La statua di San Valentino

di M. To.

Un santo, una statua e un mare di polemiche. Anzi, di «chiacchiere false e tendenziose». Così, infatti, le definisce il Centro culturale valentiniano, che ha lavorato per realizzare e mettere a dimora la statua di San Valentino.

Le polemiche Perché fin da subito, intorno alla statua del santo patrono – e protettore degli innamorati – le polemiche non sono mancate: «È stata fatta della demagogia senza senso, dice la presidente del Centro culturale, Romilda Mastracchio – e si è arrivati ad accusarci di non aver usato i soldi per tappare le buche delle strade o per fare beneficenza».

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La statua La presidente racconta che «la statua doveva essere realizzata dal due scultori, manutentori del duomo di Siena, ai quali era stato chiaramente detto che volevamo inaugurarla il giorno di San Valentino di quest’anno». Poi, però, «i due scultori hanno fatto sapere che non ce l’avrebbero fatta e allora ci siamo rivolti alla ditta che poi ha realizzato il tutto, grazie alla maestria dellio scultore Tiberio Mursia, che ha materialmente dato forma alla statua».

I costi Anche su quanto sia effettivamente costata la statua, e su chi abbia sborsato quei quattrini, sono sorte leggende metropolitane di ogni sorta. Il vice presidente del Centro culturale valentiniano, Emiliano Buccetti, prova a fare chiarezza: «La statua è costata 40mila euro, Iva e messa in sede compresi». Anche perché il pastorale della statua è stato realizzato in acciaio grazie alla collaborazione della Acciai Speciali Terni che ha fornito il materiale e del Polo mantenimento armi leggere che ha provveduto alla realizzazione della parte superiore.

Chi paga «4.500 euro li ha messi a disposizione la parrocchia di San Valentino, 3.000 l’associazione culturale Wa No Kai di Tokyo, con cui siamo in contatto per iniziative comuni, 2.000 la Provincia romana dei carmelitani scalzi, 2.000 il Lyons Club San Valentino, 2.000 Superconti, 1.500 la Camera di commercio, 1500 una fedele parrocchiana e 1.000 la famiglia Micheli». E fanno 17.500 euro «ai quali si aggiungono gli oltre 10mila che sono già arrivati attraverso piccole donazioni, provenienti da tutta Italia, da parte dei tanti che sono devoti a San Valentino»

Il resto? A conti fatti, insomma, più o meno il 70% della statua è ‘pagata’. Ma che succederà se le generose donazioni dei fedeli non permetteranno di arrivare al totale? «Vorrà dire che il resto – dice la presidente Mastracchio – ce lo metteremo noi». Dove ‘noi’ sta per «il direttivo del Centro culturale valentiniano, mentre diocesi e enti locali «non hanno avuto nessun ruolo, se non di sostegno morale, peraltro molto importante, nell’iniziativa».

Il vescovo A proposito di diocesi, proprio il vescovo Ernesto Vecchi, aveva rifilato una bacchettata al Centro culturale valentiniano: «San Valentino non è mica un patrono parrocchiale – aveva detto Vecchi – ma la sua dimensione diocesana deve essere sempre presente in chi si avvicina alla sua figura ed al suo spessore civico ed istituzionale, che mica vorremo festeggiare a cioccolatini». Ma la presidente Mastracchio non ci sta: «La dimensione diocesana ci è molto chiara, ma le nostre iniziative non possono prescindere dalle nostre, esigue, possibilità economiche e, anzi, siamo molto orgogliosi di ciò che riusciamo a fare senza pesare sulla casse diocesane».

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