Una manifestazione dei lavoratori

di Marco Torricelli

A voler essere ottimisti per forza, la fumata che è uscita dal camino del Mise, si può definire grigia. Ma la verità è che, dal tavolo ministeriale, ci si è alzati senza nessuna novità.

I sindacati Per capire com’è andata, basta leggere alcune righe del comunicato sindacale: «Gli elementi forniti dall’Azienda ad oggi ancora non individuano una chiara strategia che va in questa direzione alla quale si aggiungono affermazioni e dati (assetto societario, previsione di bilancio, strategie commerciali, investimenti) che continuano a rappresentare per le Organizzazioni sindacali elementi di criticità e non condivisione». Prossimo appuntamento tra quattro giorni, martedì 23.

Azienda irremovibile ThyssenKrupp, a bene vedere, non ha fatto alcuna concessione. La sua posizione è rimasta immutata e nemmeno il ministro Guidi è sembrata in grado di smuoverla. E questo conferma che, probabilmente, ormai è deciso che il confronto vero debba avvenire – come in effetti sta avvenendo – altrove e su altri tavoli che, per il momento, se esiti ce ne sono, devono rimanere riservati.

Il ministero Secondo il Mise, però, nel corso dell’incontro «sono state ulteriormente analizzate le prospettive di sviluppo, sotto l’aspetto industriale e commerciale» e che ThyssenKrupp «ha ribadito la strategicità dell’impianto e confermato il piano d’investimenti» e a «mantenere competitivo il sito industriale in un contesto europeo».

Il rogo di Torino Nella giornata di giovedì, intanto, sono state rese note le motivazioni con le quali la corte di cassazione, ad aprile, ha stabilito che per il rogo alle acciaierie ThyssenKrupp di Torino, nel quale nel 2007 bruciarono vivi sette operai, ha stabilito che si dovrà celebrare un nuovo processo di appello.

Le condanne Il procuratore generale, Carlo Destro, aveva chiesto la conferma delle pene inflitte nel processo di appello, celebrato il 28 febbraio del 2013: 10 anni a Herald Espenhahn, 9 a Daniele Moroni, 8 a Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri, 7 a Gerald Priegnitz e Marco Pucci. Mentre l’avvocato Franco Coppi, uno dei difensori, aveva affermato che «le pene sono state applicate nella massima estensione», parlando di «trattamento sanzionatorio pesantissimo» e chiedendo «l’annullamento con rinvio del verdetto di appello».

Il pronunciamento I supremi giudici, peraltro, sembrano dare indicazioni precise ai magistrati che dovranno sentenziare nel nuovo appello: «Il giudice – scrivono – sia immune dalla tentazione di farsi protagonista di scelte politico-criminali che non gli competono», esaminando i risvolti della vicenda, con una «purezza intellettuale che consenta di accogliere e accettare senza pregiudizi il senso delle cose», evitando «interpretazioni precostituite e di maniera».

I commenti Rosario Rappa, segretario nazionale della Fiom Cgil e Gianni Venturi, responsabile per la siderurgia, dicono che «nell’incontro l’azienda ha fornito ulteriori approfondimenti riguardo il piano industriale» e che «le organizzazioni sindacali hanno sottolineato le criticità dal punto di vista degli investimenti, dell’assetto societario e delle strategie commerciali, che è necessario superare affinché possano essere garantiti il mantenimento e lo sviluppo dell’impianto di Terni».

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