foto archivio

di M.To.

Polemiche e proposte, tanto per chiudere l’anno nel rispetto della tradizione. La polemica, forte, è quella relativa alla fontana di piazza tacito, mentre la proposta si riferisce al possibile riuso dell’aera di piazza del Mercato.

La fontana Il progetto di recupero della fontana, che vede impegnata al fianco del Comune la fondazione Carit, è in pieno svolgimento, ma il problema – grave – è rappresentato dalla, temuta e forse diventata realtà, impossibilità di recuperare i preziosi mosaici di Corrado Cagli che ne sono una delle caratteristiche principali.

Il degrado Anni di mancata protezione e manutenzione – ma anche di ‘maltrattamenti’ da parte dei cittadini, che hanno spesso scambiato la fontana per un cassonetto dei rifiuti – hanno determinato quella che, secondo Italia Nostra, è una situazione drammatica: «Se ci ritrovassimo davvero di fronte a una soluzione dolorosa, come quella di un mosaico da ricostruire – una copia o, peggio ancora, un dispendioso falso – sarà il momento di chiedersi, senza polemiche, se la fontana in sé rappresenti ancora un ‘simbolo’ della città o vada annoverata come un’opera desueta. Se la risposta pende sulla prima soluzione, allora dovremo fare di tutto per restituire la forma ideale al monumento, che però dovrà godere di maggior rispetto a cominciare dallo spazio che lo circonda, piazza Tacito, talmente deprimente da costringere qualsiasi amministrazione ad un pronto ripensamento in seno alla valorizzazione delle testimonianze architettoniche che lo compongono»

Il mercato L’area sta nel pieno centro della città, è oggetto di un lungo e controverso percorso che doveva portare il vecchio mercato coperto nelle mani di un gruppo imprenditoriale locale, ma che invece sta solo determinando il degrado progressivo dell’edificio. L’associazione ‘Terni città futura’ – che si è fatta ‘lista civica’ in vista delle prossime elezioni amministrative – ha il ‘suo’ progetto di recupero.

Il progetto Messa a punto dagli architetti Gismondi, Savarese e Ceccobelli, la proposta, spiega Michele Rossi, di ‘Terni città futura’, «è incentrata sull’idea di recupero e non di demolizione. Recupero per una serie di evidenti convenienze, non solo di ordine economico. Recupero per ridare alla città un suo centro catalizzatore d’integrazione e interscambio sociale, culturale ed economico; per non vendere lo spazio pubblico (realizzazione di un project financing e non una cessione completa) ; per ridare alla città un simbolo in cui riconoscersi; perché l’edificio è di rilievo, architettonicamente importante e in buono stato di conservazione; perché i mercati cittadini hanno senso al centro della città e non ai margini del centro (e dunque ritorno degli operatori ora ‘esiliati’ nel cubo arancione)».

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