Nuovi veleni spuntano dalla discarica

di Marco Torricelli

Quando ci parli, ti colpiscono due cose: la rabbia e la paura. Entrambe forti. E capisci, o almeno ci provi, perché la faccenda potrebbe essere molto più grave di quanto sembri.

«Niente nomi» Gli telefono e lui mi dice: «Vediamoci di persona, che è meglio». Ovviamente vado e lui chiarisce che «qui la questione è seria e io ho due figli che devono lavorare. Quindi ti faccio vedere le carte, ma tu non fai nomi e non le pubblichi, perché il pane viene prima di tutto».

Il racconto L’uomo è anziano. E pure incazzato. Ma ha paura e la cosa ha la sua importanza. Il nome, quindi, me lo invento. Diciamo che si chiama Italo e che ha un piccolo pezzetto di terra che sta proprio di fronte alla discarica di Valle. In mezzo ci sta il tunnel ‘Tescino’. Sì, la ‘galleria dei veleni’.

LA STORIA DELLA ‘GALLERIA DEI VELENI’

La rabbia Pure a lui hanno detto, come ad altri, che «le uova delle galline che allevavo non potevano essere mangiate». Ma con lui la Asl2 è andata oltre: «Mi hanno preso le galline – racconta – le hanno portate ad Orvieto, le hanno ammazzate e poi bruciate» e lui ha anche dovuto «pagare le spese, ecco la ricevuta», che ovviamente resta una cosa tra noi. Ma che esiste.

I bambini La cosa è successa a marzo «e la sera prima – racconta ‘Italo’ – la mia nipotina aveva mangiato le ennesime due uova, che le piacevano tanto, delle mie galline», ma i prelievi su quel terreno la Asl2 «li aveva fatti a giugno del 2013, nove mesi prima». Per tutto quel tempo «lei e il suo fratellino mi hanno continuato a ripetere quanto fossero buone quelle uova. E io, adesso – dice ‘Italo’ – sono terrorizzato».

La discarica E intanto, lì davanti, la discarica continua a crescere, anche se Italia Nostra e Wwf preannunciano una battaglia dura, anche attraverso segnalazioni dirette «alla procura della Repubblica e al ministero dell’ambiente».

LA DISCARICA CHE CRESCE: LE FOTO

L’orto Chiaro che ‘Italo’, in quel fazzoletto di terra, ci coltivava anche l’orto: «Pomodori, insalata e tutta quella roba lì – racconta – che abbiamo continuato a mangiare fino a quando non ci hanno detto che, sotto terra, circolavano metalli pesanti e veleni provenienti dalla discarica di Valle. Mesi, anni – dice – nel corso dei quali abbiamo mangiato veleno. Noi e i nostri piccoli».

I tempi La rabbia di ‘Italo’ nasce proprio da questo: «Ci hanno messo nove mesi per dirci che c’erano metalli pesanti e pericolosi nelle cose che facevamo mangiare ai nostri piccoli – dice – e dopo ci hanno spiegato che ‘per certe cose ci vuole tempo’. Poi hanno portato via tutto e mi hanno anche fatto pagare».

Gli animali ‘Italo’, però, va oltre: «Qui io allevavo anche altri animali – racconta – ma prima ancora che arrivasse la Asl2 mi avevano ‘convinto’ a smettere: mi hanno sgozzato e rubato capre e agnelli, tanto che ho capito che non era aria di andare avanti e ho lasciato perdere». Sospetti? «Tanti – dice – ma non li vengo certo a spiegare a te. Io ho famiglia e quei bambini, i miei nipoti, devono crescere con un padre e una madre».

I campi Ma c’è un’altra cosa che mi colpisce, mentre parlo con lui: i terreni, lì intorno, sono tutt’altro che abbandonati: «In quello si coltiva foraggio per l’alimentazione degli animali – dice ‘Italo’, indicando un appezzamento che confina con il suo – e lassù ci sono degli uliveti, uno dei quali produce addirittura un olio che ha conquistato la denominazione di origine protetta». Ecco, protetta.

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