di Marco Torricelli
Tanto per non perdere l’abitudine, se ne sarebbero inventati un’altra. O, meglio, in Ast avrebbero messo a punto un’altra piccola – ma nemmeno tanto – operazione destinata a creare tensione tra i lavoratori.
Ferie invece di sciopero L’idea non sarebbe nemmeno tanto originale, visto che in passato – alle acciaierie ternane e anche altrove – ha già trovato applicazione e se ne era anche parlato nei giorni scorsi, ma il criterio di applicazione che sarebbe stato ipottizzato in questo caso, se confermato, pare destinato a provocare nuove polemiche.
L’annuncio In pratica Ast avrebbe comunicato che, a chi ne farà richiesta, le tante giornate di sciopero che hanno caratterizzato la lunga vertenza – almeno quelle di novembre – potranno essere ‘coperte’ con le ferie maturate: per i lavoratori sarebbe un bel recupero economico e, per contro, l’azienda avrebbe come contropartita l’abbattimento massiccio del ‘monte ferie’ dei propri dipendenti che, in molti casi, si ritroverebbero a non poterne più usufruire per un bel po’ di tempo. Ma c’è un problema.
Modalità poco chiare In origine si era detto che la proposta fosse ‘riservata’ agli impiegati di Ast; poi che potesse essere estesa a tutti i dipendenti, operai compresi. Ma poi la faccenda si è complicata, perché le voci si sono rincorse e accavallate: «Niente operai, solo impiegati», è stata la prima. «No, vale per tutti», la seconda. «Al Tubificio vale solo per gli impiegati», la terza. Seguita poi dalla ‘spiegazione’ data da un rappresentante delle Rsu «Tutte storie, almeno al Tubificio non se ne parla per nessuno. In Ast, invece, la cosa potrebbe essere applicata, ma non si capisce bene come». E il malumore cresce. In attesa che magari sia la stessa Ast a fare chiarezza.
Il messaggio Uno dei primi lavoratori di Ast che aveva deciso di rendere pubblica la sua decisione di accettare il ‘bonus’ e andarsene, lo aveva fatto parlandone con Umbria24, mentre un altro ha deciso di farlo atraverso i social network: «Da oggi – scrive Enrico su Facebook – sono ufficialmente un ex dipendente Ast. Prendere la decisione di rimettersi in gioco dopo 13 anni rinchiusi dentro al fabbricone’ non è stata affatto semplice e mi è costata molte notti insonni. Ora il dado è tratto. Solo chi vive o ha vissuto la ‘quarta quadra’ (il lavoro a ciclo continuo, 365 giorni all’anno; ndr) sa il significato di queste parole. Ritmi biologici sballati, sveglia la mattina alle 5, stare svegli per tutta la notte, mangiare agli orari più impensabili, rincoglionimento perenne e tanto stress; se in più lo associ a quello che respiriamo ed ai rischi che si corrono là dentro…. questi sono solo alcuni dei motivi che mi hanno spinto a prendere la decisione di firmare e di cercare fortuna altrove. A molti (ma non tutti) dei miei colleghi mando un immenso grazie per i bellissimi momenti passati insieme, per le tante risate fatte, per gli infiniti scherzi, per le serie e profonde chiacchierate fatte con alcuni (ebbene si, a volte siamo riusciti ad esulare da caccia, motori, pallone e p…!), ed anche per qualche abbondante magnata! Vi auguro e mi auguro che il tempo dia ragione sia a chi ha deciso (o dovuto) rimanere e a chi invece, ha preferito andarsene con il malloppo. Vi porterò sempre nel cuore e spero che, anche se le nostre strade si sono divise, che si possa comunque trovare ancora dei momenti per rivedesi e stare insieme. Per quel che mi riguarda ho deciso di iniziare una nuova avventura, dandomi una possibilità di evadere dalla pesantezza di un lavoro che tutto può tranne che piacere! Così almeno non avrò il rimpianto di non averci provato. Ci metterò tutto me stesso; lo devo a me, alla mia famiglia e a tutti quelli che mi hanno sostenuto ed incoraggiato in questa scelta. Ed allora in bocca al lupo a me, ai miei colleghi rimasti in fabbrica (tranne qualcuno che merita de fa la botta!) e a quelli che hanno deciso di prendere altre strade».
L’investimento E poi c’è chi, come Matteo Verticchio, un altro che ormai e un ‘ex’ di Ast, ha deciso di tentare una strada diversa: «Ho deciso di investire 30 mila euro, parte di quanto ho ricevuto cone buonuscita – spiega il responsabile del dipartimento politiche del lavoro del movimento ‘Socialismo patriottico’ – nel progetto di public company che è stato recentemente rilanciato. Due cose mi hanno mosso: la prima è la consapevolezza che la decisione è irrevocabile, si vuole chiudere questa fabbrica; e la seconda è che, di conseguenza, l’unica via agibile che rimane a noi operai è riprendercela, magari proprio con i soldi di chi ce la sta portando via».
Il progetto Secondo Verticchio «lo strumento della public company serve a definire una strategia industriale capace di rilanciare e valorizzare le capacità produttive dell’Ast attraverso l’azionariato diffuso e popolare e con il fine di ricercare una soluzione concreta sia con l’attuale proprietà, sia con il governo, che con i lavoratori e con tutta la città di Terni. Di fatto può consentire al governo di attivare l’intervento del Fondo strategico italiano con le forme compatibili alle normative europee».
