Monsignor Ernesto Vecchi

di Marco Torricelli

Dire che è stato un fulmine a ciel sereno, no, non sarebbe giusto. Anche perché monsignor Ernesto Vecchi, l’amministratore apostolico della Diocesi, aveva detto con chiarezza che ‘anche’ il personale era un problema da affrontare, tra i tanti con cui deve fare i conti. Ma, insomma, sapere che a quel personale, per il momento almeno, non vengono pagati gli stipendi, no, non è un bel segnale.

L’allarme La paura serpeggiava da tempo, tanto che alcuni dipendenti si erano rivolti, mesi fa, niente meno che alla Cgil. Avevano capito che la situazione si stava complicando, quando avevano prospettato loro l’ipotesi del contratto ‘di solidarietà’: orario e, conseguentemente, stipendio ridotto. Era stata la conferma che le reali condizioni delle casse della diocesane non fossero proprio floride: «Monsignor Vincenzo Paglia – aveva raccontato uno di loro – ci ha sempre rassicurato, ma adesso abbiamo davvero paura».

La scadenza Di solito la Diocesi pagava gli stipendi ai primi del mese, ma il bonifico di aprile non è arrivato. E la paura, tra i dipendenti, cresce. Anche se Alfredo Pallini, che della Diocesi è l’economo, getta secchiate d’acqua sul fuoco: «Vorrei tranquillizzare tutti – dice, confermando la cosa – e invitare i dipendenti a stare sereni se ci sarà qualche giorno di ritardi nel pagamento degli stipendi». Beh, sì, però forse quella gente vorrebbe di più, rispetto ad una rassicurazione: «Io le garantisco che stiamo lavorando, tutti, nel pieno rispetto delle direttive di monsignor Vecchi, per mettere in ordine tutto».

Le banche Però, per dirla tutta, circola anche la voce di una qualche difficoltà, per la Diocesi, anche nei rapporti con le banche che, ultimamente, avrebbero creato qualche problema: «Con gli istituti di credito – spiega Pallini – il rapporto è quello di una normale interlocuzione». Cioè? «Quello che è normale in un periodo come questo, nel quale, se lei fa un giro per le aziende, tutte le diranno quali difficoltà incontrano nel rapporto con le banche». L’interpretazione, ovviamente, è libera.

La promessa Ovvio, però, che questa carenza di liquidità non è un fatto che può essere derubricato a ‘secondario’ con eccessiva disinvoltura: «Certo che no – concorda l’economo della Diocesi – ma le ripeto che non c’è nessuna volontà particolare di agire in questo modo. Si tratta, da parte di tutti, di rendersi conto che si sta lavorando, con grande impegno, per risolvere una situazione che si era fatta difficile, ma vedrà che presto tutto si risolverà nel migliore dei modi». Tutto sta a capire se queste parole basteranno a tranquillizzare chi, con quei soldi, ci campa.

I rapporti Un dettaglio, non trascurabile, è rappresentato dal fatto che, tra il personale che lavora in piazza del Duomo e dintorni, c’è una qualche difficoltà: se quello della Diocesi – dopo le dimissioni dei due indagati, Luca Galletti e Paolo Zappelli, dovrebbe trattarsi di una dozzina di persone – dovrà avere pazienza; quello dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero – tre o quattro persone, tra sacerdoti e laici – non hanno problemi: il loro stipendio è assicurato, perché arriva direttamente da Roma. E la cosa potrebbe provocare qualche tensione.