di Marco Torricelli
Il referendum sull’accordo del 3 dicembre per Ast si avvia, serenamente, verso un risultato che appare scontato: la maggioranza dei lavoratori – l’unico vero dubbio sembra essere relativo alla forbice differenziale che si registrerà tra i favorevoli e i contrari e che comunque potrà essere un dato indicativo – appare intenzionata ad approvare quanto contenuto in quell’intesa. Dandole così il via libera ufficiale.
Il voto I quattro seggi, che resteranno aperti fino alle 17 di mercoledì, hanno fatto registrare afflussi molto significativi nel primo giorno – la media sarebbe del 30% degli aventi diritto al voto – e questo, secondo un delegato sindacale, testimonierebbe «la grande maturità dei lavoratori di Ast, che hanno compreso il valore reale che rappresenta la possibilità di esprimere la propria opinione e che sanno che, con un voto responsabile, daranno all’azienda anche un segnale chiaro, che le imporrà poi di mantenere gli impegni presi».
IL TESTO INTEGRALE DELL’ACCORDO
Gli impegni E, a questo proposito, nella giornata di ieri ai lavoratori delle acciaierie è stato pagato lo stipendio di novembre, mentre quello di dicembre slitterà a gennaio e per il giorno 22 è prevista la liquidazione della ‘tredicesima’.
I veleni ‘interni’ Quelli meno sodisfatti dell’accordo sembrano – o sembravano – gli addetti delle ditte esterne, che potranno votare, ma le loro schede avranno solo un valore consultivo e non avranno effetto sul risultato finale. Nella giornata di martedì si dovrebbe svolgere delle assemblee, organizzate dai sindacati e a loro riservate, ma non è ancora chiaro quali e quanti di loro potranno parteciparvi perché per renderlo possibile Ast dovrebbe fermare degli impianti. Si vedrà.
I veleni ‘esterni’ Vengono alla luce, intanto, alcuni documenti che raccontano nuove storie relative alle possibili emissioni nell’aria, provenienti dagli impianti della multinazionale, che, secondo Andrea Liberati, vice presidente regionale di Italia Nostra, «dimostrano che gli allarmi lanciati a più riprese dai cittadini non erano frutto di allucinazioni collettive, ma fatti reali e gravi».
Gli allarmi Dai documenti emerge che già nel 2012 erano arrivate, al difensore civico del Comune e inviate da chi abita nelle aree limitrofe allo stabilimento, le segnalazioni relative a ‘bruciori alle vie respiratorie’ provocate da sostanze dal cattivo odore presenti nell’aria. L’avvocato Quarantini, il difensore civico, proponeva allora severe misure di prevenzione e contenimento.
Fuga di metano? «Di esalazione in esalazione – racconta Andrea Liberati – giungiamo a novembre 2014, quando i residenti, da Viale Brin a Santa Maria Maddalena, denunciano una paurosa fuga di gas metano. Dopo un giorno di infruttuose ricerche da parte di Asm (distributore del gas), Arpa individua ufficialmente l’origine dei cattivi odori nel reparto ‘rottura emulsioni’ della Thyssen. Ciò che non c’è sistema di allarme. E, qualora ci fosse, non funzionerebbe».
I ‘deodoranti’ Ma le scoperte fatte dai tecnici dell’Arpa sono state anche altre: nel loro rapporto scrivono che, al loro arrivo, si stava provvedendo a spargere attorno alle vasche «un prodotto odorizzante a base di pino ed eucalipto». Ed ecco la domanda di Italia Nostra: «Tale ‘tecnica’ è comprovata a livello scientifico oppure rappresenta soltanto un artificio per camuffare simili incidenti?», tanto più che la ‘Scheda di informazione sui rischi di incidente rilevante per i cittadini ed i lavoratori’ della Thyssen non include affatto il reparto ‘rottura emulsioni’ tra le aree a rischio».
Il prefetto Il vice presidente regionale di Italia Nostra promette nuove battaglie: «Oggi, dopo decenni di asservimento culturale, dopo aria e suoli ‘metallici’, dopo le acque al cromo VI, dopo il Pcb disperso nell’atmosfera, dopo la contaminazione alimentare – dice Liberati – registriamo episodi tanto più gravi alla luce dell’assordante silenzio aziendale, nonché di Comune, Provincia e Regione. Per noi si tratta di veri e propri attentati alla salute pubblica: non potremo che domandare di nuovo l’urgente intervento della Prefettura e di ogni altra competente autorità».
