di Ivano Porfiri
Ma che fine ha fatto Daniele Luttazzi? Depennato dai palinsesti televisivi, che si sia incarnato nel corpo di Marco Travaglio? E’ l’impressione, provocatoria, che serpeggiava in alcuni capannelli fuori dal teatro Morlacchi all’uscita dal lungo monologo del giornalista del Fatto Quotidiano al Festival del giornalismo. Un fenomeno, il suo, degno di una star viste le ore di coda che molti giovani e meno giovani sono stati disposti a fare nel freddo perugino di questa metà aprile in molti casi solo per accontentarsi di vedere lo show sul maxischermo piazzato fuori a tutto vento.
Due ore Travaglio il suo pubblico non l’ha deluso, anzi. Ha sfoderato tutto il suo repertorio e si è mostrato ineditamente simpatico, per uno che ha la fama dell’«antipatico» di professione. Ha picchiato giù duro contro i suoi bersagli preferiti e, anche se ha esordito affermando di non aver «preparato nulla», invitando il pubblico a fornirgli un argomento, poi è andato dritto per la sua strada per circa due ore secondo un copione evidentemente ben studiato.
Il bunga bunga E’ partito dal «bunga bunga», espressione «mai pronunciata dal tg1 e dai tg Mediaset quando da mesi è quella più cercata su internet». E sul caso di Ruby ha ribadito quella che sembra un’ovvietà («se dentro casa si commette un reato invocare la privacy è assurdo») ma che il sistema mediatico ha fatto sì che in Italia possa non sembrarlo. Secondo Travaglio, per via di una sorta di lobotomizzazione di massa dovuta al sistema televisivo berlusconiano, «siamo un popolo sempre più predisposto a farci prendere per il culo».
Craxi Nella discesa alle origini della perdita dell’etica pubblica, Travaglio è partito da Bettino Craxi, bollando il suo celebre discorso alla Camera come «ricattatorio, diffamatorio e qualunquistico perché basato sulla logica che dato che tutti rubano i nostri peccati pesano di meno». Però si era in’epoca in cui poi alla fine ci si dimetteva. «In quel tempo c’erano anche Presidenti della Repubblica che non firmavano le leggi vergogna», ha detto Travaglio non risparmiando una frecciata a Napolitano.
Metodi da Br Risalendo il corso della seconda Repubblica, il giornalista non ha esitato a paragonare alcuni metodi dei politici di oggi con quelli delle Brigate rosse. «Oggi dicono che non riconoscono questa giustizia e non si fanno processare: le stesse parole dei volantini degli anni ’70 solo che i brigatisti non erano ministri o uomini delle istituzioni». Nel mirino di Travaglio, che ha sfoderato tutta la sua ironia tagliente, il senatore Emilio Colombo, poi Guido Bertolaso («sembrava un santo, fermava le catastrofi son la sola imposizione delle mani»), fino al fin troppo scontato Scajola: «Vuole rientrare ma perfino Dell’Utri ha detto che non è il caso…e se lo dice Dell’Utri io gli darei retta».
Berlusconi e i trombettieri Ma colui che sta oltre tutti questi è, ovviamente, Silvio Berlusconi con il suo «esercito di trombettieri a libro paga chiamati giornalisti». Secondo Travaglio è «un’anomalia possibile solo in Italia che il capo del governo possa avere centinaia di giornalisti che lui paga perché gli diano sempre e comunque ragione: non c’entra destra o sinistra, sono stipendiati». In prima fila Sallusti e Ferrara. In questo contesto, il premier piega le istituzioni a suo piacimento a partire dalla giustizia: «Camera e Senato si scambiano “processo lungo” e “processo breve” con i trombettieri che si affannano a difendere in tv questo e quell’altro». E giù strali a Ghedini, che non fa in tempo a studiare linee difensive perché appena apre bocca Berlusconi cambia le carte in tavola, ad Alfano («si inventa i numeri sugli intercettati, sui processi cancellati, e chi mente sui morti andrebbe interdetto dai pubblici uffici»). Chi ci rimette alla fine, per Travaglio, sono le vittime dei reati.
Standing ovation Il finale della serata è dedicato a un breve dialogo con il pubblico, che gli celebra una standing ovation. Chi affolla il Morlacchi gli riconosce il ruolo di portavoce delle idee di un popolo, di un’etica pubblica che non appartiene agli altri. Una boccata di ossigeno prima di tornare ad accendere la tv, a calarsi nel mondo dei lobotomizzati.

