Il convegno sul gioco

di Cesare Antonini

Il tema è quanto mai attuale: il gioco. Per parlarne, la Provincia di Terni ha promosso un convegno – ‘A carte scoperte: norme, regole ed impatto sociale di un fenomeno ampiamente diffuso sul territorio’ – coordinato da Alessio Crisantemi, direttore di Gioconews.it ed al quale, oltre all’assessore Filippo Beco, ha preso parte l’onorevole Paola Binetti, componente della commissione affari sociali della camera dei deputati; il dirigente della sede di Perugia dei monopoli di stato; Donato Lecci, il vice presidente di Confindustria-sistema gioco Italia, Massimiliano Pucci; il presidente della società concessionaria G.Matica, Matteo Marini.

Un approccio a 360 gradi del fenomeno del gioco pubblico, un’industria che produce risorse per l’erario, posti di lavoro e intrattenimento ma che necessita di un lavoro molto importante da parte degli stakeholders del settore per prevenire eventuali distorsioni tra cui la più importante, il proibizionismo, che significherebbe ottenere l’effetto diametralmente opposto.

Obiettivo: informare Avviando i lavori, l’assessore Beco ha lamentato una mancata partecipazione dal basso. «Il gioco – ha affermato – ha ormai assunto rilevanza sociale e dev’essere affrontato e considerato dallo Stato sulla base delle proporzioni assunte nei diversi territori. Siamo qui per rispondere ad alcune sollecitazioni che ci sono arrivate da amministratori locali che vorrebbero affrontare il tema del gioco che sta proliferando nei loro centri. Inoltre siamo di fronte ad un momento molto importante che vede la Regione Umbria voler legiferare sulla materia del gioco che è però riservata allo Stato. Insomma serviva un incontro del genere e siamo soddisfatti di aver portato a Terni i massimi esponenti del settore”.

I Monopoli di Stato e i dati dell’Umbria  Significativi i dati forniti da Donato Lecci dell’ufficio regionale dell’Amministrazione delle Dogane e dei Monopoli di Stato. «Nella nostra regione sono stati installati 6.000 apparecchi d’intrattenimento, tra slot machines e videolottery. Di questi 1.500 nella sola provincia di Terni. 91 sono le sale dedicate alle video lotterie di cui 61 a Perugia e 30. Sono 370 su 1500 iscritti all’albo regionale dei Monopoli di Stato gli operatori che lavorano nel Ternano. Sono stati effettuati controlli su 1.333 i siti di gioco online. Da gennaio ad oggi sono stati controllati 79 esercizi e 12 apparecchi sono risultati irregolari su 1.500 macchine. Nell’intera regione ci sono 36 punti per scommettitori: 23 per lo sport e 19 esclusivamente per l’ippica. Per quanto riguarda i soldi spesi negli apparecchi di intrattenimento, in provincia di Terni si registra un dato in controtendenza: sono in vantaggio le video lotterie sulle ‘new slot’ con un 60% della raccolta totale degli apparecchi da intrattenimento rispetto alla percentuale nazionale che per le Vlt si attesta sul 25%».

L’onorevole Paola Binetti  «C’è una dimensione virtuosa e dettagliata, ma che ne rivela una natura di fragilità. Più controlliamo più la trasgressione si fa camaleontica e riesce ad aggirare. È fondamentale perciò il lavoro quotidiano, anche attraverso sanzioni pecuniarie ed economiche più che penali. Sappiamo che a regole rigide deve corrispondere altrettanta rigidità nei controlli. Non c’è solo il giocatore patologico, ma anche una struttura patologica votata al profitto. Temi quali l’evasione fiscale e le frodi votate proprio al profitto» ha affermato la deputata di Scelta Civica, Paola Binetti, della Commissione Affari Sociali della Camera. Che aggiunge: «Abbiamo lavorato nelle commissioni parlamentari sul decreto Balduzzi. L’uomo ha nella sua natura il gioco. Il bambino matura giocando e apprende le capacità di sfida proprio giocando. Il gioco deve creare con l’uomo un’alleanza virtuosa e non trasformarsi in un contatto pericoloso. Il gioco ormai è un’industria e crea valori e posti di lavoro. Ma non possiamo chiudere gli occhi sull’aumento delle dipendenze. Ci sono tanti segnali pericolosi da esaminare come i piccoli furti e i contatti con l’usura. Il problema è credere che a propria vita possa avere una svolta grazie al gioco. Questo non è colpa di chi offre gioco, ma di un processo culturale che è diffuso in tutta la società. C’è bisogno di un approccio a 360 gradi sulla prevenzione, non serve a nulla il moralismo e il proibizionismo. Vorremmo che il gioco rimanesse sempre un gioco come dice anche il titolo del mio libro ‘Quando il gioco non è più un gioco e diventa un affare maledettamente serio’», conclude.

Il messaggio della senatrice De Biasi  «La lotta alle ludopatie, al gioco patologico non è solo un problema di risorse, ma di legislazione e, in questo senso, c’è molto bisogno dell’aiuto dei soggetti esterni alle istituzioni che nella società di questo si occupano: dal mercato del gioco, agli operatori sociosanitari, ai regolatori, fino alle agenzie educative come la scuola e la famiglia. Occorre produrre una legislazione che sia cogente sui diversi campi, a partire dalla prevenzione».

Con queste parole la senatrice del Pd, Emilia De Biasi, presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, è intervenuta ‘a distanza’ al convegno di oggi. «Comunque, l’approccio istituzionale o politico – continua De Biasi – a questo tema non può essere di tipo moralistico pari al proibizionismo. In questo modo non si otterrebbe assolutamente nulla e non si responsabilizzerebbero gli attori del gioco. Bisogna, invece, lavorare su una legislazione che abbia come punto chiave il concetto di responsabilità, di mercato, sociale,culturale, individuale. È importante la presenza di servizi ‘forti’ sul territorio, luoghi di prossimità, per garantire l’opportunità di rivolgersi a qualcuno nella propria città, nel proprio quartiere. Per questo i Sert vanno potenziati nella loro funzione sanitaria, in virtù della concezione della salute definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come benessere fisico e psichico».

La parola all’industria A spiegare il ruolo degli operatori del gioco è stato Matteo Marini, presidente della società concessionaria dello Stato G.Matica, che ha sottolineato l’importanza della formazione e dell’adeguata distribuzione del gioco lecito. «Il concessionario deve svolgere un ruolo di cinghia di trasmissione tra politica, pubblica amministrazione e mercato. In una democrazia evoluta, con una pubblica amministrazione evoluta, è essenziale – ai fini del raggiungimento dell’obbiettivo ultimo che non può che essere l’efficienza della cosa pubblica – la collaborazione tra lo Stato, nelle sue diverse configurazioni, e quelle entità private che lavorano per lo Stato e nei settori – come il gioco – dove vige una riserva statale: nel mondo del gioco queste entità sono i concessionari».

Il ruolo delle associazioni degli operatori è quindi fondamentale e Marini aggiunge: «Molti sono i terreni di confronto, relativamente al gioco. Non va dimenticato che il gioco nuoce anche e soprattutto agli operatori e quindi il suo contrasto è tra gli obiettivi principali di chi lavora nella legalità. La comunicazione ai cittadini relativamente alle diverse tipologie di gioco e ai diversi approcci che è opportuno avere deve quindi avere un ruolo centrale».

La proposta Marini inoltre ritiene opportuno che le Vlt «vengano contingentate in luoghi dedicati con un numero minimo di apparecchi. Oggi ci sono sul mercato circa 50.000 Vlt in 6.200 sale. Basterebbe incrementare il numero minimo di apparecchi per sala per ridurre il numero di sale alla metà della metà».

E anche il ruolo dei media trova spazio nel suo intervento: «Occorre una comunicazione corretta, basata su dati oggettivi. Occorre saper leggere i dati: la spesa e non la raccolta sono i dati da prendere in considerazione. Bisogna comunicare che questo settore offre lavoro a 100.000 persone tra diretti e indiretti. Occorre anche riportare in un ambito di razionalità, le affermazioni relative alla dipendenza da gioco come le similitudini con altre dipendenze (tabacco, droghe, alcol) molto più diffuse, ma anche più conosciute e che solo per questa ragione vengono trattate in modo più razionale».

Secondo il presidente di G Matica è inoltre da sottolineare il ruolo della formazione degli operatori. «L’esempio è il corso dei preposti, ma anche il tentativo di creare percorsi di formazione manageriale per soggetti privati ed idealmente anche per quei rappresentanti della Pubblica amministrazione che si trovano a gestire, con diverse funzioni, il settore», conclude.

La voce di Confindustria  «Il gioco lecito ha spezzato l’omertà e consegnando al giocatore un contesto di protezione, che se oggi è ritenuto insufficiente è obbligo di tutti lavorare per rafforzarlo». Secondo Massimiliano Pucci, VIce presidente di Sistema Gioco Italia di Confindustria, “è doveroso porre a premessa di ogni riflessione sul gioco (lecito) la sua distinzione da quello illegale, ancora oggi presente in ‘nicchie di mercato’ e quindi pericoloso per l’utenza e per l’ordine pubblico. Il gioco lecito, oggi, è visto come un problema, talvolta addirittura una forma di ‘aggressione’ ai territori. Non è il caso di polemizzare sulle metodologie attraverso le quali si è costruita la «percezione e la descrizione di questo problema”; è di gran lunga preferibile proporre una visione nuova del gioco lecito, finalizzata a superare le criticità (vuoi quelle percepite, vuoi quelle ‘fatte percepire’, vuoi quelle effettive), dando onestamente atto come tale processo non sia banale, e debba coinvolgere in un lavoro comune sia gli Amministratori Locali sia le Istituzioni Statali. Il frequente dilemma che in molteplici altri convegni e congressi mi è stato prospettato è sempre quello dell’individuazione del punto di partenza. Trovo illuminante sul punto ricordare la frase attribuita a Michelangelo, allorquando gli chiesero come aveva fatto a creare una scultura così perfetta come il David: rispose che aveva semplicemente epurato il blocco dal marmo in eccesso, perché l’opera già risiedeva in esso. Ecco il punto di partenza, quindi, la rimozione del ‘marmo’ in eccesso che circonda il ‘blocco’ del gioco lecito in Italia. Vedere un bar che ospita 8 slot machine è un eccesso da rimuovere. Vedere la concentrazione di sale Vlt, che spesso si contendono i pochi metri di una strada o della rotonda di una piazza, è un eccesso da rimuovere. Vedere i titolari dei punti vendita senza alcuna formazione professionale attinente le cautele e le sensibilità che occorrono per gestire tale offerta di servizio, è un eccesso da rimuovere».

E sui numeri della patologia legata al gioco, Pucci aggiunge: «Affermare la presenza di 3 milioni di malati di gioco, con proiezione dell’estensione epidemiologica del fenomeno in ragione di mezzo milione di persone l’anno (al cospetto delle 7/8mila persone complessivamente assistite dalle strutture sanitarie pubbliche), è un eccesso da rimuovere. Affermare che sei miliardi l’anno sarebbero spesi annualmente dalle strutture sanitarie (a fronte della reale spesa pari a zero) per curare i malati di Gap è un eccesso da rimuovere».

Affermare che la criminalità è ‘padrona’ del gioco lecito, al cospetto di un indice di illegalità di sistema dieci volte inferiore ad ogni altro settore industriale, è un eccesso da rimuovere. Se iniziamo a rimuovere ‘il marmo’ in eccesso che copre quello di buono che il gioco lecito può dare alle società e ai territori (occupazione, luoghi di aggregazione, mantenimento delle attività commerciali), anche la risoluzione delle criticità diventa possibile, perché ci si propone di creare e non di distruggere. Secondo me è questo l’insegnamento di umiltà che Michelangelo ha inteso consegnare alla storia e che mi permetto di non far cedere nel vuoto. Se è quindi compito dello Stato, e non vedo di chi altri, garantire alla cittadinanza un accesso al servizio gioco sicuro – lecito – controllato – informato – spiegato – eventualmente assistito da istanze di cura sanitarie se malauguratamente assunto in eccesso, il compito di ogni Istituzione dovrebbe essere quello di contribuire a creare e non distruggere. Ecco il gioco lecito di oggi è un po’ come quel blocco di ‘odioso marmo’ che per taluni va disintegrato per il peso che porta, mentre basterebbe proporsi di ‘scoprire’ una nuova visione del gioco lecito per trasformare quell’oggetto in una risorsa per i territori».

Le Asl locali  «Il tema del gioco pubblico e della sua regolamentazione è senza dubbio complesso e di difficile trattazione e per questo necessita di una conoscenza e quindi studio del fenomeno ma anche una interlocuzione con il mondo del gioco». E’ quanto afferma la dottoressa Fabrizia Bianchi dell’Asl 4 di Terni intervenuta nell’appendice finale del convegno della Provincia di Terni sul gioco. Dati in crescita anche su Terni con fenomeni anche singolari e tutti da analizzare.

«È importante che il sistema sanitario di faccia carico di questa materia intervenendo sul tema delle dipendenza sia in termini di prevenzione ma anche e soprattutto di cura. Per questo è meritevole di attenzione il dibattito promosso questa mattina dalla Provincia di Terni e il percorso avviato che speriamo possa coinvolgere anche i Sert che si stanno occupando del recupero dei giocatori patologici e gli stessi ex giocatori», conclude.

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