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il consiglio 'occupato'

di F.T.

Faccia a faccia. Da una parte i dipendenti che hanno ‘invaso’ il consiglio provinciale: sul piede di guerra e, soprattutto, preoccupati per il proprio futuro. Dall’altro gli amministratori. Impegnati, come il vicepresidente Vittorio Piacenti D’Ubaldi, a spiegare che, con questa costanza nei tagli, è stato già un risultato tenere in piedi la ‘baracca’.

La protesta, preannunciata, è sicuramente riuscita. Gremita la sala consiliare di palazzo Bazzani, da quegli stessi lavoratori che si interrogano su cosa accadrà se le province verranno ‘cassate’. Risposte che non potevano venire dall’assemblea di lunedì e neppure dalla riunione, con lo stop dei lavori del consiglio, fra una delegazione dei dipendenti e i capigruppo presenti. Un incontro in cui lavoratori e sindacati hanno ribadito le richieste, note e puntuali.

La risposta Di fronte agli attacchi di questi giorni, il vicepresidente Vittorio Piacenti ha snocciolati le cifre che disegnano un quadro particolarmente penalizzante per l’ente. A partire dal calo delle entrate totali: da 57,16 milioni di euro nel 2008 a 42,13 milioni nel 2012 (-26,30% contro il -10% della media Upi nazionale). Tagli – ha spiegato Vittorio Piacenti – accompagnati da una contrazione della spesa corrente (-24% dal 2008 al 2012, contro il -11.6% nazionale) e di quella in conto capitale (-77,60% a Terni contro il -44,39% Upi).

Costi nel mirino Ma il capitolo più spinoso sul piano politico e sindacale è quello relativo ai costi per alcune figure politiche e dirigenziali che contribuirebbero a far lievitare il conto. «Dal 2008 al 2013 la spesa per il personale è diminuita dal 16,18 a 12,8 milioni di euro con 58 unità in meno – risponde l’assessore Piacenti – I dirigenti sono diminuiti da nove a sei, le spese per collaborazioni esterne hanno ricevuto un drastico ridimensionamento, mentre sono state azzerate quelle di rappresentanza, per convegni e pubblicità. Tutto ciò senza intaccare lo stipendio medio dei dipendenti e, anzi, aumentando l’indennità accessoria».

Polli Prima di lui, e prima di andare a Roma per parlare di Basell, è intervenuto il presidente Feliciano Polli che ha difeso il ruolo delle province: “la battaglia per mantenere questa istituzione nella nostra città, riguarda tutti e le divisioni non servono a nessuno. La riforma della pubblica amministrazione – ha detto Polli – deve essere seria e complessiva”.

«Vertenza complessiva» Vittorio Piacenti prova ad allargare la prospettiva. Per questo invoca «una vertenza complessiva del comparto pubblico regionale». Il presupposto è che «i dipendenti delle province non possono essere considerati di serie b». Tema cardine: la gestione e il finanziamento delle deleghe. «Sempre di più, e anche da noi, le regioni si sono affidate alle province per gestire tutta una serie di servizi e funzioni – spiega – Ma è paradossale, e l’ha detto anche il Tar del Lazio, che le province con più deleghe siano state quelle più penalizzate dai tagli». Come a dire: lavoro di più e mi paghi di meno. «L’altra necessità – aggiunge l’assessore – è che la regione garantisca il finanziamento delle deleghe. Oggi abbiamo più funzioni da svolgere, ma con meno risorse. Per questo il confronto, anche sindacale, deve essere a tutto campo. Per evitare che il peso sempre meno sopportabile dei tagli, gravi solo sulle spalle dei dipendenti delle province».