«È un resoconto di un viaggio che ho intrapreso e di cui volevo dar conoscenza. Lo sport può aiutare ad unire le persone». Così lo scrittore Antonio Falda nelle sale della Bct di Terni sabato mattina ha presentato il suo libro ‘Per la libertà. Il rugby oltre le sbarre’.
Il viaggio «Terni è stata la seconda esperienza – racconta Falda – ed infatti è il secondo capitolo del libro. Rispetto alla precedente (a Nisida in provincia di Napoli, ndr) che si era svolta in un carcere minorile è stata sicuramente più forte, quella che mi ha lasciato un groppo in gola difficile da mandare giù, anche a distanza di ore e di giorni». All’incontro era presente anche il vicepresidente della Federazione Italiana Rugby, Antonio Luisi e per il Comune di Terni il vicesindaco Francesca Malafoglia.
A Sabbione L’idea del libro nasce dalla voglia di raccontare la forza del rugby in un ambiente come il carcere. «In ogni cosa – ha spiegato l’autore – bisogna trovare il momento giusto, forse anche il coraggio. Mi sono dovuto sentire abbastanza coinvolto, tanto quanto ero indeciso prima. Indeciso perché sentivo il peso di una cosa importante. Nel libro, e nel capitolo dedicato a Terni, nomino la direttrice del carcere, la dottoressa Pellegrini, gli educatori Marta, Jacopo e Valerio, ovviamente nomino Bimbo che è anche ritratto sulla copertina. Ma non cito mai i detenuti, ed è stata una mia scelta precisa. Volevo trovare una risposta ai quesiti che avevo in mente. Ho parlato con quasi 200 ragazzi, come fossero una cosa sola. Il mio obiettivo era capire cosa succede a ognuno di loro quando gioca a rugby e quanto il rugby modifica il comportamento. Capire il rapporto tra il rispetto delle regole nello sport e il rispetto delle regole smarrite nella vita. Il senso di squadra che annulla le differenze di razza e l’appartenenza ai vari clan. Cosa vuol dire rispettare l’arbitro e se stessi. Perché il rugby è speciale? Il fatto che si segna passando sempre all’indietro perché serve comunque un sostegno».
