di F.T.

«Quel concorso è stata una vera beffa ma io non mollo». A Paolo (il nome è di fantasia), 27 anni di Terni, militare in congedo, bastano poche parole per spiegare l’amarezza e il senso di una battaglia che, dopo tanti mesi e una sentenza favorevole del Tar del Lazio, potrebbe concludersi positivamente.

La storia A novembre del 2011 sulla Gazzetta ufficiale, il ministero della Difesa pubblica un bando di concorso destinato ai militari in servizio e ai cosiddetti ‘Vfp1’, i volontari in ferma prefissata di un anno. In pratica 2.900 militari, suddivisi in due immissioni da 1.450 unità, hanno la possibilità di essere arruolati nell’esercito per 4 anni. C’è chi la definisce ‘l’anticamera dell’assunzione’. A dicembre, il numero dei posti disponibili viene ampliato ulteriormente, con il primo blocco che passa da 1.450 a 1.924 unità. E le speranze crescono.

Tutto vano Nel frattempo Paolo si prepara, supera il test scritto e riesce ad entrare fra i primi 3 mila. È da questo gruppo che, attraverso prove fisiche e psicoattitudinali, verranno selezionati i 1.924 militari del primo blocco. Il giovane si disimpegna bene e quando a giugno del 2012 arrivano i risultati, esulta: «Sono arrivato 1.675esimo, ce l’ho fatta!». La doccia fredda è della peggior specie: in fondo alla graduatoria c’è una postilla che più o meno recita così: ‘i posti sono stati ridotti da 1.924 a 1.375, gli esclusi verranno utilizzati come riserve per eventuali scorrimenti di graduatoria’. Potete immaginare.

Le domande «Se questo taglio era stato deciso da mesi, come mai – attacca il giovane – siamo stati chiamati in 3 mila per svolgere le selezioni? E poi, molti degli ammessi hanno rinunciato al posto, dopo aver vinto il concorso in Polizia, ma nessuno dei 600 esclusi è stato mai chiamato. Ci sembra assurdo». Il decreto che ‘giustifica’ il taglio, viene pubblicato ad agosto sulla Gazzetta ufficiale, un paio di mesi dopo la chiusura del concorso. A quel punto Paolo e altri 71 colleghi decidono di rivolgersi a un avvocato della Federconsumatori e parte il ricorso al Tar del Lazio.

Prima vittoria Nel frattempo il ministero della Difesa, ad inizio 2013, pubblica un altro bando, questa volta per 2 mila posti, analogo in tutto e per tutto al precedente: «Ma se siamo stati ‘tagliati’ in 600 per una ragione di costi – osserva Paolo -, dove hanno preso le risorse per altri duemila posti?». Il ricorso intanto va avanti e a luglio dello scorso anno, il Tar dà ragione agli ‘esclusi’. Una prima vittoria, in attesa del pronunciamento definitivo del consiglio di Stato, atteso per i primi mesi del 2015.

Intanto Paolo, oltre alla battaglia legale, continua a partecipare ai concorsi: «In un modo o nell’altro ci riuscirò, l’esercito è la mia vita e la mia passione. Voglio che diventi il mio lavoro». La riflessione finale mette a nudo le contraddizioni – per non dire le ingiustizie – di un’Italia cara ai burocrati e a una certa politica: «Siamo stati tagliati in 600, tutti giovani e con uno stipendio che non arriva neanche a mille euro al mese. ‘È la spending review’ ci hanno detto. Bella spending review, quella che mette in ginocchio le speranze di ragazzi che si sbattono per trovare un posto di lavoro. Il risultato è un piccolo risparmio per lo Stato e tante speranze deluse. Ma non ci pensano al futuro?».

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