di Fabio Toni
Il saluto della città e delle sue istituzioni a monsignor Vincenzo Paglia, per 12 anni pastore della diocesi di Terni, Narni e Amelia. ‘Don Vincenzo’, come lo ha affettuosamente chiamato il sindaco Di Girolamo, ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Terni ed è pronto a ricoprire a tempo pieno l’importante incarico di Presidente del pontificio consiglio per la famiglia in Vaticano.
Legato a Terni Un ruolo che l’arcivescovo Paglia intende svolgere con la consueta passione, senza intaccare il legame con la città dell’acciaio. «Quando fui nominato vescovo – racconta monsignor Paglia – dovendo scegliere un motto, scelsi ‘gaudium et spes’ per il profondo legame con i contenuti del concilio vaticano secondo. A Terni posso dire che le gioie e le speranze della comunità, al pari delle tristezze e delle angosce, sono state sempre condivise dal vescovo che le ha fatte proprie in ogni momento».
AUDIO – Intervista saluto a monsignor Paglia
Malati prima di tutto Prima della cerimonia in comune monsignor Paglia ha visitato l’ospedale cittadino: «I malati vengono prima della cattedrale e del culto. Ho sempre concepito il mio essere pastore come impegno per il bene di tutti». Un ministero appassionato, dai forti tratti ‘paterni’: «Non volevo stare in sagrestia e in chiesa, così ho invaso ogni campo del vivere quotidiano. Non certo per potere, ma per pura e semplice passione. Senza porre limiti alla dialettica».
Vescovo emerito Vincenzo Paglia resterà vescovo emerito di Terni, Narni e Amelia, visto che non è stato assegnato ad altre diocesi: «Vi lascio con quello che è stato il modo di amare la città: il bene della chiesa di Terni non è quello di sé stessa, ma della città intera e questo vale per tutti». Infine una battuta sull’incarico di presidente del consiglio ministero della famiglia in Vaticano: «un compito che fa tremare i polsi – spiega – il tema della famiglia è gigantesco ma non va affrontato in maniera settoriale e astratta. Riguarda la casa, l’educazione dei bambini, l’assistenza agli anziani, il problema del lavoro. E anche la dignità della donna. Le donne non vogliono essere rinchiuse né proiettate altrove senza un sostegno. Serve un equilibrio che ancora non è stato trovato».
Città e chiesa La cerimonia è stata aperta dai saluti del presidente del consiglio comunale Giorgio Finocchio. Poi è stata la volta del sindaco Leopoldo Di Girolamo che ha ricordato la prima visita di monsignor Paglia in consiglio comunale: «Fu un fatto inusuale che ricordo con grande piacere. Fece subito capire che il confronto avrebbe animato il suo stile, nel segno della più totale autonomia e di una forte volontà di cooperazione». Una condotta che ha permesso al vescovo di «unire chiesa e città, migliorando entrambe».
Vicino ai lavoratori Il primo cittadino ha anche ricordato l’impegno di monsignor Paglia su alcuni fronti-chiave: dal lavoro alla solidarietà in favore di tanti bisognosi, passando per l’arte e la cultura. Il saluto, altrettanto affettuoso, è giunto anche dal presidente della provincia Feliciano Polli («dodici anni che resteranno nella memoria di ciascuno di noi, anche per la forte coesione sociale») e dal presidente del consiglio regionale Eros Brega.
Nostalgia dell’Umbria Analogamente la governatrice Catiuscia Marini ha ribadito il senso di «un saluto che non è un addio», sottolineando la comunione di valori fra l’Umbria e Vincenzo Paglia, nel francescanesimo e nei significati più profondi di San Benedetto da Norcia. La Marini ha ricordato l’impegno del vescovo su alcuni fronti cruciali: «Nella gestione dei flussi migratori, dove abbiamo sperimentato un nuovo modello di accoglienza, nella solidarietà e sulle questioni del lavoro». La governatrice ha fatto anche intendere un interessamento diretto di monsignor Paglia sulla questione rappresentata dalla fusione fra Tk-Ast e Outokumpu su cui pende il giudizio dell’atitrust europeo: «un interessamento silenzioso e lontano dai clamori dei media», lo ha definito la Marini. Infine una battuta diretta: «torni nel Lazio in giorni non felicissimi per quella regione (chiaro il riferimento all’attualità, ndr) e chissà, magari un giorno ti verrà nostalgia di questa nostra Umbria francescana».


ma quante belle parole in dodici anni abbiamo avuto il piacere di sentire!!!
ora ci meritiamo un Vescovo che ci testimoni realmente, con i fatti, l’Amore di Cristo.
buon lavoro all’uscente, che il Signore gli dia la forza anche di “essere” e non solo di “DIRE”.