di Daniele Bovi
In Umbria il 10% delle strutture turistiche sottoposte a controllo non è risultata corrispondente ai requisiti dichiarati dal titolare. Infatti, nel corso del 2010, secondo la relazione sull’attuazione della legge regionale sul turismo emanata nel 2006, predisposta dalla giunta e arrivata in questi giorni in Consiglio, su 510 controlli effettuati dai Comuni su alberghi, agenzie turistiche, agriturismi e così via, i provvedimenti sanzionatori sono stati 49, mentre in altri 19 casi l’attività è risultata totalmente abusiva.
Non tutti i Comuni fanno controlli Numeri che in realtà non fotografano per intero la situazione dell’Umbria, poiché non tutti i Comuni hanno risposto alle domande della Regione a proposito dei controlli effettuati: su 92 municipi hanno risposto affermativamente solo in 67. La maggior parte dei provvedimenti ha riguardato agriturismi e case vacanze. Emblematico il caso di Gubbio, dove sono presenti oltre 200 strutture: il Comune non ha indicato il numero di provvedimenti, ma ha spiegato di averli fatti. Sul fronte del sostegno finanziario alle imprese turistiche, sei sono i milioni di euro erogati per otto interventi concentratisi per il 75% nella provincia di Perugia, mentre alle pro loco del territorio umbro sono stati concessi 51 mila euro.
Troppa offerta, poca domanda I numeri della Relazione, poi, evidenziano la difformità tra domanda ed offerta turistica consolidatasi nell’ultimo decennio: a fronte di un numero di turisti in calo infatti ha fatto da contraltare l’esplosione dei posti letto. La causa sembra doversi addebitare all’effetto distorsivo degli incentivi, che hanno favorito le aperture a discapito, a volte, della qualità. Infatti, tra il 2000 e il 2009, mentre arrivi e presenze, tolte le buone performance del 2000 (l’anno del Giubileo) e del 2006, o diminuivano o aumentavano dello zero virgola, il numero di posti letto disponibili nel settore alberghiero sono passati da 25 a 30 mila (+18%). Ma, il vero boom si è avuto nel settore extralberghiero (agriturismi, case vacanze, bed and breakfast, aziende agrituristiche, country house, affittacamere, ecc.): dal 2000 al 2009 questo settore ha visto i posti letto passare da 35 a 60 mila. Un aumento del 153% per quanto riguarda il numero degli esercizi e del 72% per i posti letto.
L’indice di utilizzo Per dare un’idea, solo nel biennio di crisi appena trascorso (2008-2009) i posti letto delle case affittate ad uso turistico sono raddoppiati (776 a 1.420), mentre le strutture ricettive sono passate da 135 a 230. In poche parole, l’aumento dei flussi non copre quello dell’offerta. Ovviamente ammodernare o costruire una struttura è un processo lungo e magari certi investimenti erano stati programmati in tempi di vacche grasse, ma il trend del fenomeno resta chiaro. Inevitabile, così, che l’indice di utilizzo medio segni con qualche rara eccezione sempre rosso fisso: tra -5% e -7% nel 2002, lo stesso nel 2003, tra -3% e -10% nel 2004, tra -4% e -3,5% nel 2005, tra -1% e -2,3% nel 2007, lasciando da parte i numeri orribili del 2008 e del 2009.
La distribuzione sul territorio Per quanto riguarda infine la distribuzione sul territorio, è il comune di Perugia a fare la parte del leone con 433 strutture su un totale, in Umbria, di 3.912 per 88 mila posti letto. Di queste quasi 4 mila strutture, ben 3.344 sono extralberghiere: 1.189 gli agriturismi, 674 i bed and breakfast, 550 gli affittacamere. Seguono, tra le realtà più importanti, Castiglione del Lago (229 strutture), Gubbio (204 strutture, 105 gli agriturismi) e Città di Castello (164).
Bracco: premiare la qualità «La nostra scelta – spiega ad Umbria24.it l’assessore regionale al Turismo Fabrizio Bracco – è netta: da una parte dobbiamo intensificare i controlli e colpire l’abusivismo, dall’altra dobbiamo incentivare non l’espansione numerica ma la qualità delle strutture già esistenti. Così come serve riordinare tutte le norme in materia di agriturismi, che devono tornare alla loro natura di integrazione dell’attività agricola, senza essere più attività alberghiere camuffate. E soprattutto dobbiamo trovare il modo di portare più turisti in Umbria».

