di Elle Biscarini

Quasi raddoppiati i posti letto in Umbria in 24 anni. Così il censimento sull’accoglienza e sul turismo in generale della Regione Umbria. Se nel 2000 il cuore verde d’Italia disponeva di poco meno di 2 mila esercizi e 63 mila letti, nel dicembre scorso la situazione è decisamente cambiata. A trainare i numeri della ricettività umbra sono le strutture extra alberghiere, la cui progressione non pare abbia risentito delle chiusure dovute al Covid.

I dati In generale, il settore dell’accoglienza non perde colpi, passando da 1.821 esercizi di ricezione turistica, alberghiera e non, a ben 7.460, mentre i posti letto passano da 63.079 a quasi il doppio, con ben 104.294 disponibilità nel 2024. Un aumento, questo, dovuto nello specifico al settore extra alberghiero.

Ostelli e affittacamere A crescere in maniera costante, infatti, sono le strutture extra alberghiere: affittacamere e Bed & breakfast, case vacanze, locazioni ad uso turistico, residence, ostelli per la gioventù, agriturismi e residenze rurali, foresterie per turisti, rifugi e strutture che non possono essere prettamente considerate come alberghi. Si passa da 1.319 esercizi ricettivi e 36.078 posti letto nel 2000, a ben 7.023 attività e 79.171 posti nel 2024, con incrementi rispettivamente del 432,5 e 119,4 per cento. Neanche la pandemia ha fermato il proliferare di questo tipo di attività ricettive, con aumenti costanti, sebbene più contenuti, anche tra il 2020 e il 2022 e un boom nel 2023. Unica flessione, nel 2013 con un crollo del 14,7 per cento per quanto riguarda le strutture e del 7,3 per i posti rispetto all’anno precedente.

Alberghi e hotel Per il circuito alberghiero, invece, il quadro è in leggera flessione. Si parte da una situazione di 502 strutture alberghiere e 27mila posti letto nel 2000, per arrivare 24 anni dopo a 437 strutture e 25.123 posti. Una flessione pari quasi al 13 per cento per quanto riguarda le prime e del 7 per cento per i secondi. Un trend in leggera discesa che parte dal 2012, con un picco negativo nel 2022, quando si arriva a perdere ben l’8,8 per cento delle strutture alberghiere, arrivando a quota 447, e l’8,2 per cento dei posti letto, rispetto all’anno precedente. Una flessione lieve ma costante che ha certamente risentito anche del periodo di lockdown, quando il turismo era ai suoi minimi storici.

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