di Chia.Fa.

«Ormai è chiaro che le faglie responsabili dei terremoti sono quelle dei monti Vettore e Bove che si sono attivate da circa dieci chilometri di profondità fino alla superficie, producendo rotture ben visibili in affioramento con rigetti, ossia scalini, che raggiungono in qualche punto anche i due metri». Questo l’elemento più clamoroso che emerge dal rapporto di sintesi del sisma di magnitudo 6,5 del 30 ottobre elaborato dal gruppo di lavoro dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) pubblicato lunedì a quindici giorni dal terribile evento sismico «il più forte avvenuto in Italia dopo quello da 6.9 del 1980 in Irpinia».

«Nessuna sequenze sismica storica somiglia a quella in corso» Nel documento di quasi cinquanta pagine si legge: «Gli eventi principali ancora in corso fra i Monti della Laga e la Valnerina hanno interessato un territorio che storicamente è caratterizzato da numerosi terremoti molto forti, ma nessuna delle sequenze sismiche storiche – scrivono gli esperti – presenta somiglianze con quella in corso. La crisi iniziata il 24 agosto si sviluppa in un’area dell’Appennino settentrionale compresa tra la sequenza del 2009 di L’Aquila a sud e quella del 1997 dell’Umbria-Marche a nord. La zona di Norcia (vicina all’epicentro del mainshock di magnitudo 6.5) era stata interessata da una sequenza sismica anche nel 1979, mentre la crisi sismica in corso non è confrontabile con la lunga e complessa sequenza del 1703 (14 gennaio, Valnerina magnituo 6,9; 2 febbraio nell’Aquilano magnitudo 6.7) il cui impatto sul territorio fu sensibilmente più grave di quello che sta emergendo attualmente. Per l’area di Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera le intensità raggiunte dalle scosse del 26 ottobre, ancorché in fase di valutazione, potrebbero rappresentare i massimi storici per questi comuni, almeno allo stato attuale delle conoscenze».

Boato del 30 ottobre avvertito fino a 150 km di distanza E poi: «L’area colpita è caratterizzata da sistemi di faglia attivi, già descritti nella letteratura geologica. In particolare, il settore appenninico compreso tra l’area di Campotosto a sud e Colfiorito a nord è interessato da sistemi di faglie con direzione da nordovest-sudest con espressioni superficiali di lunghezza complessiva nell’ordine di 20-30 km, costituiti da segmenti minori di lunghezza pari a 5-10 km. Si ritiene che queste faglie normali costituiscano l’espressione superficiale di sorgenti sismogenetiche potenzialmente in grado di generare terremoti con magnitudo compresa tra 5.5 e 7.0». Domenica 30 ottobre, stimano gli esperti di Ingv, «il rombo sismico è stato avvertito mediamente fino a una distanza di 150 km dall’epicentro». L’indomani «è stato possibile effettuare un sorvolo con elicottero della Forestale che ha permesso una ricognizione speditiva dell’area epicentrale e delle deformazioni cosismiche principali. Su questa base si è potuta mappare una rottura in superficie che si estende con continuità per un minimo di 15 km tra Castelluccio di Norcia e Ussita». E infine: «Nella zona vicina all’epicentro (principalmente ad Est di esso) si nota una fascia di deformazione molto complessa allungata nord-sud con valori negativi lunga 30km e larga 10 km, che mostra gradienti di deformazione molto elevati, fino a 30 cm/km. In questa zona, nei pressi della piana di Castelluccio, si osserva il ribassamento massimo di 80 cm in linea di vista».

@chilodice

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.