di Marco Torricelli
Magari se ne parlerà già mercoledì mattina, quando i coordinatori delle Rsu del’Ast si vedranno con il responsabile del personale, Arturo Ferrucci. Ma mentre ci si prepara al referendum sull’ipotesi di accordo per Ast – si voterà da lunedì 15 a mercoledì 17 – e senza nemmeno il tempo per godersi la ‘stella d’oro’, per i sindacati ternani si avvicina il momento di affrontare una nuova grana. E pure questa se la dovranno gestire in proprio, perché difficilmente i ‘nazionali’ ci metteranno bocca.
Rsu da sfoltire? Una delle conseguenze dell’accordo siglato al Mise, infatti, potrebbe essere rappresentata dalla, pesante, sforbiciata che l’azienda sarebbe autorizzata ad imporre al numero di sindacalisti ‘di base’ – quelli cioè che per la gran parte provengono proprio dai reparti e dagli uffici – presenti nelle Rappresentanze sindacali unitarie (le Rsu) di fabbrica.
Le elezioni Sulla base dell’ultima consultazione elettorale, svolta a giugno nel gruppo Ast, il sindacato più votato è stata la Fim Cisl, che ha ottenuto la preferenza di 887 dei 2434 votanti (circa il 94% degli aventi diritto), mentre 723 voti sono andati alla Fiom Cgil, 462 alla Uilm Uil, 235 alla Fismic e 127 all’Ugl.
I numeri Dei 33 delegati eletti complessivamente, la Fim ne ha 12, nove in Ast, uno al Tubificio, alla Società delle fucine e ad Aspasiel. La Fiom 10: sei in Ast, uno ad Aspasiel, Tubificio ed Sdf. La Uilm 6, cinque in Ast ed uno a Sdf. La Fismic 4, due in Ast, uno al Tubificio e ad Aspasiel. L’Ugl uno, in Ast.
La suddivisione 24 delegati, insomma, sono stati eletti all’Ast e 9 in quelle che erano le ‘controllate’, ma che adesso di fatto non esistono più, essendo state inglobate nella business unit che è parte integrante di Ast.
L’organico Un’Ast che, dopo la cura dimagrante rappresentata dalle fuoriuscite incentivate e dal presumibile ulteriore taglio del personale impiegatizio, si ritrova con un organico di circa 2400 addetti e che, quindi, potrebbe chiedere di rivedere la composizione numerica della rappresentanza sindacale che, a spanne, viene calcolata sulla base di un delegato ogni cento dipendenti.
Gli ‘esuberi’ Anche per i membri delle Rsu, insomma, potrebbe palesarsi lo spettro degli esuberi. Ovvio che qui il problema non è rappresentato dal rischio di perdere il posto di lavoro, ma se mai da quello di dover rinunciare ad un buon numero di rappresentanti e di dover decidere su quali basi tagliare.
La visita Delle possibili prospettive di Ast si parlerà, nella giornata di mercoledì, in occasione della visita a Terni dell’eurodeputato francese Edouard Martin, membro del gruppo dell’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al parlamento europeo e relatore sulla strategia europea per l’acciaio.
Il rapporto Nella giornata di martedì, Edouard Martin è stato all’Ilva di Taranto, per raccogliere elementi con i quali avviare la stesura del rapporto da presentare al parlamento europeo sulle condizioni dell’industria siderurgica e metallurgica in Europa: «Il rapporto – ha detto – sarà pronto tra maggio e giugno prossimi e sarà discusso dal parlamento in seduta plenaria il 2 ottobre 2015».
Gli appuntamenti Alle 9.30 Martin sarà a palazzo Gazzoli per un incontro istituzionale con la presidente della Regione, Catiuscia Marini e il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo; alle 10 la riunione sarà allargata ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali. Sempre a palazzo Gazzoli, a mezzogiorno è poi in programma una conferenza stampa, mentre alle 15 è previsto l’incontro con i rappresentanti di Confindustria Umbria.
Le ditte esterne all’Ast La quale Confindustria, dopo aver parlato con toni accorati delle ripercussioni che il lungo sciopero all’Ast poteva provocare sulle ditte esterne – «che danno lavoro a circa 1.200 persone – aveva detto Stefano Neri – e quando abbiamo segnalato il problema era perché registravano lo stato di bisogno delle imprese» – adesso che lo sciopero è finito è tornata a tacere. Del resto, ora, il problema ce lo hanno i lavoratori, mica le imprese.
Gli appalti Perché, aveva spiegato sempre Neri: «La richiesta del taglio del 20% sugli importi relativi ai lavori che Ast concede in appalto è stata, di fatto, superata e si è avviata una fase di contrattazione con le singole imprese, alle quali peraltro i contratti in essere sono stati tutti prorogati». Ma senza la clausola di garanzia che era stata richiesta nell’accordo – richiesta ignorata – non ci sono certezze sul dopo-proroga.
I lavoratori E le aziende, se hanno dovuto accettare una qualche decurtazione, difficilmente non la scaricheranno ‘a valle’. Sui lavoratori, appunto. Che infatti sono sul sentiero di guerra e sabato daranno vita ad un’assemblea che si preannuncia agitata.
L’area di crisi complessa Il capogruppo regionale di Rifondazione comunista-Fds, Damiano Stufara, intanto, torna intanto a porre al centro dell’attenzione il tema relativo al «riconoscimento dello Stato di crisi industriale complessa per l’area di Terni e Narni».
La richiesta Stufara chiede di conoscere «i tempi previsti per la predisposizione dell’istanza, oltre ai contenuti della suddetta istanza in merito agli interventi di riqualificazione industriale e risanamento ambientale e sulle azioni per il coinvolgimento e la partecipazione delle organizzazioni e delle soggettività portatrici di interessi».
I tempi Nel suo atto, l’esponente di Rifondazione comunista ricorda che l’assemblea regionale, il 2 settembre scorso aveva approvato, con l’astensione delle opposizioni, una mozione dei partiti di maggioranza con la quale si riconosceva la necessità di attuare «un intervento organico ed incisivo per rilanciare, riqualificare ed innovare il sistema produttivo e manifatturiero» del territorio» e impegnava la giunta ad attivarsi «con tempestività». Senza dimenticare «la necessità di risolvere le problematiche ambientali che pesano sul territorio di Terni e Narni, in particolare rispetto ai ritardi nell’attuazione del Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale».
