Mattarella a Norcia col vescovo Renato Boccardo (foto F. Troccoli)

di C.F.

«Ritardi anche causati dalla legge che ha messo e mette sullo stesso piano tutti i cittadini e tutti i comuni, a prescindere se il danno si è verificato dentro o fuori dal cratere sismico o se i proprietari delle case sono cittadini residenti o non residenti». Lo scrive il Comitato rinascita Norcia in una lettera inviata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella in occasione del sesto anniversario della sequenza sismica iniziata il 24 agosto 2016 e terminata a gennaio 2017, denunciando «i gravi ritardi nella ricostruzione soprattutto delle opere pubbliche, dei servizi e dei beni ecclesiastici».

«Ricostruzione, andava data priorità a zone dell’epicentro» Il Comitato scrive a Mattarella non solo perché la legislatura è in scadenza, ma anche alla luce «della vicinanza dimostrata in occasione dell’inizio del suo secondo mandato, quando è venuto nuovamente a Norcia per costatare di persona lo stato della ricostruzione». Da qui la contestazione sulle regole della ricostruzione, che generano rabbia di fronte a «ritardi che appaiono sempre più ingiustificabili specialmente se la situazione viene raffrontata con altre realtà terremotate, soprattutto per quanto riguarda le opere pubbliche». Quindi la stigmatizzazione per il medesimo iter e la medesima priorità con cui sono state trattate le pratiche degli edifici danneggiati dal sisma: più chiaramente il Comitato evidenzia come «nei primi anni del dopo sisma, gli Uffici speciali della ricostruzione sono stati impegnati dalle pratiche di abitazioni e opere pubbliche poste anche a più di 150 km dall’epicentro sismico. Tutto ciò a discapito dei cittadini che si vedevano scavalcati da realtà più fortunate della nostra. Il risultato – sottolinea il Comitato – è sotto gli occhi di tutti. Molti centri sono ancora da ricostruire, sommersi in alcuni casi dalle macerie, mentre vediamo ricostruite già da anni, le case, le scuole o altre opere pubbliche a Perugia, Fermo, città appena sfiorate dal sisma». Un’impostazione, questa, che il Comitato considera «sbagliata, perché non viene data la precedenza alle zone dell’epicentro sismico o quanto meno del cratere. Il permanere di questa situazione non è più comprensibile da noi terremotati».

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