di Fabio Toni
Il colpo in zona cesarini non è riuscito e ora la battaglia entra per forza di cose in una nuova fase. I cittadini di Arrone hanno tentato di appellarsi all’ultimo baluardo, la provincia di Terni, che – cum grano salis – non se l’è sentita di imporre lo stop alla costruzione della centrale a biomasse in località Isola. Una scelta a suo modo comprensibile, dopo ben quattro conferenze dei servizi e decine di pareri favorevoli – anche da parte degli enti più direttamente coinvolti dall’opera – e con un iter che sembra scorrere nell’alveo della legalità.
La manifestazione Venerdì mattina oltre duecento cittadini della Valnerina, supportati dal comitato ‘No inceneritori’ e dai residenti di Avigliano Umbro, quest’ultimi coinvolti in una vicenda analoga, hanno manifestato in corteo da palazzo Spada fin sotto la sede di Provincia e Prefettura. Armati di striscioni e cartelli, hanno lanciato slogan e parole d’ordine al grido: «Noi centrale non la vogliamo».
Impianto irrazionale In effetti anche solo ipotizzare che una centrale da 930 kilowatt, destinata bruciare oli vegetali di palma e colza, possa sorgere a poche decine di metri dal parco fluviale del Nera e a un paio di chilometri dalla Cascata delle Marmore, in un’area a forte vocazione turistica e nota per le sue qualità ambientali, appare quantomeno discutibile. Ancora di più se si pensa ai tanti residenti della zona, alle imprese agroalimentari e alle strutture ricettive. Ma non era proprio possibile trovare di meglio?
Il ritardo «Forse se queste iniziative fossero partite due anni fa, oggi non saremmo a questo punto». Questo il libero pensiero che l’assessore provinciale, Fabrizio Bellini, ha rivolto ai rappresentanti del comitato ‘Salviamo la Valnerina’. Che lamentano di non essere mai stati informati sul progetto della centrale, nato nella primavera del 2011 e approvato ad agosto dello stesso anno. L’impressione, al di là di tutto, è che la portata della questione sia stata sottovalutata sin dall’inizio. A cominciare dai luoghi e dalle istituzioni più direttamente coinvolte nella vicenda. Non è un caso che il comune di Arrone si sia espresso favorevolmente sulla costruzione, salvo poi fare dietrofront, con un atto di indirizzo votato lo scorso febbraio, contro l’edificazione di impianti inquinanti sul territorio. Una scelta politica tardiva e non vincolante, motivata anche e soprattutto dalla protesta che aveva iniziato a montare in Valnerina.
Permesso scaduto Alla società Espandy, proprietaria dell’impianto, sono stati concessi sei mesi per ultimare la costruzione. I lavori sono in fase avanzata, ma non si concluderanno prima del termine, che è destinato a scadere proprio in queste ore. Un punto su cui avevano fatto leva i rappresentanti del comitato civico per bloccare l’intero iter. Una speranza andata delusa. «La proroga dei termini è un fatto quasi automatico – afferma il dirigente della provincia Paolo Grigioni – basta che l’azienda presenti un’istanza in cui motiva le ragioni del ritardo. Lo stop è una strada impraticabile e piena di rischi legali. La stessa normativa è stata pensata per evitare speculazioni sui terreni, non per impedire la costruzione degli impianti».
Le strade da percorrere Dopo aver riordinato le idee, ai cittadini e al comitato non resta che puntare su un monitoraggio costante della situazione, con il supporto degli enti locali, dell’Asl e dell’Arpa. Fra le proposte, quella di un tavolo tecnico aperto anche ai rappresentanti del comitato civico ‘Salviamo la Valnerina’. E quando si parla di monitoraggio ci si riferisce soprattutto alla provenienza degli oli che verranno bruciati nell’impianto, alle emissioni, alle conseguenze per la salute dei cittadini e per l’ambiente. «Attualmente l’iter è legale – ha detto l’assessore Bellini agli esponenti del comitato – ma se ci sono dati oggettivi, problemi o semplicemente qualcosa che non vi torna, la legge e le istituzioni sono dalla vostra parte per approfondire ogni aspetto». Intanto il comitato si dice «pronto a chiedere chiarimenti all’Asl» in ordine al nulla osta concesso a suo tempo, «per capire che tipo di valutazione sanitaria sia stata fatta». La battaglia è destinata a proseguire.
