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5 febbraio 2013 Ultimo aggiornamento alle 10:31

Terni, diocesi nella bufera e fedeli spaesati per l’arrivo dell’amministratore apostolico

Il timore è di dover «riscrivere la storia»: conti in profondo rosso e 27 dipendenti pronti a dare battaglia, chiedendo il contratto di solidarietà. Che sancirebbe la crisi

Terni, diocesi nella bufera e fedeli spaesati per l’arrivo dell’amministratore apostolico
Monsignor Ernesto Vecchi

di Marco Torricelli

Una voragine. Quella che si è aperta sotto i piedi della Chiesa ternana non sarebbe una semplice crepa. Ecco perché, sette mesi dopo la ‘promozione’ di monsignor Vincenzo Paglia – vescovo di Terni, Narni e Amelia per dodici anni – si potrebbe essere vicini al redde rationem. Con tutte le conseguenze del caso. Perché in quella voragine qualcuno rischia davvero di finirci dentro. E di farsi male.

La crisi Ed ecco perché, senza far finta di niente, sarà bene non sottovalutare la decisione di inviare a Terni, invece di un nuovo vescovo, un amministratore apostolico: monsignor Ernesto Vecchi. Ecclesiastico di lungo corso e uomo esperto – ha 77 anni – è atteso da un compito di quelli che, come si dice in questi casi, fanno tremare i polsi. Mentre ci sarà bisogno di mano ferma, cuore saldo e mente fredda. Perché il muro di silenzio comincia ad incrinarsi e quella che si intravede, dall’altra parte, è una parete di cartapesta con dietro il nulla. Una scenografia. Traballante.

Inquietante Lo scenario è inquietante. Soprattutto se si va a leggere il codice di diritto canonico – cioè l’insieme delle norme giuridiche formulate dalla Chiesa – che al comma 2 del canone 371 dice questo: «L’amministrazione apostolica è una determinata porzione del popolo di Dio che, per ragioni speciali e particolarmente gravi, non viene eretta come diocesi dal sommo pontefice e la cura pastorale della quale viene affidata ad un amministratore apostolico, che la governa in nome del sommo pontefice». Ragioni speciali e particolarmente gravi: difficile pensare che si tratti dell’acquisto di uno stock di ceri per l’altare.

Il buco Prima si è cominciato a parlare di cifre a cinque, poi a sei zeri. Adesso qualcuno punta il dito in alto, ma non per indicare il cielo: «Sette, sono addirittura sette, gli zeri». I numeri sarebbero impietosi e racconterebbero una storia diversa da quella che, per anni, è stata propinata: «Temo che saremo costretti a riscriverla, quella storia – racconta un laico molto vicino agli ambienti ecclesiastici – e credo che saremo in molti a dover chiedere scusa per aver, quanto meno, assistito passivamente ad una gestione che è andata molto oltre la cura delle anime». Esempio ne è la vicenda che, finita in Tribunale, ha portato la giudice Maria Letizia De Luca a condannare la diocesi, in primo grado, alla restituzione ad una famiglia ternana di un immobile e il terreno nel quale si trova, a Collevalenza, ed è sede di una struttura ricettiva destinata al turismo religioso.

Il personale Ai primi contatti, molto informali, pare non abbiano fatto seguito proposte concrete e non è affatto escluso che decisiva sia risultata l’iniziativa assunta da qualcuno dei 27 dipendenti – sì, sarebbero 27, suddivisi in due società distinte, una con 15 e una con 12 – di rivolgersi ai sindacati. La proposta, di trasformare i contratti da full-time a part-time, sarebbe stata subito stoppata con un rilancio: «Attiviamo le procedure per il contratto di solidarietà. Dodici mesi, concordando le ore lavorative e la quota percentuale di retribuzione corrispondente. E se un anno non sarà sufficiente a risanare le cose, si può chiederne un altro». Ma fare questo significherebbe trattare, appunto, con i sindacati e, soprattutto, dichiarare apertamente lo stato di crisi.

La verità Per avere un nuovo vescovo, comunque, i ternani (ma anche i narnesi e gli amerini) dovranno aspettare ancora un bel po’. Se tutto va bene, infatti, la missione di monsignor Ernesto Vecchi è destinata a durare qualche mese e dovrà essere svolta con quel rigore che gli viene riconosciuto. Per un doppio ordine di motivi che, a ben vedere, con le questioni apostoliche poco hanno a che fare: il primo è senza dubbio quello di rimettere in sesto le casse della diocesi; il secondo è di farlo tenendo presente che, da quello che emergerà, potrebbe dipendere la carriera dell’ex vescovo Vincenzo Paglia, i cui rapporti con i vertici vaticani ed in particolare con il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, vengono dati in pericoloso raffreddamento. Paglia che, in qualità di presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, è intervenuto sulla questione delle coppie omosessuali, recentemente ha ricordato che, per i cattolici, «la vittoria è nella verità». Appunto.

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