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Quasi tre ore e mezza di viaggio per arrivare da Roma Termini a Orte, per poi proseguire verso Terni. E’ stata una vera e propria odissea quella vissuta dai pendolari umbri il primo marzo scorso. Il tutto per dei problemi della linea ferroviaria a quanto pare all’altezza di Settebagni. «In molti volevo tirare il freno di emergenza», è il racconto di un viaggiatore che ha preso parte al viaggio.

Il racconto «La presente per denunciare gli incredibili avvenimenti accaduti la sera del primo marzo sulla linea Roma Termini-Orte». Inizia così la lettera firmata con cui un pendolare vuole denunciare la situazione che si è venuta a creare tra ritardi, convogli bloccati e richieste di spiegazioni per la maggior parte non ascoltate. «Abbiamo impiegato tre ore e trenta minuti per percorrere il tragitto Roma Termini-Orte all’interno del treno RV 2328 Roma Termini-Ancona. Un treno che, anche a detta del funzionario della sala operativa della questura di Roma, non sarebbe dovuto partire».

Il problema a Settebagni «Il treno parte con gravissimo ritardo da Roma Termini, almeno trenta minuti, e impiega un’ora per percorrere il tragitto Roma Termini-Settebagni con numerose soste. Per più di un’ora e mezza non avviene alcun tipo di annuncio e il capotreno risulta irreperibile. Alle 20 il sottoscritto, anche assistendo una donna in preda a forte ansia, chiama il numero di emergenza 112. L’operatore mi dice che mi visualizza in località Fidene pertanto alle 20 dopo un’ora e mezza siamo ancora dentro Roma. L’operatore del 112 smista la mia chiamata per competenza alla questura di Roma».

La questura «Il funzionario della questura – prosegue il pendolare – dice di aver ricevuto decine di chiamate anche da altri treni e mi spiega che dalle 15 la Rete Ferroviaria Italiana ha la linea Roma Termini-Settebagni bloccata e che il disservizio è noto da ore. Mi dice che tramite la Polizia ferroviaria cercherà di sollecitare il capotreno a svolgere un’azione informativa. Anche lui concorda sul fatto che con una linea bloccata il treno non sarebbe dovuto partire e si dovevano predisporre servizi sostitutivi. Il funzionario è molto gentile, alle 20:15 molto preoccupato della situazione mi richiama sul mio cellulare per sapere se ci sono situazioni di pericolo ed emergenza. Mi chiede se si è fatto vivo qualcuno e posso rispondere che solo alle 20:05 il capotreno ha provveduto ad informarci che il treno sarebbe passato sulla linea lenta. Gli spiego che la cosa è psicologicamente insostenibile in quanto ci sono persone disabili, anziane, in piedi e bambini che piangono».

Crisi d’ansia Intanto sul treno la situazione rischia di degenerare anche perché «una signora che mi siede accanto è in preda a crisi di ansia, si sfiora lo psicodramma: personalmente ho provveduto a placare gli animi di persone che in preda al panico volevano azionare freno e aperture di emergenza e scendere alla stazione di Poggio Mirteto, oppure che stavano aggredendo verbalmente il capotreno». Poi l’arrivo a Orte alle 21:15. «Vengo finalmente identificato dalla Polizia ferroviaria – prosegue il passeggero – a bordo treno e vengo invitato a presentare formale denuncia. La polizia è presente in gran numero sul binario di Orte perché decine sono state le chiamate da parte dei passeggeri. L’atteggiamento del capotreno non è adeguato alla situazione: è sfuggente e declina le responsabilità della propria azienda. Il treno giungerà a Terni solo alle 21:48 ma per Rfi il ritardo è di soli 80 minuti invece di almeno 120. I viaggiatori non sono stati assolutamente assistiti né informati».