Partito democratico

Areadem Umbria *

A gennaio 2012 ci permettemmo di sollevare la questione dell’urgenza di accelerare il confronto e le decisioni sul tema delle riforme e della riorganizzazione delle spesa pubblica a livello regionale. In questi 8 mesi questa urgenza si è ulteriormente materializzata e complicata.
L’azione del Governo Monti, per far fronte alla crisi degli spread e soprattutto all’emergenza strutturale del debito pubblico, ha imposto tappe sempre più forzate, con provvedimenti tanto necessari e profondi quanto sconvolgenti e non sempre coerenti e capaci di reale innovazione, gli effetti sociali verso i cittadini e le imprese sono pesanti e sempre più difficilmente sostenibili. Siamo sempre lì : non possiamo non sostenere l’azione del Governo che tende a mantenere l’Italia agganciata all’Europa dentro l’unica prospettiva possibile di uscita dalla crisi mondiale, ma non possiamo non vedere l’esigenza di innovazione e di risposta della realtà regionale alle sollecitazioni strutturali della crisi, producendo azioni e progetti che intanto poggino sulle risorse proprie dell’Umbria e che, in virtù di queste, aprano una dialettica forte e costruttiva con l’azione del Governo Nazionale.
La Presidente Marini, i Sindaci, le Province hanno tenuto botta in questi mesi, mantenuto sostanzialmente ferma l’imposizione fiscale pur nella bufera, avviato percorsi di riforma come quello importantissimo della sanità regionale, attivato una rete di sostegni all’occupazione e all’impresa, tagliato la spesa fino all’osso rispettando i parametri nazionali ma senza incidere irrimediabilmente sulle condizioni di vita dei cittadini … un risultato di non poco conto. Ora è però giunto il momento delle decisioni fondamentali, quelle che devono dare coerenza a questo terribile sforzo e che devono disegnare il profilo dell’Umbria nei prossimi 10/15 anni.
L’agenda nazionale dettata dal governo in direzione della riduzione della spesa e della semplificazione impone, prima tra tutte, quella relativa alla riforma del sistema istituzionale dell’Umbria. La questione delle Province (che pure qualcuno voleva liquidare con superficialità) è solo la cartina di tornasole della più generale riforma di sistema da mettere in campo, ma è decisiva e ormai detta i tempi dell’intero processo (a meno di novità sulla legislatura, che non sembrano alle viste!).
Intanto sarebbe assurdo e non funzionale agire senza una visione complessiva. Non vi può essere indifferenza e incoerenza tra riforma della sanità regionale, istituzione delle Unioni dei Comuni, riassetto delle Province, riforma di importanti enti strumentali e operativi. In secondo luogo bisogna discutere sulle questioni che sono realmente sul tavolo, senza inseguire margini di deroga (la soluzione zero Province) che non sono disponibili e che ci porterebbero solo in un vicolo cieco.
Le direzioni possibili sono due e soltanto due: o si va verso un assetto fondato su una sola Provincia sempre più ente strumentale, o si va ad un riordino profondo del sistema istituzionale che mantiene due Province capaci di esprimere un livello di rappresentanza territoriale sia pure con una conformazione diversa dal passato e dando vita ad una “nuova” Provincia di Terni. In 2/3 mesi dobbiamo saper rispondere a questo quesito.
A noi sembra che la prima soluzione, pur legittima, finirebbe per non azzerare la confusione istituzionale, aumentando, anzi, la conflittualità, indebolirebbe la forza dell’Umbria come identità regionale di fronte a frettolose spinte semplificatorie nazionali (una cosa è discutere di una ipotetica Macroregione e altro è la discussione necessaria sulle politiche interregionali e i loro meccanismi), ridurrebbe a livelli di guardia la rappresentanza territoriale in una dimensione regionale tanto piccola quanto storicamente molto complessa.

La seconda soluzione ha il pregio di offrire risposte alle debolezze e criticità appena indicate e soprattutto ci chiama ad un vero progetto di riordino istituzionale capace di dare coerenza e sostenibilità al decentramento regionale, di dare efficienza alla semplificazione istituzionale, al riordino trasparente di competenze e funzioni del sistema operativo e strumentale delle istituzioni regionali. Questa seconda scelta, non ce lo nascondiamo, è complessa, difficile, per i territori che coinvolge, per il sistema regionale, ma è l’unica scelta forte che possiamo fare in modo non difensivo. Essa ci chiama al dovere di dare luogo ad un nuovo patto istituzionale dell’Umbria che metta in grado il nostro sistema-regione di dare risposte al futuro, di offrirsi con forza al paese, all’impegno per la crescita, all’evolversi della dinamica nazionale nel quadro europeo.
Per questo è necessario avere un progetto e una strategia, senza mettere in campo azioni separate e disconnesse. La riforma della sanità regionale, l’istituzione delle unioni comunali (la legge regionale 18 contiene dei limiti a questo riguardo che vanno gestiti), la riorganizzazione o l’ulteriore riforma delle politiche del trasporto locale, delle politiche per l’impiego, per il turismo, per l’ambiente e delle funzioni dei relativi enti strumentali, non possono non avere a riferimento la coerenza con le scelte fondamentali di riassetto del sistema istituzionale regionale.
Una tale azione riformatrice deve coinvolgere non solo gli esecutivi e le aule consiliari, deve rivolgersi all’intera società regionale, perché ciò che può legittimare queste scelte è la capacità di dare risposte adeguate alle esigenze brucianti di sviluppo dei nostri territori, di rafforzare l’Umbria per garantirgli di poter affrontare le sfide che ha davanti, di costruire un sistema istituzionale che sappia mantenerla unita e forte e nel contempo essere di servizio all’efficienza, all’innovazione, alla difesa dei diritti dei cittadini. C’è quindi la necessità di far partecipare il complesso della società regionale alla definizione di queste scelte fondamentali.
Otto mesi fa avevamo proposto l‘idea di una Costituente Regionale, oggi molti, a partire dall’On. Verini e dal Sen. Agostini, rilanciano ipotesi simili, il Sindaco di Perugia prevede la celebrazione degli Stati Generali della città capoluogo. Siamo convinti che questo percorso vada esteso a tutta la società regionale, adesso spetta alla Presidente Marini proporre le forme più adeguate di partecipazione e di mobilitazione di tutte le energie vive dell’Umbria. E’ in questo modo che può nascere il consenso e l’unità attorno alle innovazioni necessarie da introdurre nella nuova fase della storia regionale.
Il PD dovrà portare a questo percorso il suo determinante contributo di ricerca, di discussione e di unità al dibattito regionale, non vi sono personalismi, ragioni di corrente o malintesi sentimenti di difesa di interessi territoriali che possano prevalere sulla necessità di conquistare sul campo la leadership dell’Umbria nella fase che si apre e che definirà il futuro delle nostre popolazioni. Fare il verso all’antipolitica non darà slancio a nessuno e a nessuna forza politica. Confrontarsi con l’intera società regionale e assumere le responsabilità che competono alla politica è l’unica strada per contribuire a guidare consapevolmente il futuro della comunità regionale.

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Carlo Antonini Assessore Provincia di Perugia
Fabrizio Bracco Assessore Regione Umbria
Manlio Mariotti Coordinatore Area Democratica PD Umbria
Giampiero Rasimelli Capogruppo PD Consiglio Provinciale di Perugia
Marina Sereni Parlamentare dell’Umbria

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