Eccoli qui, i dati. Quelli delle ‘uova al veleno’ che sembrava non si trovassero. Ci sono e, forse, bastava cercarli nel posto giusto. Il ministero della salute, a chi li ha chiesti, li ha forniti.
I campioni Nel 2013, dice il ministero della salute, sono stati esaminati 22 campioni di uova prodotte da galline rurali allevate all’aperto ed è confermato che in quattro casi le analisi hanno dato un esito che viene definito «sfavorevole». Nel 2012, invece, in un campione di latte era stato trovato del piombo.
I risultati Stando alle analisi in quelle uova c’erano diossina e Pcb Ndl (Policlorbifenili) e, dice Andrea Liberati, di Italia Nostra, «il ministero della salute è in possesso di questi dati da mesi e, visto che giungono dall’istituto zooprofilattico Umbria-Marche, la Regione, da tempo, dovrebbe sapere molto al riguardo».
La denuncia Del tema, ricorda, «avevamo parlato pubblicamente già in marzo assieme al Wwf, ma il consumo umano di uova è proseguito tranquillamente, addirittura persino nelle zone contaminate, come le cronache hanno attestato».
La polemica Ora, dice Liberati, «queste informazioni, comprensive dello schemino predisposto dal ministero della salute, le poniamo a servizio dell’attento Comune di Terni e, segnatamente, del sindaco e del neo-assessore all’ambiente. Inoltre suggeriamo ai medesimi soggetti di farsi inviare dalla Asl o dal ministero della salute dati numerici disaggregati, chiarendo l’ubicazione di tutte le aree di prelevamento, classificando i contaminanti nelle uova conformemente a quanto previsto nelle ‘raccomandazioni europee’: negativo/soglia di azione-attenzione/positivo. Non è – conclude polemicamente – che si possa far tutto noi».
