di Chiara Fabrizi
Via alle procedure per il noleggio dei container collettivi. A seguito della pubblicazione del nuovo decreto del governo e all’ordinanza della protezione civilecon la quale si disciplinano le procedure per acquisire i container, Consip ha pubblicato una procedura negoziata comprensiva di trasporto, installazione e rimozione delle strutture da destinare all’accoglienza delle popolazioni nel periodo invernale. Contro la soluzione intermedia a cui seguiranno le casette, la cui consegna è stata ricalendarizzata per l’estate dopo il tremendo terremoto del 30 ottobre, hanno protestato sabato mattina una ventina di nursini che hanno messo sul tavolo anche una serie di criticità legate ai carenti collegamenti viari e alle conseguenti criticità per il trasporto degli studenti, alcuni anche alloggiati al Trasimeno, che lunedì torneranno a scuola anche a Norcia, Cascia e Preci. Tra i disagi anche il freddo. In Valnerina è già arrivata la neve anche sotto i mille metri, oltreché a Castelluccio imbiancata nella notte. Nel primo pomeriggio di sabato, precisamente alle 15.43, la terra è tornata a tremare con magnitudo 4,1 così come indicato da Ingv che ha localizzato l’epicentro tra Arquata e Accumuli. Una scossa di magnitudo 3.9 con epicentro Norcia è stata avvertita intorno alle 23.30. In tutta l’Umbria sono 4.213 le persone assistite, di cui 1.087 in alberghi del Trasimeno e di Perugia; 436 nelle tende; 548 in tensostrutture collettive; 1.936 in centri di accoglienza e altre 206 in alberghi del comune di residenza (è il caso degli sfollati spoletini e di altri territori). Intanto nel tardo pomeriggio di sabato il commissario per la ricostruzione, Vasco Errani, ha annunciato che sono 130 i comuni inseriti nel nuovo cratere del sisma. L’elenco sarà formalizzato con ordinanza, per l’Umbria oltre ai quattordici comuni della Valnerina sia in provincia di Perugia che di Terni, dovrebbe aggiungersi Spoleto.
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Via alle procedure per il noleggio dei container collettivi In base all’ordinanza firmata dal capo della protezione civile, Fabrizio Curcio, è stata avviata la procedure Consip per i contenir collettivi che sostituiranno le tende: «Le condizioni climatiche particolarmente rigide che caratterizzano l’area interessata dal sisma hanno imposto la scelta di indirizzare, fin da subito, la temporanea accoglienza alle popolazioni verso strutture al coperto, anche ricorrendo a soluzioni alloggiative lontane dai territori di stretta appartenenza, così da evitare l’allestimento di tendopoli che non avrebbero consentito adeguate condizioni di assistenza alla popolazione. E alcuni effetti del maltempo che ha interessato il centro Italia nel corso di questa settimana hanno confermato l’opportunità di tale scelta. Tuttavia, anche interpretando la volontà e la necessità degli amministratori locali di individuare soluzioni alloggiative di prossimità anche per la prima emergenza per quella parte di popolazione con bisogni specifici e puntuali, connessi, ad esempio, all’attività lavorativa, si sta lavorando per poter utilizzare container a uso abitativo. La procedura negoziata avviata oggi da Consip risponde a questa esigenza». E poi: «I moduli previsti per sostituire le aree con le tende verranno installati accanto ai container di servizio forniti attraverso l’attivazione di uno degli accordi quadro sottoscritti prima di questa emergenza dal dal dipartimento di protezione civile. Si tratta della gara indetta nell’ottobre del 2015 sempre attraverso Consip, per la stipula di un accordo quadro con più operatori economici per l’aggiudicazione di appalti specifici aventi ad oggetto il noleggio, il trasporto e l’installazione di moduli container in emergenza utili per allestire la parte di servizi in un’area attendata. La gara, in un unico lotto e suddivisa in nove aree geografiche, con base d’asta pari a 11,3 milioni di euro, è stata aggiudicata, secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, lo scorso 24 agosto e ha una durata di sei anni. Sono risultate due le ditte vincitrici: la Frimat spa e la R.I. spa». Nel dettaglio: «Ogni modulo base è composto da dieci container, di cui quattro per uso bagno, due per uso docce, due per uso bagni per disabili, uno per uso magazzino e uno per uso ufficio. Le aree che si allestiranno saranno, quindi, insediamenti leggeri, facilmente rimovibili, che sostituiscono le tendopoli ricalcandone, però, lo stesso impianto: una parte di ciascun campo sarà destinata all’alloggio comune delle persone, in container arredati e attrezzati con massimo tre posti letto (derivanti dalla procedura negoziata aperta oggi da Consip), mentre la restante parte sarà dedicata ai servizi comuni. E’ una scelta che deve combinare, da un lato, l’esigenza di fornire una pronta risposta e, dall’altro, la necessità di evitare soluzioni impattanti in un territorio già molto compromesso in termini di viabilita’ e di infrastrutture sul quale si stanno individuando, contemporaneamente, le aree libere e idonee per la successiva installazione delle casette. Le soluzioni alloggiative preferibili restano le autonome sistemazioni (con il beneficio dello specifico contributo previsto) e le strutture ricettive che possono offrire standard migliori, con la prospettiva poi, per quanti ne avessero bisogno e risultassero rispondere ai requisiti (abitazioni inagibili con esito E, F o in zona rossa), dell’assegnazione di casette».
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La protesta contro i container collettivi La quattordicesima giornata dalla distruzione provocata dal sisma di magnitudo 6,5 si è aperta con la protesta organizzata ufficialmente dal comitato Vivere a Norcia e a cui hanno aderito il M5s, presenti i consiglieri regionali Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari, e una ventina di persone tutte residenti in zona, alcune rimaste anche dopo il 30 ottobre, altre spostatesi altrove. Tra loro Simona di Norcia che a Umbria24 ha spiegato: «Le nostre famiglie non avranno più privacy perché saremo costretti a dividere gli spazi con altre persone. Ad esempio io, mio marito e mio figlio saremo in un container con sette letti, quindi gli altri quattro posti saranno occupati da estranei». In realtà risulta da fonti e documenti ufficiali che i villaggi comunitari sono organizzati con stanze da due massimo tre posti, ma c’è grande confusione tra la popolazione sugli ostelli prefabbricati tanto che più di un cittadino lamenta i bagni esterni, quando in realtà risultano interni. In base alle informazioni fornite ufficialmente dalla protezione civile regionale anche ai consiglieri regionali, le strutture che saranno collocate nei campi misurano 45 per 25 metri, hanno sedici stanze per massimo 48 posti. I bagni sono sei per le donne e sei per gli uomini, più sei docce complessive, ossia tre ciascuno. In comune anche la cucina, il refettorio, la sala, la lavanderia e spazi deposito. Ma la condivisione degli spazi non convince: «Sappiamo – spiega Simona che viveva nella zona rossa di Norcia – che per le casette ci vuole del tempo ma chiediamo almeno dei container singoli perché non è giusto condividere le proprie giornate con persone che non fanno parte della famiglia».
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TUTTO SUL TERREMOTO
Riaprono le scuole ma i viaggi in pullman sono un rebus Dello stesso parere Aurora, nursina di 39 anni, e un figlio che frequenta l’istituto professionale di Cascia: «Meglio i container del ’97 almeno si stava in famiglia e non con persone che neanche si conoscono». A farle eco c’è Guerrino, sessantenne, che spiega: «In famiglia abbiamo una donna di 90 anni, l’abbiamo mandata a Roma e noi ci siamo comprati una roulotte ma come la tengo un’anziana con disabilità nel container collettivo? Noi non vogliamo recinti, chiediamo che rapidamente vengano rimosse le macerie dal centro di Norcia, che venga allestito uno spazio per i bambini e che la protezione civile – va avanti – si schiarisca le idee». Al Coc di Norcia, dove si sono ritrovati gli sfollati, sono emersi anche disagi per il rientro a scuola: «Riprono le scuole – dice sempre Aurora che è assistiti in un albergo di Ponte San Giovanni (Perugia) – ma le strade non sono praticabili e i viaggi lunghissimi, per cui non so come farà mio figlio a frequentare l’istituto professionale di Cascia, peraltro trasferito a Roccaporena». Lunedì, infatti, riprenderanno le lezioni anche a Norcia, Cascia e Preci ma c’è chi è obbligato a fare altre scelte, come Giada 34enne di Norcia, madre di tre figli: «Ho un figlio alle elementari e uno alle media sono a Martinsicuro da familiari e vista la situazione frequenteranno lì l’anno scolastico. Noi viviamo in albergo a Ponte San Giovanni per ora ma vediamo cosa fare, ho anche una bimba di due anni che al momento è dai nonni a Roma e che vorrei riavere con me».
Freddo e neve I disagi non mancano e a complicare l’emergenza nelle ultime ore ha pensato anche la neve caduta anche sotto i mille metri. La Forestale ha infatti reso noto che a Nottoria di Norcia (altitudine 950 metri) sono caduti i primi fiocchi, gli stessi che hanno imbiancato Poggioprimocaso (Cascia) dove sfila l’unica via di collegamento stradale per Norcia, la stessa di Rocchetta. Neve anche a Castelluccio dove sabato mattina è stato ompiuto un volo di ricognizione dagli stessi forestali che a bordo di un elicottero e insieme alla protezione civile hanno compiuto un sopralluogo al cimitero del paese, evacuato giovedì, per verificare le condizioni sanitarie che non risultano critiche.
La visita del vescovo Fontana Sabato mattina nella città di San Benedetto è anche tornato il vescovo Riccardo Fontana, che ha a lungo retto la diocesi di Spoleto-Norcia, seguendo peraltro le pratiche degli interventi seguiti al sisma del ’97 anche per la basilica di San Benedetto e la concattedrale di Santa Maria di Norcia, entrambe distrutte dal terremoto. Con lui monsignor Renato Boccardo e i vigili del fuoco che hanno accompagnato i due presuli e il parroco don Marco Rufini all’interno della zona rossa. Grande la commozione del vescovo Fontana sia di fronte ai volti dei fedeli stremati dal terremoto che al cospetto della distruzione provocata dal sisma del 30 ottobre: «Norcia di fronte alla facciata della basilica ha sempre onorato San Benedetto e la sua santa sorella Scolastica, serve coraggio che in questa terra non manca e il vescovo Boccardo è molto coinvolto e ce la sta mettendo tutta».
Salvati otto allevamenti Dalla Regione fanno poi sapere che negli ultimi quattordici giorni sono stati complessivamente trasferiti, con il supporto dei veterinari e del personale del Soccorso alpino e degli uomini della Forestale circa mille ovini (di cui 700 in transumanza) e 200 bovini (di cui 100 in transumanza) provenienti da Castelluccio e da stalle gravemente lesionate per un totale di otto allevamenti. Dal 31 ottobre all’11 novembre sono stati compiuti 148 sopralluoghi negli allevamenti dei per rilevare i danni alle stalle e alle strutture funzionali, come fienili e magazzini, finalizzati all’assegnazione di strutture temporanee. Sono stati quindi raccolti i bisogni legati alla salute degli animali e alla necessità di approvvigionamento di acqua, fieno e mangime e sono state verificate le condizioni di attività degli impianti di produzione industriale e artigianale presenti sul territorio. Intanto, il personale della direzione regionale dell’Agricoltura e del Corpo Forestale, unitamente alle associazioni di categoria, ha garantito agli allevamenti lesionati l’acqua e lo stoccaggio e la distribuzione di fieno e mangime proveniente da donazioni. Contemporaneamente alla raccolta dei bisogni legati alla salute degli animali, sono state individuate dai veterinari del Coar tre stalle inutilizzate da tempo – con capacità di ricovero per mille ovini e 150 bovini – che, dopo le opportune verifiche di agibilità, sono state attrezzate dall’Agenzia forestale regionale e destinate dopo la verifica di adeguatezza dei servizi veterinari della Ausl 2, a ricovero di “appoggio” ad uso temporaneo degli allevatori con stalle distrutte o provenienti da aree da evacuare. Inoltre, è stata raccolta la disponibilità di tre allevatori locali ad ospitare nelle loro stalle il bestiame proveniente dalle stalle lesionate. Sono in corso verifiche, comprensive di accertamento di agibilità, per acquisire la disponibilità di ulteriori due stalle di “appoggio” con capacità di ricovero per ovini, bovini ed equini.
Diecimila scosse tra Norcia, Preci e Cascia Il servizio geologico della Regione ha messo online come “open data” i dati relativi ai mesi della crisi sismica da agosto a ottobre 2016. Sono stati registrati 9.914 eventi sismici nei comuni di Norcia (8863), Preci (962) e Cascia (82). Dal 24 agosto ad oggi, informa il responsabile regionale della rete sismica regionale, Andrea Motti, sono state effettuate molte attività per far fronte alle diverse necessità: 2.016 ore di servizio prestato durante le fasi di emergenza con un massimo giornaliero operativo di sei tra geologi o sismologi, 3.600 telefonate ricevute a cui si sono fornite informazioni, 180 sopralluoghi geologici di verifica, dodici indagini geofisiche e relazioni geologiche, 1.600 fotografie di documentazione, 4 mila chilometri quadrati di cartografia geologica di dettaglio tra Umbria e Marche fornita agli Enti pubblici e di ricerca.
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