i 34 anni vive in famiglia come figlio.

Famiglie e soldi Qual è la situazione finanziaria delle famiglie umbre? L’analisi illustrata da Loris Nadotti, dell’Università degli studi di Perugia, conferma quanto «le famiglie si sono trovate a scontare gli effetti della crisi. Dal 2008, quando la crisi è esplosa, la crescita complessiva del reddito medio sui quattro anni è stata appena del 5,76 %, difficilmente conciliabile con l’andamento dei prezzi di mercato e quindi con la gestione delle risorse familiari». Diminuiscono redditi e consumi, ma un dato “sorprendente” è che “il risparmio è rimasto stabile”; il 92%delle famiglie riesce a risparmiare anche se la crisi incide sul risparmio delle fasce più deboli e sui comportamenti, con il ricorso all’autoproduzione e all’autoconsumo. In aumento la quota di famiglie umbre indebitate, nel 2012 pari al 29,9%, mentre ben il 50,8% ritiene .

Si investe meno in scuola e cultura Dell’impatto sul welfare regionale ha parlato la vicepresidente della Regione, Carla Casciari. «È cresciuta – ha detto – la sofferenza economica delle famiglie umbre, come emerge anche dai dati del Rapporto ed oggi, per la prima volta, si evidenzia un altro preoccupante fenomeno, le famiglie non investono più allo stesso livello in istruzione e cultura dei propri figli. Negli ultimi due anni e mezzo è aumentato notevolmente il numero delle famiglie vulnerabili, che rappresentano la nuova emergenza dell’Umbria. La Regione, con gli strumenti normativi di cui si è dotata a partire dalla legge regionale 13/2010 a favore della famiglia ha erogato quasi 5000 contributi per le famiglie vulnerabili. Sono stati potenziati i servizi di prossimità per le famiglie e, per aiutare i nuclei familiari con bambini, è stata innalzato anche il contributo per la retta degli asili nido, portandolo da 300 a 500 euro. Ma visto anche il protrarsi della crisi, la situazione ci impone una particolare attenzione e un ulteriore sforzo sia in termini di risorse che di capacità di innovazione».