Il professor Croce e Monsignor Paglia (foto Toni-U24)

di Fabio Toni

«Prospettive di ri-orientamento della realtà universitaria e dei poli di ricerca a Terni». Lo studio, commissionato dalla diocesi di Terni e svolto dalla società Sinloc di Padova, è destinato a scuotere il dibattito sulla presenza dell’università a Terni. I risultati sono stati presentati dal professor Giuseppe Croce, docente di Economia alla Sapienza, alla presenza del vescovo emerito Vincenzo Paglia. L’analisi ha messo a confronto la realtà ternana con una serie di casi-studio: Vicenza, Lucca, Forlì, fondazioni come la «città della speranza» e parchi scientifici e tecnologici distribuiti sul territorio nazionale. Le conclusioni presentate dal professor Croce sono sferzanti e racchiudono un imperativo: «Cambiare radicalmente rotta per evitare il fallimento dell’università a Terni».

Numeri modesti Dal rapporto emergono alcuni aspetti chiave. Primo fra tutti, lo scarso appeal dei corsi di studio, dimostrato dall’alta percentuale di studenti umbri (66% nell’anno accademico 2009-2010) e provenienti da regioni limitrofe (13% dal Lazio). L’anno scorso gli iscritti sono stati poco più di 2 mila, di cui la metà a Narni, mentre gli immatricolati ai corsi di Terni (economia, medicina e ingegneria) sono stati 180 (308 a Narni). Numeri che fanno temere una bocciatura rispetto ai criteri di valutazione e di accreditamento delle sedi e a quelli sanciti dalla spending review.

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Scarsa autonomia Secondo i dati offerti da Sinloc, il polo ternano non avrebbe raggiunto un sufficiente grado di autonomia nell’ambito dell’ateneo perugino, nonostante gli oltre 20 milioni di euro spesi nel corso degli anni. Di questi, 13 sono stati erogati dal comune fra il 2001 e il 2011, altri sei risultano spesi in precedenza per interventi strutturali e due milioni di euro sono stati posizione dal Consorzio universitario nel biennio 2010-2011. Tra le criticità, emerge anche la mancanza di obiettivi chiari e condivisi. L’assenza – secondo il rapporto – di una visione relativa allo sviluppo del polo ternano.

Soluzioni Il professor Croce le ha definite «condizioni necessarie e niente affatto sufficienti, per evitare il definitivo insuccesso dell’università a Terni». La prima proposta è una spinta ad investire nella ricerca negli ambiti delle biotecnologie mediche e della chimica verde e nelle scienze dei materiali. Attività da collegare con una didattica che sia a sua volta strutturata in maniera significativa sul territorio. Poi gli aspetti riguardanti la governance: la proposta è di chiudere l’attuale consorzio universitario, creando al suo posto una fondazione di ricerca dotata di autonomia e capacità progettuale. Un organismo di cui dovrebbero fare parte le istituzioni, le imprese e le fondazioni bancarie operanti sul territorio. «La fondazione – ha spiegato Giuseppe Croce – potrà ottenere risultati solo se sarà messa in grado di elaborare e gestire un piano di sviluppo della ricerca a Terni, con attività di raccolta di fondi, relazioni proficue sul piano nazionale e all’estero e, finalmente, la possibilità di stabilire relazioni di pari dignità con i partner, a partire dall’università di Perugia». Una relazione, quella con l’ateneo perugino, importante ma non più esclusiva, vista la possibilità di sottoscrivere collaborazioni con altri atenei anche sul piano della formazione.

Cesura profonda «Lo spunto – racconta il professor Croce – è nato dal convegno del giugno 2008 su chiesa e città. Le carenze riscontrate allora, sono ancora più evidenti oggi. Abbiamo un polo universitario strettamente dipendente dagli interessi legittimi, ma forti, dell’università di Perugia. Una realtà, quella ternana, gestita da un consorzio che ha funzionato come collettore di risorse. Altre realtà hanno saputo fare molto meglio di noi, anche con meno soldi a disposizione». A chi gli chiede perché, il professor Croce risponde addebitando lo status-quo dell’università ternana a scelte fallimentari come il decentramento ‘leggero’ e – soprattutto – alla «volontà di salvaguardare la logica degli equilibri fra gruppi di potere. Sull’altare di questi equilibri, che producono vantaggi solo a Perugia, questo territorio ha sacrificato diverse partite cruciali». La strada tracciata dal professor Croce è quella di una cesura profonda con il passato. «Per questo serve un cambio di rotta da parte delle istituzioni che ci governano», afferma.

«Serve coraggio e passione» «Sono vescovo emerito, ma ho diritto a dire la mia anche come cittadino onorario». Monsignor Paglia ci scherza su, ma poi fa capire che la posta in gioco è di quelle importanti. «Nel convegno del 2008 indicammo cinque grandi temi: l’acciaieria, l’ospedale, l’assetto amministrativo locale, l’integrazione fra scuole e immigrati e il sogno di una ‘grande Terni’ che abbracciasse tutte le realtà della Conca. Il tema universitario è un po’ il filo rosso che lega tutti questi aspetti». Poi sull’indagine: «Ci siamo avvalsi di un istituto qualificato per offrire un contributo al dibattito, mettendoci la faccia e tanta passione. Tutte le istituzioni devono prendere atto della situazione perché il rapporto ci dice che è ancora possibile ottenere grandi risultati, un futuro più solido e stabile. Tutte le realtà locali, però, devono avere il coraggio di raccogliere questa sfida che va a vantaggio della nostra terra, la terra che amiamo».

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