La zona della montagna di Cesi

Due appuntamenti da non perdere con il sottosuolo della montagne ternane, in particolare per la zona di Cesi. Sabato 4 giugno a Cesi  all’auditorium San Michele Arcangelo, alle 18, e poi l’11 giugno, al Centro Visite e Documentazione di Carsulae alle 16. Augusto Rossi e Simona Menegon dell’associazione ‘Culture sotterranee’, Lucio Di Matteo del Dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università di Perugia e Paolo Forconi, speleologo ed esploratore, presentano i risultati di ‘L’ambiente ipogeo della Montagna di Cesi’, un progetto di ricerca partito nel 2014 con il sostegno della Fondazione Carit, che prevedeva il monitoraggio in continuo per almeno un anno di temperatura ed umidità in alcune grotte significative del massiccio di Cesi e misure di flusso dell’aria in uscita ed entrata dalle cavità.

Circolazione dell’aria I risultati del lavoro rappresentano un passo avanti nella comprensione delle circolazioni d’aria nel sistema carsico cesano. Un accurata e rigorosa ricerca sui documenti storici, portata avanti in parallelo, ha mostrato come in effetti il lavoro si ponga sulla scia di un interesse scientifico nei confronti delle grotte di Cesi che è testimoniato fin dal 1500. Le forti correnti d’aria che caratterizzano queste cavità hanno stimolato nei secoli scienziati e viaggiatori, che hanno lasciato memorabili resoconti di esplorazioni in grotte cesane e dettagliate misure termiche. La prima fu fatta nel 1773.

Fama internazionale Le grotte di Cesi godevano di fama internazionale, venivano considerate tappa importante per viaggiatori di tutta Europa, attirati anche dalla particolarità delle canalizzazioni dell’aria costruite per rinfrescare le case, e punto di riferimento per gli studiosi che si cimentavano nell’affrontare l’argomento dei venti sotterranei. Su quest’ultimo tema è stato ritrovato in un antico libro del 1250, tentativo di spiegare la fenomenologia delle correnti d’aria, nonché uno spunto di discussione sul progresso della percezione e l’interpretazione dei fenomeni eolici dal medioevo ad oggi. Inoltre le descrizioni dettagliate che si trovano, per posizione e morfologie riportate, fanno pensare che di alcune delle grotte si siano con il tempo perse le tracce, forse a causa di frane che possono averne occluso gli ingressi.

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