di Massimo Colonna
Nuovo incontro a distanza di due settimane in Comune con i rappresentanti delle famiglie delle persone con disabilità. Il tavolo è stato convocato dalla seconda commissione consigliare di Palazzo Spada e ha ripreso il lavoro di confronto avviato nelle scorse settimane con la partecipazione dell’assessore al Welfare Cristiano Ceccotti.
La piscina Diversi i temi affrontati in commissione, anche alla luce di un nuovo documento stilato dai rappresentanti delle associazioni Insieme per te, Un volo per Anna, Unmil e Cip (Comitato italiano paralimpico) e i gruppi aderenti alla Fish, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap. La novità principale riguarda l’annuncio dell’assessore Ceccotti in merito al servizio di attività motoria in acqua, svolto fino all’anno scorso nella piscina di viale Trieste.
Le verifiche «Abbiamo portato avanti nuove verifiche con la struttura – ha spiegato l’assessore – e quello che posso dire è che il servizio sarà inserito di nuovo nella programmazione del 2020». «L’attività motoria – ha spiegato la rappresentante dell’associazione Un volo per Anna – nella piscina di viale Trieste è un servizio molto importante per noi. Dopo che è stato sospeso, possiamo dire che i ragazzi con disabilità non hanno in città alcuna struttura dove poter andare in piscina, né in estate né in inverno. E questo è un problema pesante. Noi ci siamo mossi e abbiamo chiesto, ma in molti casi ci rispondono che mancano i fondi per attrezzare la piscina con i dovuti sollevatori per i nostri ragazzi». In viale Trieste la struttura è di proprietà della Provincia che, che dunque dovrà essere della partita insieme alle altre istituzioni, Comune e Usl. Per il Comune dunque dal prossimo anno il servizio tornerà a funzionare.
I criteri Durante la discussione sono emerse anche le altre istanze che le associazioni hanno presentato alla giunta Latini. «Ci aspettiamo che tutte le decisioni che riguardano questo settore – come si legge nel documento presentato in commissione – seguano quattro criteri: equità, appropriatezza, sostenibilità e libertà di scelta. Chiediamo un’immediata e condivisa definizione di regole di partecipazione, per garantire a tutto il movimento associativo un ruolo rilevante nella definizione delle politiche, della programmazione e realizzazione degli interventi. La disponibilità a garantire singole prestazioni infatti non può di per sé essere considerata una soluzione se non ricondotta a un progetto personale, progetto che non può più essere una semplice somma di prestazioni, spesso frammentarie e non finalizzate. Serve dunque spingere nella direzione del ‘Progetto di vita’, ossia un piano personalizzato che punti all’inclusione sociale e all’esercizio dei diritti fondamentali, anche attraverso una valutazione multidimensionale, per un preciso riconoscimento della condizione di disabilità».
@tulhaidetto
